Da
www.cna.it
"Etica e creatività
salveranno il made in Italy"
Dalla prossima settimana entra nel vivo il progetto ‘Arte e impresa’
Un gruppo di osservatori monitorerà la realtà di sei distretti italiani
Ma c’è un metaforico filo che lega
Cittadellarte, i distretti italiani e il...sushi? (Sì, il sushi!). Forse no, ma
la domanda non è oziosa se si considera quanto dichiarato recentemente da
Daniele Tirelli, vicepresidente AcNielsen, che, per fotografare icasticamente
il mutamento antropologico del consumatore medio, ha fatto proprio l’esempio
del piatto giapponese che piace ma le cui implicazioni etiche (nulla di più
antiecologico della pesca giapponese) gettano il consumatore in un dilemma
profondo. Insomma, sta nascendo un consumatore nuovo, etico e consapevole e ad
esso guarda infatti con attenzione, nella complessiva opera di promozione
responsabile del made in Italy, il progetto Arte e Impresa, uscito dalla testa
geniale di Michelangelo Pistoletto e portato avanti proprio da Cittadellarte e
dal Club dei Distretti. Insomma, il sushi evocato da Tirelli, è una metafora
per dire che l’etica e soprattutto la tracciabilità, la trasparenza del
prodotto stanno diventando, in una società satura di beni, sempre più
importanti: secondo una ricerca Eurisko, dovendo indicare i compiti di
un’azienda socialmente responsabile, gli italiani mettono al primo posto la
trasparenza, seguita dal rispetto dei lavoratori e dell’ambiente. Se oggi il
consumatore è sempre più a caccia di emozioni e vuole comperare soprattutto
sogni, sensazioni (sempre più marchi, non a caso, creano punti vendita totali
dove conta soprattutto l’atmosfera), allora ben si comprende il ruolo della
smaterializzazione del prodotto e l’intuizione avuta, già un anno fa, da Pistoletto
con il Manifesto dell’Arte e dell’Impresa con cui Cittadellarte si è unita al
Club dei Distretti Industriali per un progetto economico-culturale volto
all’individuazione di strategie per promuovere e difendere l’impresa Italia in
un tempo in cui ‘emerge con evidenza la necessità di un nuovo Rinascimento’.Il
progetto (per riassumerne estremamente il contenuto) vuole coinvolgere i
distretti promuovendo la comune coscienza del valore culturale, prima ancora
che economico, del modo e sistema di produzione italiano, rendendo poi
visibile, a livello anche internazionale, l’essenza del made in Italy
investendolo del rilievo di ‘mito contemporaneo’ capace di evocare passato e
futuro.Il progetto giunge oggi ad una svolta importantissinma: dalla prossima
settimana partiranno infatti le visite in sei distretti italiani per comunicare
gli scopi dell’operazione, raccogliere impressioni e stimoli, informazioni e
dati (vedi articolo a destra).”Si tratta di un’applicazione pratica del nostro
manifesto -chiarisce Michelangelo Pistoletto-. Al centro sta sempre l’idea di
creatività e di arte come trasformazione sociale responsabile. Del resto,
imprenditore da un lato e artista dall’altro hanno il privilegio della
responsabilità. E in un tessuto come quello dei distretti italiani, fenomeno
produttivo unico al mondo, sono infinite le potenzialità di sviluppare un
discorso che valorizzi le differenze contro l’omologazione, che preservi e
trasmetta i valori etici che debbono riflettersi nel prodotto”.La finalità del
tour che Fondazione Pistoletto e Club dei Distretti s’apprestano a compiere è
soprattutto quello di raccogliere elementi su cui verrà elaborato, alla fine,
un progetto che sarà presentato al Ministro delle attività produttive
(tempistica prevista per l’elaborazione: entro l’estate).”L’obiettivo del Club
dei Distretti -spiega Arnaldo Cartotto, membro della segreteria
dell’associazione-, è quello di collegare, in termini di comunicazione, il
fenomeno distretto con l’etica, l’estetica, la cultura. E’ un modo per far nascere
un marchio che possa essere subito riconosciuto dal consumatore mondiale come
evocativo del concetto che i distretti italiani creano prodotti non solo belli
e di qualità, ma anche etici, fatti in modo etico”.Dell’attenzione sempre
maggiore del consumatore verso la tematica etica è totalmente convinta Paola
Fini, imprenditrice e membro della presidenza del Club dei Distretti.”Oggi,
fortunatamente, il consumatore indirizza la sua attenzione verso prodotti che
sono fatti senza devastare l’ambiente o sfruttare i bambini -commenta Paola
Fini-. E’ su questo che il progetto che si sta portando avanti deve puntare:
riuscire a trasmettere il messaggio della qualita etica dei prodotti che i
distretti italiani creano. Di fronte alla globalizzazione è inutile opporre
protezionismi. La sfida la si vince sulla qualità, la si vince passando
attraverso questo fenomeno della smaterializzazione del prodotto in forza del
quale, oggi, chi compra vuole comperare anche qualcosa di trasparente. La rete
dei distretti italiani, con le tante piccole realtà sparse sulla Penisola, è
già di per sè, in gran parte dei casi, una realtà in cui i valori dell’etica
fondamentale sono rispettati”.
Giovanni Orso