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- SCHEDE DEI DISTRETTI -

Fermo, 21-22 maggio 2003

Il Distretto Industriale di Fermo: le scarpe

IMPRESSIONI A CALDO

In Italia, i distretti che si occupano di calzature sono diversi, dislocati soprattutto tra Marche, Toscana e Veneto, - quest’ultimo possiede la tradizione più antica in quanto le prime congregazioni di artigiani risalgono al 1260 -: insieme producono qualcosa come 480 milioni di paia all’anno portando il nostro paese al secondo posto, subito dopo la Cina, nella graduatoria mondiale dei produttori.
L’80% del prodotto viene poi esportato sui mercati esteri che apprezzano particolarmente la qualità italiana. In questo settore si annovera anche uno dei casi celebri di distretto scomparso nel senso di riconvertito, il distretto della calzatura di Vigevano, cittadina molto famosa proprio per le scarpe che oggi è passata a produrre macchine di servizio per la produzione di calzature. I Distretti Industriali della calzatura sono per lo più specializzati: ad esempio, a Montebelluna in Veneto si fanno le calzature sportive, a Riviera del Brenta, sempre in Veneto, le scarpe di lusso, specialmente femminili, a Fermo, nelle Marche, meta del nostro viaggio alla volta delle scarpe, si fanno soprattutto calzature da uomo e per i bambini.

Nonostante la stagione, arriviamo a Fermo insieme ad una perturbazione che ci scarica addosso acqua e aria fredda. Notiamo, arrivando da nord, il paesaggio della campagna marchigiana che ci pare molto ordinato: i campi di grano, i filari di viti, le abitazioni rurali in pietra, addirittura gli incolti sono tanto curati da essere paragonati al paesaggio svizzero. Fermo, in provincia di Ascoli Piceno, si trova a pochi chilometri dal mare, tra colline delicate: il Distretto è dislocato in una galassia di piccoli comuni e frazioni dove, passando in macchina sulla provinciale, capita di leggere tipologie di aziende davvero sconosciute: tomaifici, fustellifici, formifici. Scopriremo da lì a poco che chi fa scarpe, ordinariamente non possiede l’intera filiera produttiva ma si appoggia, per alcune fasi, ad aziende specializzate per rispondere rapidamente alle esigenze di mercato.

Nel fermano, tutto è cominciato nella seconda metà del secolo scorso, sulla direttrice di sviluppo della cosiddetta “terza Italia”, quella che industrialmente si svegliò dagli anni ‘50 in poi e che geograficamente abbraccia la riviera adriatica centro-meridionale fino a comprendere il tacco della penisola e il golfo di Otranto.
Per lo sviluppo del Distretto fu molto importante, ci hanno spiegato, la realtà socio-culturale del posto: infatti, l’agricoltura, particolarmente ricca del territorio permise alle famiglie di distaccare forza lavoro, destinandola alla produzione, prima artigianale, poi industriale, per cui il rischio di impresa venne assorbito senza grossi traumi sociali consentendo uno sviluppo piuttosto rapido del settore.

La prima azienda che andiamo a conoscere, la Zintala di Silvano Lattanzi, si occupa di calzature di lusso da uomo: stupisce vedere una produzione pressoché ancora artigianale in cui le calzature vengono fatte in 8 settimane perché, oltre al regolare tempo di assemblaggio, occorre anche quello di invecchiamento, al pari di alcuni prodotti enogastronomici. Si tratta di una formula di successo che il mondo, ovviamente quello che può permetterselo, apprezza: del resto, troviamo molto bello sia il contesto, una villa su due livelli molto elegante con una vista sulla collina, che la vasta e colorata collezione di scarpe che possiamo ammirare guidati dallo stesso Lattanzi.

Al di là della produzione di lusso, veniamo però a sapere che il Distretto, al pari di tanti altri, versa in condizioni di crisi, soprattutto per la concorrenza estera, cinese prima di tutto: la ricetta che si vuole perseguire, è principalmente la ricerca di nuovi sbocchi di mercato (Europa dell’Est, Brasile). La crisi però possiede anche un connotato generazionale: stando a quello che sentiamo, sembra che i giovani, nonostante da queste parti si annoveri un istituto tecnico professionale sul calzaturiero che ha fatto addirittura da modello al più famoso ITI Natta di Padova, non sembrano volersi impegnare, al pari dei padri, nelle aziende di famiglia. Il fenomeno non è certo nuovo ma è più interessante da osservare in un distretto che si trova alla seconda generazione e possiede tradizioni storiche - musei e monumenti, retaggio dell’antichità romana e dell’eredità del vecchio Stato della Chiesa - artistiche - un famoso conservatorio musicale e un museo di arte moderna - università, e, forse, ancora tanti spazi di crescita.

Prima di lasciare Fermo, andiamo a visitare anche un’azienda che produce scarpe per bambini: ci occorreva vedere qualcosa di più rappresentativo del Distretto, nel senso di più comune. La fabbrica che ci ospita, si trova decisamente in un’area industriale, di recente formazione, a giudicare dalle strutture: si tratta di costruzioni però non invadenti o pesanti sul paesaggio ma ben inserite in esso, seguendo un po’ il copione non scritto di altre realtà distrettuali d’Italia. Personalmente, trovo molto forte il contrasto tra la fabbrica di lusso con gli artigiani che cuciono le suole ancora a mano, e la catena di montaggio dove arrivano le suole con le cuciture già fatte o finte e sulle quali le tomaie vengono incollate. Probabilmente si tratta di un effetto dovuto alle differenze notevoli tra i due stili, un po’ come le illusioni ottiche ottenute con i contrasti cromatici, ma non posso non pensare che, nel passaggio da ieri a oggi, a furia di ricercare il mercato e la crescita continua, forse ci siamo lasciati indietro la nostra risposta creativa, la capacità italiana di inventare e reinventare, di mettere nei nostri prodotti un po’ di noi stessi.

 

 
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