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Arte e Impresa - il progetto In occasione dell’assemblea annuale del Club, svoltasi a Biella nel febbraio 2002 presso CittadellArte, Michelangelo Pistoletto ha presentato il “Manifesto dell’Arte e dell’Impresa”. CittadellArte, creata da Fondazione Pistoletto, si propone di diffondere la creatività e di farla interagire in ogni ambito del tessuto sociale e la proposta Arte e Impresa indica un nuovo percorso culturale con il quale ripensare i caratteri della vita economica e dei processi produttivi nei distretti.
In pratica si propone di abbinare la presentazione (e l’auto presentazione) del fenomeno PMI e distretti italiani ai valori specifici della bellezza e del contenuto estetico delle loro produzioni e ai legami che sussistono tra attività produttive e specificità territoriali. Il progetto vuole offrire una cornice inedita (estetica, culturale, storica, antropologica) per valorizzare il made in Italy dei distretti e proporlo come produzione originale, mix coraggioso di gusto, creatività e capacità imprenditoriale; come risultato di una attività socialmente responsabile e portatrice di valori tipici del nostro Paese. Arte e Impresa si propone di valorizzare e dare spessore al contenuto culturale insito nelle imprese e nei prodotti; ogni imprenditore può rendersi partecipe di questo progetto “semplicemente dando segno di riconoscere il valore simbolico che la sua stessa attività rappresenta”. “I distretti industriali italiani” – si legge nel progetto del Manifesto – “costituiscono un fenomeno produttivo unico e di rilevanza mondiale. Essi sviluppano una realtà indirizzata verso prospettive di pluralità, di singolarità e differenza che sono sostanziali nella dialettica economica con il sistema onnivoro della omologazione globale. Le innumerevoli industrie che formano i distretti italiani sono identità autonome che con la propria specifica eccellenza creano un mercato di prodotti originali, particolari, unici e differenziati, frutto di un saper fare che unisce immaginazione e inventiva alla creatività artigianale e alle punte della scienza tecnologica più avanzata”.
È questo insieme di individualità diverse raggruppate nei distretti, il fatto di padroneggiare l’innovazione, utilizzarla senza rimanere passivi, ma adattandola ad un preesistente sistema di saper fare e di valori sedimentati nel territorio che ha appassionato il Maestro. Ancora, osserva: “i distretti industriali italiani formano una larga e articolata struttura unitaria in cui prosperano le molteplici realtà produttive. Essi generano le formule organiche di un sistema sociale di grande destino: quello dell’unità nella diversità, estensibile dovunque il contrasto conflittuale tra il principio della differenza e dell’uniformità segna l’attuale stato di crisi della convivenza”. Gli imprenditori sono anche loro artisti e possono assolvere questo ruolo nella società contemporanea perché dispongono di maggior facilità decisionale e di libertà mentale; proprio per questo possono insieme in un progetto di “trasformazione sociale responsabile”, per un miglioramento delle forme di coesistenza che sia in grado di armonizzare – preservandone l’originalità - l’individuo nel contesto globale. Dopo una fase di discussione all'interno del Club dei distretti si è deciso di dar seguito a una esplorazione all'interno di distretti operanti in vari settori con il fine di realizzare una grande mostra, da proporre in varie sedi internazionali, che lanci le idee che stanno alla base del Manifesto.
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