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- SCHEDE DEI DISTRETTI -

Novara, 27 maggio 2003

Il Distretto Industriale del Cusio - Valsesia: rubinetteria - valvolame

IMPRESSIONI A CALDO

Il Piemonte Nord-Orientale è stato definito da qualcuno il “Nord-Est del Nord-Ovest”, perché l’asse che raccoglie le zone a cavallo della provincia di Vercelli (Valsesia) e di Novara (Cusio), ha mostrato un dinamismo nell’export e nell’utilizzo mondiale della materia prima di riferimento nel distretto (ottone): si parla di oltre 1 milione di euro di fatturato, 6000 addetti distribuiti in un centinaio di aziende. Qui vengono fusi, stampati, cromati, assemblati i rubinetti e le valvole del mondo. Aziende come la Giacomini, la Caleffi, la Cimberio, la Vir che producono valvole e aziende come la Paini, la Zucchetti, la Nobili, la Ottone e Meloda che fanno rubinetteria sanitaria.

Il Distretto, come al solito per la nostra esperienza distrettuale, è ospitato in una terra verde e amena come il lago d’Orta e la valle che da questo si spinge verso la Valsesia: da Valduggia, non lontana dalla strada per la Valsesia, il nostro itinerario ci porta a San Maurizio d’Opaglio, capitale mondiale del Rubinetto. Le strade che percorriamo, sono sempre immerse nel verde: non ci sono grandi capannoni o se ci sono, sono comunque inseriti nel paesaggio e non abbiamo mai l’impressione di essere in un area da industria pesante.

A Valduggia, incontriamo l’Ing. Rizzio, titolare di una delle aziende leader del settore delle valvole a sfera, la VIR: apprendiamo molte informazioni importanti sul Distretto e sul prodotto valvola. I primordi dell’attività risalgono niente meno che a più di 500 anni fa, quando, nella zona, si sviluppa e perfeziona, generazione dopo generazione, l’abilità artigianale della fusione del bronzo per produrre campane. Sono le famiglie di questi mastri artigiani che conservano il segreto, tramandandoselo.
Quando, poi, il mondo presenta segni di saturazione di mercato per le campane, nel 1890, da un ramo cadetto di una di queste famiglie, viene l’idea di utilizzare questa maestria per qualcosa di più profano.

L’abilità nel trasformare e nel fondere le leghe di ottone e bronzo, che risulta ancora insuperata nonostante i tentativi di contraffazione, porterà all’attenzione mondiale questo piccolo stato economico la cui capitale non conta che poche migliaia di abitanti, di cui la maggior parte impiegate nel settore.
Le valvole sono utilizzate nell’industria idrotermosanitaria, mentre i rubinetti vanno da quelli casalinghi e di lusso fino a quelli per uso industriale.
La produzione si presenta per lo più a forte meccanizzazione e abbiamo occasione di ammirare i bracci meccanici che, con movimenti fluidi, lavorano e ordinano, come gioielli, le sfere delle valvole, i sofisticati disegni eseguiti dalla computergrafica.

A San Maurizio d’Opaglio, presentiamo il progetto Arte e Impresa e, dopo pranzo, visitiamo il Santuario settecentesco della Madonna del Sasso che possiede un belvedere mozzafiato. Da lì, la giornata ci assiste, dominiamo il lago d’Orta per tutta la sua lunghezza, da Omegna a Gozzano, e vediamo dall’alto l’intera area produttiva del rubinetto: risulta chiaro che sono stati rispettati gli aspetti naturalistici e paesaggistici, le fabbriche sorgono per lo più sul versante occidentale del lago, più ripido e meno esposto al sole e, quindi, meno abitato, quello che probabilmente San Giulio non toccò quando, con il suo mantello magico che gli consentiva di navigare il lago, andò a bonificare dai serpenti l’isola che da allora porta il suo nome.

La visita prosegue alla Ottone e Meloda, azienda leader del rubinetto, sempre a San Maurizio d’Opaglio. Quasi tutta la filiera produttiva è qui rappresentata e abbiamo modo di vedere i forni di fusione, lo stampaggio dei pezzi, l’assemblaggio e l’imballaggio dei rubinetti: sorridiamo nel vedere prodotti destinati ad altri paesi come i rubinetti con i pomoli in cristallo svarosky. E’ interessante sapere che parte della lavorazione, la pulitura dei pezzi, ad esempio, viene svolta da piccole aziende spesso familiari presso le stesse abitazioni di residenza: dà l’idea di una comunità viva e partecipe della ricchezza che si produce.

Restiamo poi sbalorditi nell’apprendere il livello di efferatezza cui è arrivata la concorrenza dall’estero che, non più paga di copiare solo il prodotto, passa alla riproduzione degli imballaggi o addirittura si appropria del nome e del volto dei proprietari delle aziende spacciandoli per cotitolari o collaboratori: ci sembra un fenomeno da studiare più attentamente anche solo per capire che cosa si vuole dai nostri prodotti, oltre a togliere loro mercato, e se il Made in Italy sia davvero replicabile.

La giornata termina al Museo del Rubinetto con sede provvisoria presso il Municipio di San Maurizio d’Opaglio: accanto alla storia mondiale dei rubinetti e delle condutture abbiamo modo di apprezzare i rubinetti trasparenti di plexiglas, che hanno sapore di futuribile.

 

 
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