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   Manifesto


Politiche industriali e sistemi locali di imprese

I sistemi locali e lo sviluppo del paese

Questo documento, che si rivolge ai responsabili delle politiche economiche e richiama la loro attenzione sulla rilevanza dei processi di sviluppo endogeno che si sono svolti in molte aree del nostro paese, nasce dalla collaborazione tra un gruppo di queste aree.

I "sistemi locali" hanno svolto e svolgono un ruolo importante nello sviluppo del nostro paese. Il loro contributo alle attività economiche è stimato nel 20/25% del prodotto interno lordo e dell'occupazione; la loro quota sul totale delle esportazioni italiane è superiore al 25%. Tuttavia, i problemi specifici e le potenzialità in termini di occupazione di queste realtà locali non hanno trovato adeguato riconoscimento presso il mondo politico.

I sistemi locali sono caratterizzati da una pluralità di settori e da modi di organizzare la produzione diversi tra loro. Tra questi i più noti sono i "distretti industriali " anche perché si presentano con una identità forte, associata a pochi elementi: la specializzazione in un settore manifatturiero, la divisione del lavoro tra le imprese, l'alto grado di imprenditorialità e la compenetrazione tra la vita sociale e quella economica.

Il "Club dei distretti industriali" è stato costituito nel 1994 per colmare il vuoto di rappresentanza degli interessi specifici di queste realtà. Gli scopi del Club consistono nel:

  • creare un network tra operatori dei distretti per favorire lo scambio di informazioni e di esperienze su problemi comuni;

  • conferire maggiore visibilità al ruolo svolto dai distretti industriali nel sistema economico nazionale;

  • sostenere gli interessi dei distretti presso il governo nazionale e l'U.E;

  • promuovere ricerche e studi sui distretti industriali.

Mentre maturava l'idea di creare il Club, il Parlamento decideva di trasferire alle Regioni potere di intervento sui distretti industriali (L. 317/91). In questo lasso di tempo sono state disattese le speranze che, nel libro delle politiche industriali del nostro paese, trovasse posto finalmente un capitolo dedicato ai distretti industriali.


 

Politiche di sviluppo e territorio

La proposta del Club si inserisce nella prospettiva più generale della ridefinizione degli assetti dello Stato con il trasferimento di una parte delle funzioni amministrative verso le Regioni e il sistema delle autonomie locali.

Il tessuto industriale italiano è troppo articolato e variegato per costituire oggetto di interventi di carattere generale.

Come dimostra un'ampia casistica di esperienze maturate in varie Regioni, i problemi che i distretti si trovano a gestire sono spesso diversi tra loro; in alcuni casi riguardano la formazione professionale, in altri la depurazione delle acque utilizzate dalle imprese o lo smaltimento dei rifiuti, in altri ancora l'immagine delle produzioni locali o la predisposizione di aree per nuovi insediamenti industriali.

Inoltre, una parte rilevante degli interventi che potrebbero essere adottati a sostegno dei distretti è costituita da servizi mirati di formazione e informazione, di supporto allo sviluppo di attività innovative e di potenziamento dei fattori di attrattività delle singole aree; sono tutti servizi che richiedono una profonda conoscenza delle dinamiche locali.

L'unico modo per affrontare in modo efficace tanti problemi diversi sta nel conferire potere di proposta e di intervento direttamente alle circoscrizioni territoriali.

La richiesta fondamentale che, come operatori dei distretti, rivolgiamo al mondo politico consiste nello spostare in modo netto e radicale le decisioni di intervento dai livelli centrali e regionali a quelli locali.

Questo criterio di base non riguarda solo i "distretti industriali" ma si estende a tutti i "sistemi locali" del paese e configura un nuovo approccio alle politiche industriali basato sul territorio e sulla responsabilizzazione della comunità delle persone che vi risiedono.


 

Un nuovo modo di fare politica per l'industria

I criteri fissati dal Ministero dell'Industria per identificare i distretti industriali (DM del 21/4/93) si sono rivelati macchinosi e di difficile attuazione; questo ha frenato l'azione delle Regioni che, nonostante i poteri attribuiti dall'art. 36 della Legge 317, non sono riuscite a imprimere una svolta nei programmi di intervento a favore dei distretti.

Il trasferimento dei poteri di intervento dai livelli centrali e regionali a quelli locali costituisce la premessa di una nuova politica di sviluppo.

L'identificazione dei sistemi locali come livello più appropriato per gli interventi di tipo economico non segue necessariamente parametri di tipo statistico ma si attiene a criteri geografici, storici e culturali.

Le politiche per lo sviluppo devono avere come referente primario le comunità delle persone che operano nella stessa porzione di territorio e che sono unite da una comune identità; a loro deve essere riconosciuta la possibilità di affrontare i problemi che hanno di fronte nel modo più opportuno.

I sistemi locali devono mobilitare le risorse e le energie di cui dispongono per concorrere alla realizzazione dei programmi di sviluppo; ma occorre che questi possano accedere in misura congrua a strumenti finanziari regionali e nazionali e collaborare con le Università, i centri di ricerca (CNR, Enea, ... ) e la Pubblica Amministrazione (Ministeri, ICE).

Per assicurare maggiore respiro alle politiche per i distretti occorre integrare i piani di sviluppo locale con i programmi comunitari e con gli altri interventi nazionali e regionali per la formazione, per l'occupazione, per l'innovazione, per l'internazionalizzazione.

L'integrazione tra programmi comunitari, nazionali e regionali, da un lato, e programmi locali, dall'altro, dovrebbe premiare la capacità di:

  • mobilitare le risorse, l'intraprendenza e la fantasia dei distretti;

  • definire progetti originali e innovativi;

  • potenziare la dotazione di infrastrutture di base e dei beni collettivi dei distretti.


 

La sfera di intervento a livello locale

La svolta, qui auspicata, nelle politiche industriali e territoriali del nostro paese segue il criterio di sussidiarietà ed inizia con la possibilità di istituire, in ogni sistema locale o distretto, un luogo riconosciuto ufficialmente dalle Regioni deputato all'analisi e alla progettazione degli interventi.

I distretti industriali sono ben organizzati sul piano civile; hanno raggiunto un discreto livello di sviluppo; al loro interno il tessuto delle relazioni civiche è ricco; tra gli operatori c'è fiducia reciproca e questo agevola la ricerca di accordi su obiettivi comuni.

I luoghi di progettazione delle politiche dei distretti non configurano una nuova entità amministrativa che si aggiunge a quelle già esistenti. Il loro campo di azione è di tipo progettuale e di rappresentanza degli interessi locali nei confronti delle Regioni, dello Stato e dell'U.E.

All'interno di questa cornice funzionale, i singoli sistemi locali decideranno che forma dare ai rispettivi organi di progettazione (agenzie), la cui autorità sarà espressione dei territori nelle loro diverse configurazioni.

In questo senso, nei distretti rappresentati al suo interno, il Club si impegna a promuovere in via sperimentale la costituzione di organi di progettazione e di intervento a livello territoriale come base di confronto per la definizione di un appropriato quadro normativo regionale in materia di sviluppo territoriale.

 

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