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L'idea di una politica per territori Pochi temi, in questi anni,
sono stati controversi e pieni di equivoci come le politiche per i distretti
industriali. L' art. 36 della L. 317/'91 fu un atto di forza per un apparato
fondamentalmente accentratore, tanto che il d.m. del 1993 con i parametri
per il riconoscimento dei distretti ha confinato nel capitolo delle
eccezioni la sfera dell'intervento delle Regioni. Negli ultimi tempi, tuttavia,
l'idea di una politica territoriale ha conquistato nuovi e inaspettati
consensi. Liberata dai ceppi della selettività in un Paese giustamente
orgoglioso dei suoi cento campanili, sta entrando nei vari livelli del
nostro ordinamento come è successo con la recente legge quadro per il
turismo che scolpisce nitidamente il ruolo dei "sistemi turistici locali". In questi mesi Toscana e Lombardia hanno ridisegnato le proprie mappe, la Campania ha istituito i comitati di distretto, la Liguria ha promesso interventi per il distretto genovese dell'elettronica, la Basilicata ha varato la legge e si appresta a identificare un primo gruppo di distretti con i loro comitati; nelle Marche sono operativi i Coico (brutto acronimo per i comitati di distretto); Lazio e Veneto si apprestano a fare un passo avanti e, soprattutto, in molti Piani di Sviluppo Regionali sono più frequenti i riferimenti ai distretti o ai sistemi produttivi locali. Per vedere i risultati occorrerà del tempo; per il momento notiamo che la macchina si è messa in moto. Del resto una buona politica per i distretti si sostiene su tutto il ventaglio delle azioni che a livello locale possono rafforzare la competitività delle imprese: dalla formazione alle aree attrezzate per le imprese, dai consorzi alla collaborazione con le università, dagli accordi sindacali ai laboratori per la certificazione. E' una politica quadro, una
politica con la "p" minuscola che non si preoccupa di introdurre un nuovo
soggetto o di confezionare un ennesimo circolo di destinatari di
trasferimenti pubblici. Spogliata da obbiettivi impropri e da procedure
discriminanti, l'idea di una politica ritagliata sulle esigenze dei
territori ora può fare sicuramente più strada Politiche per i distretti in Piemonte Tre anni di attività del comitato di distretto a Biella A tre anni dalla costituzione del Comitato di distretto di Biella è giunto il momento di tracciare un primo bilancio delle esperienze sin qui fatte, tenendo presente i numerosi elementi di novità introdotti dalla legge regionale n° 24 del 1997: "Interventi per lo sviluppo dei sistemi d'imprese nei distretti industriali del Piemonte". La legge finanzia progetti innovativi che, diversamente da quanto avviene per la maggior parte degli strumenti di politica industriale oggi vigenti, non interessano una singola azienda ma gruppi di imprese, questo perché il tessuto produttivo dei distretti è caratterizzato prevalentemente da aziende di piccole o medie dimensioni che spesso si trovano ad affrontare problemi comuni. Molte pmi flessibili e
innovative non sempre possono affrontare, da sole, gli investimenti
necessari per rimanere protagoniste nella concorrenza mondiale. Uno dei problemi incontrati in
questo primo capitolo biellese delle politiche per i distretti è stato
quello della pubblicizzazione tra gli operatori del territorio delle
opportunità offerte dalla normativa regionale. Questo costituisce un fatto
molto importante in quanto ha spinto le aziende ad allearsi con logiche da
filiera di produzione; si sono aggregate volontariamente per dare risposte
più efficaci e qualitativamente elevate alle richieste del mercato. Un altro aspetto di questa esperienza sul quale merita soffermarsi è l'azione svolta dal Comitato di distretto come punto di riferimento e di sviluppo dei progetti nell'ambito locale. In particolare è da sottolineare la convergenza tra parti pubbliche e privati che, muovendo dai risultati dello studio promosso dalla Provincia di Biella "Il distretto biellese nel mercato globale", ha visto decollare un progetto forte di comunicazione sia all'interno del distretto che verso l'esterno. Il progetto si è concretizzato
nella creazione di un marchio di distretto come leva dell'identità locale. Questi strumenti sono stati
utilizzati e saranno utilizzati sia all'interno del distretto per rafforzare
l'immagine del mondo industriale (per esempio nel mondo della scuola per
rinverdire l'appeal del lavoro nel tessile e delle possibilità di
autorealizzazione che questo offre ai giovani), sia per promuovere in modo
ordinato e coordinato l'immagine del biellese. Sempre all'attività del
Comitato di distretto è da ricondurre il coinvolgimento di tutto il sistema
territoriale locale nella creazione di un sito internet (e-biella.net)
attraverso il quale veicolare in modo unitario il mondo biellese. Le esperienze sin qui
maturate, ancorché parziali (di fatto per il distretto è stata una fase di
messa a punto e di mobilitazione di un sistema di rappresentanza
territoriale) sono nel complesso incoraggianti. Nel caso del distretto di Biella, a questa integrazione tra mondo industriale, mondo del lavoro, mondo finanziario e mondo istituzionale sono da ricondurre progetti di grande rilievo, anche a livello internazionale, come l'Oasi Zegna, il Parco della Burcina (nato originariamente come parco Piacenza), gli archivi delle famiglie Lamarmora, Piacenza, Sella, etc. Resta comunque impossibile stendere un bilancio semplicemente numerico di un esperienza di cui non si possono apprezzare i risultati più interessanti senza considerare i valori immateriali legati alla promozione e alla comunicazione dell'identità del distretto; questo è stato il senso più importante del lavoro sin qui svolto dal Comitato di distretto. (in collaborazione con Marco Giraudo) Le iniziative nel distretto orafo di Valenza Po Anche nel Comune di Valenza si è insediato ed ha iniziato a operare, in collaborazione con la Provincia di Alessandria e le associazioni degli imprenditori, il Comitato di Distretto. Il rapido procedere della globalizzazione e i balzi nei processi di innovazione tecnologica stanno modificando il sistema competitivo sul quale si è sviluppato il distretto e richiedono risposte adeguate da parte dei protagonisti dello sviluppo locale. L'attività del Comitato di
distretto attribuisce grande rilevanza alla crescita culturale degli
operatori locali, sia per rispondere alle sfide della competizione sia per
cogliere le opportunità che i cambiamenti in atto dischiudono per le imprese
di Valenza. 1. Un ciclo di convegni e
seminari per richiamare l'attenzione sulla dimensione distrettuale
dell'azione economica e sulle sfide con le quali questa particolare
struttura organizzativa deve inevitabilmente misurarsi. Sono state
organizzate due conferenze, una nel dicembre 2000 ("Distretti Industriali e
sviluppo locale", con il prof. G. Garofoli, Università dell'Insubria, e il
dott. Franco Vergnano, de Il Sole 24 Ore), una nel febbraio 2001 ("Globalizzazione
e Sviluppo Locale" con il prof. A. Bagnasco Università di Torino e G.
Garofoli).
2. Il varo di una ricerca sull'organizzazione del distretto per rilevare, tra gli altri, i fabbisogni di competenze delle imprese, individuare i problemi principali sui quali concentrare l'attenzione e mettere a fuoco un progetto per la costituenda Agenzia di Sviluppo Locale; 3 Costituzione di gruppi di lavoro permanenti con la diretta partecipazione degli imprenditori (il forum di operatori locali); 4. Formazione di quadri con competenze di sistema e con conoscenze sufficientemente approfondite delle metodologie e delle strategie di sviluppo locale. Sempre nel quadro delle attività riferibili al Comitato di distretto di Valenza, sono stati presentati due progetti da altrettanti consorzi di Pmi che riguardano attività promozionali per la partecipazione a manifestazioni espositive internazionali. I progetti prevedono investimenti per 2,5 miliardi di lire e beneficeranno di un contributo di circa 1 miliardo di lire. (in collaborazione con Paolo Ghiotto) Il distretto delle calzature tra Fermo e Macerata Il distretto si estende su un'area composta da 49 comuni: 34 nel fermano e 15 nel maceratese, per un totale di circa 240.000 residenti. La specializzazione nella lavorazione delle scarpe risale al Medioevo; già in quel tempo nei paraggi di Fermo si producevano calzature vendute, oltre che in luogo, in Toscana e nell'Italia del Nord; in alcuni casi si spingevano su, fino ai Balcani. Qui sono attive 3.000 calzaturifici che, con i loro 24.000 addetti, producono il 30% delle calzature italiane. Come in molti distretti, anche in queste dolci colline a cavallo tra le province di Ascoli Piceno e Macerata, c'è una leggera tensione tra amministratori locali, fondazioni bancarie, associazioni industriali, sindacati e camere di commercio che si interrogano, con un misto di orgoglio e di preoccupazione, sulle prossime tappe del sentiero di sviluppo sin qui percorso quasi a tappe forzate. Da tempo il tessuto industriale si sta differenziando al proprio interno: a fianco di imprese che hanno lanciato brand diventati famosi su scala internazionale come Della Valle, Pizzuti, Botticelli ed altre ancora, troviamo le reti "anonime" (ma non meno dinamiche) delle imprese più piccole. Al di là della immersione nel comune contesto fatto di straordinarie professionalità, di servizi ausiliari e di un irripetibile mix di propellenti di sviluppo (attitudine al rischio, sana rivalità e senso civico), i punti di approdo delle imprese sembrano oggettivamente più lontani. Resisteranno a tutto questo la
coesione, l'identità locale e lo spirito imprenditoriale dell'area? E' una
domanda che da un po' di tempo viene proposta con insistenza, forse più per
un bisogno di securizzazione che per timori reali di eventi traumatici. Le immagini della cultura produttiva delle scarpe, con i successi nella moda, l'effervescenza imprenditoriale e le difficoltà a trovare tra i giovani i nuovi modellisti, si accavallano senza ordine e ci si aggrappa alle politiche locali che sono in parte striate da rivendicazioni "autonomiste", quelle dell'Italia dei cento comuni e del riconoscimento della provincia. Da qui l'impegno di Fermo (66.000 residenti), forse il centro che più degli altri cerca di impersonare ruoli di cura dell'identità e di rappresentanza degli interessi locali, per il riconoscimento del distretto e per una politica di intervento sul territorio. Un fattore ritenuto strategico
è il potenziamento della rete infrastrutturale che adesso crea non pochi
ostacoli alle imprese e alla mobilità dei residenti. Il paesaggio cambia e, anche se lo fa in modo strisciante, i segni della crescita tumultuosa sono visibili: l'adriatica ricorda un lungo nastro senza soluzione di continuità corredato da edifici commerciali incastonati da ampie insegne; le campagne sono chiazzate da aree "urbanizzate"; la rete dei piccoli centri abitati, con le vecchie gerarchie, si allenta. C'è la giusta convinzione che occorre fare presto e fare bene per colmare la carenza di infrastrutture sulle quali ridisegnare l'organizzazione della vita sociale, delle attività produttive e dei sistemi logistici. La Regione Marche recentemente
ha lanciato i primi interventi per i distretti. Sotto la guida del sindaco
di Porto Sant'Elpidio si è insediato il Coico (Comitato di indirizzo e di
coordinamento) che ha redatto un piano di sviluppo e sono sul nastro di
partenza i primi interventi. E' un ventaglio abbastanza
ampio; la politica di sviluppo locale, per sua natura, abbraccia molte
dimensioni ma soprattutto implica la partecipazione convinta, oltre che del
Coico (dove già siedono riunisce 30 rappresentanti di soggetti istituzionali
e privati), di tutte le organizzazioni che interferiscono con i processi di
sviluppo locale. Distretti e disegno industrialeUno dei punti di forza del
sistema produttivo italiano è 1'industrial design. Nell'accezione più ampia
ed attuale della disciplina, il Disegno Industriale "materializza" la
strategia complessiva dell'impresa, ovvero quella combinazione di prodotto,
servizio e comunicazione con cui l'impresa si presenta al proprio mercato di
riferimento. Obiettivo del progetto è la
valorizzazione dei ruoli e delle potenzialità delle risorse progettuali del
sistema produttivo italiano, con particolare riguardo alle relazioni che
intercorrono tra attività di design e specifici ambiti territoriali. Questa collaborazione si è concretizzata con l'istituzione di un Premio internazionale di Design incentrato sui prodotti tipici del distretto ed ha offerto una prima verifica delle potenzialità del design in una specifica realtà distrettuale specializzata, in questo caso, nella produzione di oggetti per la casa (posate, casalinghi, maniglie, ..) Il premio, varato in via
sperimentale, è stato un volano per contaminare reciprocamente due mondi (le
imprese di un distretto e Politecnico di Milano) in una serie di processi
integrati di innovazione di prodotto e di comunicazione di impresa. La prima edizione del Premio, che si è conclusa con la presentazione dei progetti al Palazzo delle Stelline di Milano il 16 febbraio 2001, era articolato in tre sezioni: Design di prodotto, Comunicazione e Design di servizi. All'interno di ciascuna
sezione i partecipanti hanno realizzato progetti per singole imprese, per
gruppi di imprese o per il distretto. I luoghi della sperimentazione
sono stati le imprese e gli enti del distretto. In una prima fase (15 ottobre 1999 ? 30 gennaio 2000) sono state svolte:
Internet ed E-commerce nei distretti industriali Lo sviluppo di Internet e del
commercio elettronico incide in misura rilevante sulle architetture e sui
meccanismi di relazione fra le imprese. Al fine di offrire un primo riscontro empirico del cambiamento indotto nei network e nelle relazioni fiduciarie caratteristici di queste realtà è stata condotta un'analisi esplorativa su un campione di diciotto distretti ben assortiti sotto il profilo territoriale e settoriale (meccanica, tessile, mobilio, piastrelle, occhiali, calzature, sughero, maglieria..). Per fornire un'idea delle dimensioni assolute del campione, basta ricordare che le aree considerate composte da oltre 37.000 imprese, per un fatturato complessivo che supera i 53.000 miliardi e un'occupazione che si avvicina alle 265.000 unità: in sostanza, quindi, un "banco di prova" di tutto rispetto. Dalla ricognizione sul campo emerge un quadro abbastanza eterogeneo sia riguardo alla diffusione attuale delle tecnologie digitali nei distretti, sia a quello che si pensa succederà nei prossimi anni. Per ogni caso è stato
individuato un testimone (associazione di categoria, camera di commercio..)
in grado di fornire, sulla base di dati e percezioni soggettive, una
rappresentazione dell'impatto del commercio elettronico sugli assetti
portanti del modo di operare del distretto. Tav. 1: Diffusione attuale e attesa di Internet nei distretti
Leggendo la prima colonna,
emerge chiaramente una situazione di ritardo: allo stato attuale, Internet è
usato come semplice mezzo di comunicazione, anche se va sottolineato come
sia più impiegato nei rapporti con le imprese esterne che non con quelle
interne al distretto. Per quanto attiene alle funzioni commerciali, la tavola successiva illustra l'impatto atteso delle tecnologie digitali sulle relazioni interne al distretto e tende a confermare i fenomeni di apertura prima ricordati. Tav. 2 - Impatto del commercio elettronico sulle relazioni distrettuali
Le novità riguardano
soprattutto il rapporto con il trade; del resto solo una minima parte delle
imprese dei distretti vende direttamente al consumatore finale. Con riferimento a quest'ultima, esistono già alcuni esempi e sicuramente nei prossimi anni si svilupperanno numerosi portali "di distretto", gestiti da società di servizi private o pubbliche, allo scopo di accompagnare le imprese su questi terreni impervi cercando di preservare il tessuto relazionale sviluppato in passato. Una domanda specifica ha messo
in luce l'impatto atteso del commercio elettronico sulla struttura del
distretto e sulla sua tenuta (tavola 3). Questo rappresenta una conferma della duplice traiettoria evolutiva che investe i distretti: accanto a realtà che assimileranno i rapporti virtuali nella rete di relazioni esistente, vi saranno probabilmente nuove realtà comunitarie che tenteranno di riprodurre i meccanismi fiduciari e cognitivi dei distretti prescindendo dall'appartenenza geografica. Tav. 3: Impatto e-commerce sulla struttura/sopravvivenza dei distretti
Molti intervistati ritengono,
ancora, che le applicazioni digitali modificheranno la "geografia" degli
attori vincenti e perdenti nel distretto e che i mutamenti più rilevanti si
svolgeranno lungo le relazioni di filiera, a monte e soprattutto a valle.
In tal senso, è verosimile che il cambiamento nell'estensione e nella densità delle reti di relazioni avrà ricadute rilevanti anche su quelle sociali: tutto questo configura scenari del tutto inediti che devono essere analizzati in tempo al fine di individuare le traiettorie di sviluppo più premianti per i nostri distretti. (in collaborazione con Andrea Ordanini, Università Bocconi) L. F. Signorini (a cura di) Per l'incursione
nell'eccentrico campo di battaglia del fenomeno distretti industriali il
Centro Studi della Banca d'Italia non rinuncia al consueto stile di lavoro,
distaccato e basato su accurati riscontri quantitativi. L'indagine si snoda lungo tre
fronti accomunati dallo stesso rigore metodologico. Il primo,
prevalentemente descrittivo, "prende le misure" del fenomeno distretti
industriali. Nelle quindici pagine che
presentano la ricerca, Signorini ripercorre in modo efficace gli snodi più
importanti del lungo percorso che ha portato i distretti alla ribalta delle
cronache economiche in Italia a all'estero. La rilevanza dei distretti in
termini di occupazione, diffusione geografica, contributo alle esportazioni
è evidenziata ricomponendo i dati dei 199 Sistemi Locali del Lavoro
identificati dall'Istat come distretti industriali. Il peso dell'occupazione dei
distretti sul totale nazionale raggiunge le sue punte massime nei prodotti
in pelle (66%), nel tessile-abbigliamento (63%), nella produzione di
occhiali e di divani (58%), nella costruzione di macchinari (49%), nella
lavorazione della carta (41%). Nelle battute conclusive
dell'introduzione, il curatore passa in rapida rassegna due temi che si
rincorrono costantemente nei lavori dedicati a questo fenomeno: le politiche
per i distretti e le sfide del futuro. Nel complesso, il curatore è
abbastanza scettico sulla necessità di interventi ad hoc per mobilitare le
energie dei distretti, in particolare se si fa leva su sussidi monetari; gli
interventi attuati in questi anni (l. 317 e, per il Mezzogiorno, i patti
territoriali) fanno ritenere che spesso non sono neanche sufficienti a far
scattare la scintilla di queste forme di sviluppo. Per quanto riguarda il
tormentone delle prospettive dei distretti, strette tra globalizzazione e
diffusione di nuove tecnologie, crescita dimensionale e processi di
integrazione verticale, allentamento dell'ancoraggio con il territorio e
perdita dei valori comunitari, il libro non offre risposte univoche. Illustrazioni Le illustrazioni pubblicate su
questo numero di Distretti Italiani sono tratte dal volume: Nuovi soci Distretti in rete La voce del Club
Pubblicazioni sui distretti L. F. Signorini (a cura di) S. Micelli e E. di Maria (a cura di) Datar Ricerche sui distretti Nomisma Comitato Indirizzo e Coordinamento del
distretto Fermano Maceratese F. Belussi G. Ganna, G. Grampa, P. Macchione, G.
Morreale V. Albino, N. Carbonara, G. Schiuma D. Paolini
Copyright©2001 by Club dei Distretti Industriali
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