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  VALTER TARANZANO 22 APRILE 2010

Valter Taranzano (Federazione Distretti Italiani)
al seminario Cnel sulla crisi: “Le Pmi meridionali
devono fare un salto di qualità con l’innovazione
tecnologica e i distretti possono favorire questo processo”


Mestre, 22 aprile 2010



Cosa fare per rimanere competitivi nel nuovo contesto post-crisi globale? A questa domanda ha cercato di rispondere ieri il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro con un seminario al quale erano state invitate le parti sociali impegnate in questo momento di difficoltà. Tra queste, Valter Taranzano, presidente della Federazione dei Distretti Italiani, che, per la prima volta in questo contesto, ha rappresentato il mondo distrettuale e quindi delle piccole e medie imprese. Il seminario aveva come punto di partenza uno studio del Cnel sul rapporto tra politiche economiche per la competitività e ciclo economico, al fine di cogliere i punti di forza e debolezza del sistema produttivo italiano. Uno stadio che ha evidenziato un abbassamento della produttività e della competitività media del sistema Italia. Abbassamento che spiega, almeno in parte, le ragioni per le quali, pur ottenendo buoni risultati sui mercati internazionali, il tasso di crescita dell’economia è sistematicamente inferiore a quello dei nostri competitori.
Le difficoltà registrate nel corso del 2009 hanno inoltre evidenziato la necessità per l’Italia di introdurre politiche economiche anticicliche, basate sia sul sostegno della domanda interna, sia su politiche industriali di accompagnamento all’introduzione delle innovazioni nelle Pmi.
Dal canto suo e dei distretti, Valter Taranzano ha presentato uno studio sugli stessi argomenti della ricerca Cnel, calati però nella realtà distrettuale, con dati e numeri provenienti dall’Osservatorio Nazionale Distretti Italiani, gestito dalla Federazione attraverso il monitoraggio di ben 92 aree produttive territoriali.
Secondo lo studio, i risultati concordano.
Il rapporto Cnel segnala che le regioni Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Marche da sole producono oltre il 56% del reddito nazionale.
“Non a caso, in queste regioni c’è il più alto concentramento di distretti”, ha osservato Taranzano.
Inoltre, il rapporto Cnel evidenzia ancora una volta il gap produttivo ed economico tra Nord e Sud dell’Italia. Isolando però tre regioni (Campania, Puglia e Sicilia) che danno il maggiore contributo alla produzione industriale nazionale, anche se la quota (11,5%) è inferiore a quella del solo Veneto.
“E proprio in queste tre regioni i distretti danno segnali di vitalità”, ha puntualizzato Taranzano.
Proprio sul Meridione, Taranzano ha focalizzato la sua conclusione: “I distretti più innovativi hanno oggi la possibilità di svolgere un ruolo di accompagnamento all’innovazione tecnologica delle Pmi meridionali, in quanto può rappresentare lo stakeholder in grado di favorire la relazione tra operatori industriali, attori della ricerca e istituzioni”.
“I distretti - ha chiuso Taranzano - possono svolgere il ruolo di accompagnamento verso l’innovazione delle Pmi meridionali grazie alla massiccia presenza di imprese leader di media dimensione e promuovendo, attraverso la Federazione Distretti Italiani, il trasferimento delle best practice dai distretti d’eccellenza”.
Il presidente del Cnel, Antonio Marzano, si è dimostrato molto interessato a seguire questa evoluzione del mondo distrettuale.

 

Aprile, 2010

 

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