n° 16 - Aprile 01

 

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L'idea di una politica per territori

Pochi temi, in questi anni, sono stati controversi e pieni di equivoci come le politiche per i distretti industriali. L' art. 36 della L. 317/'91 fu un atto di forza per un apparato fondamentalmente accentratore, tanto che il d.m. del 1993 con i parametri per il riconoscimento dei distretti ha confinato nel capitolo delle eccezioni la sfera dell'intervento delle Regioni.
La politica per i distretti nasceva, in realtà, con i vizi di un sistema di intervento discriminatorio che toccava una corda sensibile per politici, amministratori locali, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali; nasceva con la pretesa di una politica forte, con la "P" maiuscola, come se lo sviluppo locale si potesse regolare o promuovere con una legge ad hoc e qualche posta specifica nei bilanci delle Regioni. Stretta in questo letto di Procuste, la politica per i distretti ha fatto poca strada anche perché le Regioni non sono state affatto intraprendenti

Negli ultimi tempi, tuttavia, l'idea di una politica territoriale ha conquistato nuovi e inaspettati consensi. Liberata dai ceppi della selettività in un Paese giustamente orgoglioso dei suoi cento campanili, sta entrando nei vari livelli del nostro ordinamento come è successo con la recente legge quadro per il turismo che scolpisce nitidamente il ruolo dei "sistemi turistici locali".
E ci sono altri indizi che ci fanno capire come il clima sta cambiando. Davide Paolini su Il Sole 24 ore del 17 marzo segnala che è stato messo a punto un apposito progetto per il distretto agroalimentare di Parma con l'obbiettivo "di far collaborare i Comuni, le categorie produttive e gli enti su nuovi insediamenti, occupazione, ambiente, servizi, formazione". Questo in Emilia, regione che non è stata (e tuttora non è) tra quelle che più hanno spinto in fatto di politiche formali per i distretti.

In questi mesi Toscana e Lombardia hanno ridisegnato le proprie mappe, la Campania ha istituito i comitati di distretto, la Liguria ha promesso interventi per il distretto genovese dell'elettronica, la Basilicata ha varato la legge e si appresta a identificare un primo gruppo di distretti con i loro comitati; nelle Marche sono operativi i Coico (brutto acronimo per i comitati di distretto); Lazio e Veneto si apprestano a fare un passo avanti e, soprattutto, in molti Piani di Sviluppo Regionali sono più frequenti i riferimenti ai distretti o ai sistemi produttivi locali.

Per vedere i risultati occorrerà del tempo; per il momento notiamo che la macchina si è messa in moto. Del resto una buona politica per i distretti si sostiene su tutto il ventaglio delle azioni che a livello locale possono rafforzare la competitività delle imprese: dalla formazione alle aree attrezzate per le imprese, dai consorzi alla collaborazione con le università, dagli accordi sindacali ai laboratori per la certificazione.

E' una politica quadro, una politica con la "p" minuscola che non si preoccupa di introdurre un nuovo soggetto o di confezionare un ennesimo circolo di destinatari di trasferimenti pubblici. Spogliata da obbiettivi impropri e da procedure discriminanti, l'idea di una politica ritagliata sulle esigenze dei territori ora può fare sicuramente più strada
 

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Politiche per i distretti in Piemonte

Tre anni di attività del comitato di distretto a Biella

A tre anni dalla costituzione del Comitato di distretto di Biella è giunto il momento di tracciare un primo bilancio delle esperienze sin qui fatte, tenendo presente i numerosi elementi di novità introdotti dalla legge regionale n° 24 del 1997: "Interventi per lo sviluppo dei sistemi d'imprese nei distretti industriali del Piemonte".

La legge finanzia progetti innovativi che, diversamente da quanto avviene per la maggior parte degli strumenti di politica industriale oggi vigenti, non interessano una singola azienda ma gruppi di imprese, questo perché il tessuto produttivo dei distretti è caratterizzato prevalentemente da aziende di piccole o medie dimensioni che spesso si trovano ad affrontare problemi comuni.

Molte pmi flessibili e innovative non sempre possono affrontare, da sole, gli investimenti necessari per rimanere protagoniste nella concorrenza mondiale.
Si pensi, per esempio, ai problemi oggettivi che incontrano quando devono presidiare mercati complessi e lontani come quello cinese o sud americano dove, prima ancora delle distanze delle barriere culturali, pesano le difficoltà a dedicarvi risorse uomo in quantità adeguata.

Uno dei problemi incontrati in questo primo capitolo biellese delle politiche per i distretti è stato quello della pubblicizzazione tra gli operatori del territorio delle opportunità offerte dalla normativa regionale.
Un fenomeno da registrare all'attivo dell'esperienza del Comitato di distretto consiste nel fatto che dopo le primissime battute (quando ancora non c'era familiarità con la nuova normativa e ad approfittarne sono stati solo i consorzi già organizzati), hanno presentato progetti (oltre ai consorzi che erano stati i primi a muoversi in questo senso) anche numerose associazioni temporanee d'imprese con progetti mirati ad ambiti specifici d'ottimizzazione dei processi aziendali.

Questo costituisce un fatto molto importante in quanto ha spinto le aziende ad allearsi con logiche da filiera di produzione; si sono aggregate volontariamente per dare risposte più efficaci e qualitativamente elevate alle richieste del mercato.
Da rilevare anche il carattere intersettoriale delle associazioni di imprese: per la realizzazione dei tesi ad ottimizzare i tempi di risposta sfruttando le opportunità fornite dalla new economy si sono messe insieme aziende tessili e aziende di servizi.

Un altro aspetto di questa esperienza sul quale merita soffermarsi è l'azione svolta dal Comitato di distretto come punto di riferimento e di sviluppo dei progetti nell'ambito locale. In particolare è da sottolineare la convergenza tra parti pubbliche e privati che, muovendo dai risultati dello studio promosso dalla Provincia di Biella "Il distretto biellese nel mercato globale", ha visto decollare un progetto forte di comunicazione sia all'interno del distretto che verso l'esterno.

Il progetto si è concretizzato nella creazione di un marchio di distretto come leva dell'identità locale.
Utilizzando questa leva sono stati messi a punto alcuni strumenti di promozione: un folder istituzionale, tre depliant cartacei tematici, un video, tre filmati monografici, un cd-rom e una struttura espositiva modulare.

Questi strumenti sono stati utilizzati e saranno utilizzati sia all'interno del distretto per rafforzare l'immagine del mondo industriale (per esempio nel mondo della scuola per rinverdire l'appeal del lavoro nel tessile e delle possibilità di autorealizzazione che questo offre ai giovani), sia per promuovere in modo ordinato e coordinato l'immagine del biellese.
Il nuovo marchio ha già caratterizzato la partecipazione alle manifestazioni fieristiche "La Tavola delle Meraviglie", la prima edizione del "Bitec" sul tessile tecnico, Eurochocolate, il Convegno dell'Associazione comuni tessili a Guimarães (Portogallo), il Convegno organizzato recentemente a Parigi da Datar e Osce sui distretti industriali, il cocktail biellese "un tessuto di sapori" organizzato ad IdeaBiella, le azioni promozionali di Filo in Giappone e IdeaBiella in Cina.

Sempre all'attività del Comitato di distretto è da ricondurre il coinvolgimento di tutto il sistema territoriale locale nella creazione di un sito internet (e-biella.net) attraverso il quale veicolare in modo unitario il mondo biellese.
Da ricordare, ancora, l'ideazione e la creazione di "Casa Biella, un sistema attrezzato, modulare e itinerante che può essere utilizzato in qualunque parte del mondo per offrire una immagine mirata basata sul marchio del distretto quale elemento distintivo e caratterizzante del territorio biellese.

Le esperienze sin qui maturate, ancorché parziali (di fatto per il distretto è stata una fase di messa a punto e di mobilitazione di un sistema di rappresentanza territoriale) sono nel complesso incoraggianti.
In parte riflettono stratificazioni economiche, sociali e culturali proprie del biellese e come tali non sono facilmente replicabili in altri distretti; in parte ripropongono processi e percorsi collettivi comuni se non a tutti, sicuramente ai distretti più solidi, quelli dove la cultura del lavoro è radicata nel contesto territoriale.

Nel caso del distretto di Biella, a questa integrazione tra mondo industriale, mondo del lavoro, mondo finanziario e mondo istituzionale sono da ricondurre progetti di grande rilievo, anche a livello internazionale, come l'Oasi Zegna, il Parco della Burcina (nato originariamente come parco Piacenza), gli archivi delle famiglie Lamarmora, Piacenza, Sella, etc.

Resta comunque impossibile stendere un bilancio semplicemente numerico di un esperienza di cui non si possono apprezzare i risultati più interessanti senza considerare i valori immateriali legati alla promozione e alla comunicazione dell'identità del distretto; questo è stato il senso più importante del lavoro sin qui svolto dal Comitato di distretto.

(in collaborazione con Marco Giraudo)

Le iniziative nel distretto orafo di Valenza Po

Anche nel Comune di Valenza si è insediato ed ha iniziato a operare, in collaborazione con la Provincia di Alessandria e le associazioni degli imprenditori, il Comitato di Distretto. Il rapido procedere della globalizzazione e i balzi nei processi di innovazione tecnologica stanno modificando il sistema competitivo sul quale si è sviluppato il distretto e richiedono risposte adeguate da parte dei protagonisti dello sviluppo locale.

L'attività del Comitato di distretto attribuisce grande rilevanza alla crescita culturale degli operatori locali, sia per rispondere alle sfide della competizione sia per cogliere le opportunità che i cambiamenti in atto dischiudono per le imprese di Valenza.
Il programma messo a punto è articolato su quattro piani di lavoro.

1. Un ciclo di convegni e seminari per richiamare l'attenzione sulla dimensione distrettuale dell'azione economica e sulle sfide con le quali questa particolare struttura organizzativa deve inevitabilmente misurarsi. Sono state organizzate due conferenze, una nel dicembre 2000 ("Distretti Industriali e sviluppo locale", con il prof. G. Garofoli, Università dell'Insubria, e il dott. Franco Vergnano, de Il Sole 24 Ore), una nel febbraio 2001 ("Globalizzazione e Sviluppo Locale" con il prof. A. Bagnasco Università di Torino e G. Garofoli).
Nei prossimi incontri saranno affrontati questi temi:

  • I distretti orafi e della lavorazione del gioiello in Italia
  • La ricerca e la formazione nelle politiche di sviluppo del distretto di Valenza;
  • Cambiamenti organizzativi e rapporti tra le imprese: cosa sta cambiando nel mondo della subfornitura;
  • L'innovazione nella piccola impresa: il ruolo della ricerca e delle istituzioni intermedie;
  • Il rapporto tra economia e cultura nello sviluppo del distretto orafo.

2. Il varo di una ricerca sull'organizzazione del distretto per rilevare, tra gli altri, i fabbisogni di competenze delle imprese, individuare i problemi principali sui quali concentrare l'attenzione e mettere a fuoco un progetto per la costituenda Agenzia di Sviluppo Locale;

3 Costituzione di gruppi di lavoro permanenti con la diretta partecipazione degli imprenditori (il forum di operatori locali);

4. Formazione di quadri con competenze di sistema e con conoscenze sufficientemente approfondite delle metodologie e delle strategie di sviluppo locale.

Sempre nel quadro delle attività riferibili al Comitato di distretto di Valenza, sono stati presentati due progetti da altrettanti consorzi di Pmi che riguardano attività promozionali per la partecipazione a manifestazioni espositive internazionali. I progetti prevedono investimenti per 2,5 miliardi di lire e beneficeranno di un contributo di circa 1 miliardo di lire.

(in collaborazione con Paolo Ghiotto)

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Il distretto delle calzature tra Fermo e Macerata

Il distretto si estende su un'area composta da 49 comuni: 34 nel fermano e 15 nel maceratese, per un totale di circa 240.000 residenti. La specializzazione nella lavorazione delle scarpe risale al Medioevo; già in quel tempo nei paraggi di Fermo si producevano calzature vendute, oltre che in luogo, in Toscana e nell'Italia del Nord; in alcuni casi si spingevano su, fino ai Balcani. Qui sono attive 3.000 calzaturifici che, con i loro 24.000 addetti, producono il 30% delle calzature italiane.

Come in molti distretti, anche in queste dolci colline a cavallo tra le province di Ascoli Piceno e Macerata, c'è una leggera tensione tra amministratori locali, fondazioni bancarie, associazioni industriali, sindacati e camere di commercio che si interrogano, con un misto di orgoglio e di preoccupazione, sulle prossime tappe del sentiero di sviluppo sin qui percorso quasi a tappe forzate.

Da tempo il tessuto industriale si sta differenziando al proprio interno: a fianco di imprese che hanno lanciato brand diventati famosi su scala internazionale come Della Valle, Pizzuti, Botticelli ed altre ancora, troviamo le reti "anonime" (ma non meno dinamiche) delle imprese più piccole. Al di là della immersione nel comune contesto fatto di straordinarie professionalità, di servizi ausiliari e di un irripetibile mix di propellenti di sviluppo (attitudine al rischio, sana rivalità e senso civico), i punti di approdo delle imprese sembrano oggettivamente più lontani.

Resisteranno a tutto questo la coesione, l'identità locale e lo spirito imprenditoriale dell'area? E' una domanda che da un po' di tempo viene proposta con insistenza, forse più per un bisogno di securizzazione che per timori reali di eventi traumatici.
I più preoccupati agitano lo spettro della delocalizzazione nei paesi dell'Est, in Romania in particolare, dove le imprese si sono già spinte alla ricerca di costi di produzione più bassi. I più fiduciosi sono convinti che il patrimonio di professionalità e le competenze distintive dei produttori di scarpe locali resisteranno ancora per molti anni.

Le immagini della cultura produttiva delle scarpe, con i successi nella moda, l'effervescenza imprenditoriale e le difficoltà a trovare tra i giovani i nuovi modellisti, si accavallano senza ordine e ci si aggrappa alle politiche locali che sono in parte striate da rivendicazioni "autonomiste", quelle dell'Italia dei cento comuni e del riconoscimento della provincia.

Da qui l'impegno di Fermo (66.000 residenti), forse il centro che più degli altri cerca di impersonare ruoli di cura dell'identità e di rappresentanza degli interessi locali, per il riconoscimento del distretto e per una politica di intervento sul territorio.

Un fattore ritenuto strategico è il potenziamento della rete infrastrutturale che adesso crea non pochi ostacoli alle imprese e alla mobilità dei residenti.
L'industria delle calzature si è adagiata sulla morfologia collinare dei luoghi, scandita anche dai nomi dei comuni (Montecosaro, Monte Urano, Montegiorgio, Montegranaro, Montottone…) e adesso si cerca di mettere un po' di ordine nel bisogno di collegamenti e di relazioni dentro e fuori dal distretto. Nelle mappe degli insediamenti rilevate a distanza di anni, emergono nodi e stratificazioni; le imprese lasciano le periferie dei centri abitati e vanno ad occupare gli spazi disponibili nelle colline circostanti.

Il paesaggio cambia e, anche se lo fa in modo strisciante, i segni della crescita tumultuosa sono visibili: l'adriatica ricorda un lungo nastro senza soluzione di continuità corredato da edifici commerciali incastonati da ampie insegne; le campagne sono chiazzate da aree "urbanizzate"; la rete dei piccoli centri abitati, con le vecchie gerarchie, si allenta. C'è la giusta convinzione che occorre fare presto e fare bene per colmare la carenza di infrastrutture sulle quali ridisegnare l'organizzazione della vita sociale, delle attività produttive e dei sistemi logistici.

La Regione Marche recentemente ha lanciato i primi interventi per i distretti. Sotto la guida del sindaco di Porto Sant'Elpidio si è insediato il Coico (Comitato di indirizzo e di coordinamento) che ha redatto un piano di sviluppo e sono sul nastro di partenza i primi interventi.
Secondo le normative della Regione, possono essere finanziati attività di
- servizi per le imprese;
- promozione commerciale;
- consorzi per la R&S ed il trasferimento di tecnologie;
- risanamento di siti industriali;
- formazione professionale;
- tutela ambientale.

E' un ventaglio abbastanza ampio; la politica di sviluppo locale, per sua natura, abbraccia molte dimensioni ma soprattutto implica la partecipazione convinta, oltre che del Coico (dove già siedono riunisce 30 rappresentanti di soggetti istituzionali e privati), di tutte le organizzazioni che interferiscono con i processi di sviluppo locale.
 

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Distretti e disegno industriale

Uno dei punti di forza del sistema produttivo italiano è 1'industrial design. Nell'accezione più ampia ed attuale della disciplina, il Disegno Industriale "materializza" la strategia complessiva dell'impresa, ovvero quella combinazione di prodotto, servizio e comunicazione con cui l'impresa si presenta al proprio mercato di riferimento.
Il riconoscimento del ruolo del Disegno Industriale è stato sancito recentemente dal Ministero della Ricerca Scientifica e Tecnologica, finanziatore di un progetto (Sistema Design Italia) che ha coinvolto dodici centri universitari con insegnamenti di Disegno Industriale.

Obiettivo del progetto è la valorizzazione dei ruoli e delle potenzialità delle risorse progettuali del sistema produttivo italiano, con particolare riguardo alle relazioni che intercorrono tra attività di design e specifici ambiti territoriali.
All'interno di questa cornice è nato il rapporto di collaborazione tra il Corso di Laurea in Disegno Industriale del Politecnico di Milano e l'Agenzia Lumetel del Distretto Valle Trompia?Valle Sabbia.

Questa collaborazione si è concretizzata con l'istituzione di un Premio internazionale di Design incentrato sui prodotti tipici del distretto ed ha offerto una prima verifica delle potenzialità del design in una specifica realtà distrettuale specializzata, in questo caso, nella produzione di oggetti per la casa (posate, casalinghi, maniglie, ..)

Il premio, varato in via sperimentale, è stato un volano per contaminare reciprocamente due mondi (le imprese di un distretto e Politecnico di Milano) in una serie di processi integrati di innovazione di prodotto e di comunicazione di impresa.
L'istituzione del premio, inoltre, aveva obbiettivi più generali in termini di promozione dell'immagine complessiva del distretto di Lumezzane e di diffusione della cultura del design come leva competitiva.

La prima edizione del Premio, che si è conclusa con la presentazione dei progetti al Palazzo delle Stelline di Milano il 16 febbraio 2001, era articolato in tre sezioni: Design di prodotto, Comunicazione e Design di servizi.

All'interno di ciascuna sezione i partecipanti hanno realizzato progetti per singole imprese, per gruppi di imprese o per il distretto.
Ogni laureando, singolo o in gruppo, ha elaborato una proposta compiuta per un settore merceologico e relativamente ad una delle tre sezioni.

I luoghi della sperimentazione sono stati le imprese e gli enti del distretto.
Al progetto ha partecipato un numero elevato di studenti del 5° anno del Corso di Laurea in Disegno Industriale del Politecnico di Milano. In questo percorso didattico interdisciplinare, durato circa 350 ore, gli studenti sono stati guidati da un team di docenti.
 

In una prima fase (15 ottobre 1999 ? 30 gennaio 2000) sono state svolte:

  • attività didattiche pre-progettuali a cura di docenti interni, relativamente a metodologie d'analisi meta-progettuali, ricerche merceologiche, ecc.;
  • attività didattiche pre-progettuali, a cura di docenti esterni, miranti alla restituzione dei caratteri distrettuali e della politica di sviluppo locale da contestualizzare nei progetti;
  • attività seminariali, a cura di "testimoni privilegiati", chiamati a restituire le proprie esperienze dirette relative, specificatamente, ai settori in oggetto;
     

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Internet ed E-commerce nei distretti industriali

Lo sviluppo di Internet e del commercio elettronico incide in misura rilevante sulle architetture e sui meccanismi di relazione fra le imprese.
I distretti industriali, in particolare, sono "aggrediti" dalla rivoluzione digitale soprattutto nei loro aspetti relazionali: la modifica delle caratteristiche dell'informazione provoca, da un lato, la de-costruzione dei business con evidenti ricadute economiche, dall'altro, l'alterazione dei meccanismi sociali che governano l'interrelazione fra le imprese.

Al fine di offrire un primo riscontro empirico del cambiamento indotto nei network e nelle relazioni fiduciarie caratteristici di queste realtà è stata condotta un'analisi esplorativa su un campione di diciotto distretti ben assortiti sotto il profilo territoriale e settoriale (meccanica, tessile, mobilio, piastrelle, occhiali, calzature, sughero, maglieria..).

Per fornire un'idea delle dimensioni assolute del campione, basta ricordare che le aree considerate composte da oltre 37.000 imprese, per un fatturato complessivo che supera i 53.000 miliardi e un'occupazione che si avvicina alle 265.000 unità: in sostanza, quindi, un "banco di prova" di tutto rispetto.

Dalla ricognizione sul campo emerge un quadro abbastanza eterogeneo sia riguardo alla diffusione attuale delle tecnologie digitali nei distretti, sia a quello che si pensa succederà nei prossimi anni.

Per ogni caso è stato individuato un testimone (associazione di categoria, camera di commercio..) in grado di fornire, sulla base di dati e percezioni soggettive, una rappresentazione dell'impatto del commercio elettronico sugli assetti portanti del modo di operare del distretto.
La tavola 1 fornisce (in scala di importanza crescente da 1 a 9) un primo quadro riferito alla diffusione di internet nei distretti.

Tav. 1: Diffusione attuale e attesa di Internet nei distretti

 
Attuale
Attesa
Attività B2B fra le imprese del distretto
1,8
4,1
Attività B2B con imprese esterne al distretto
2,8
4,6
Attività B2B con imprese commerciali
2,7
4,7
Attività B2C con vendita on line
1,7
3,2
Presenza di sito promozionale con raccolta ordini
2,9
4,9
Solo attività di comunicazione ed e-mail
5,9
6,9

 

 

 

 

Leggendo la prima colonna, emerge chiaramente una situazione di ritardo: allo stato attuale, Internet è usato come semplice mezzo di comunicazione, anche se va sottolineato come sia più impiegato nei rapporti con le imprese esterne che non con quelle interne al distretto.
In prospettiva, si diffonderanno anche reti intranet distrettuali in grado di ottimizzare gli scambi interni.

Per quanto attiene alle funzioni commerciali, la tavola successiva illustra l'impatto atteso delle tecnologie digitali sulle relazioni interne al distretto e tende a confermare i fenomeni di apertura prima ricordati.

Tav. 2 - Impatto del commercio elettronico sulle relazioni distrettuali

Fra imprese del distretto
5,1
Fornitori di materie prime
5,1
Fornitori di impianti e tecnologia
5,3
La distribuzione
6,4
I clienti
6,5
Con università e i centri di ricerca
4,6
Con la pubblica amministrazione
4,6
Con le società di servizi
6,1
Con le società di consulenza
5,4

 

 

 

 

 

Le novità riguardano soprattutto il rapporto con il trade; del resto solo una minima parte delle imprese dei distretti vende direttamente al consumatore finale.
Risulta elevato anche il valore assegnato al mutamento nei rapporti con società di servizi e di consulenza e questo sottolinea l'importanza del ruolo di soggetti "terzi" per sviluppare le potenzialità del commercio elettronico, specialmente nell'area business to business.

Con riferimento a quest'ultima, esistono già alcuni esempi e sicuramente nei prossimi anni si svilupperanno numerosi portali "di distretto", gestiti da società di servizi private o pubbliche, allo scopo di accompagnare le imprese su questi terreni impervi cercando di preservare il tessuto relazionale sviluppato in passato.

Una domanda specifica ha messo in luce l'impatto atteso del commercio elettronico sulla struttura del distretto e sulla sua tenuta (tavola 3).
In primo luogo, nessuno crede che l'impatto sarà marginale; nello stesso tempo questa non cancellerà il radicamento locale del distretto che di fatto coesisterà (sarà affiancata da) nuove e diverse aggregazioni tra imprese (network), in parte virtuali.

Questo rappresenta una conferma della duplice traiettoria evolutiva che investe i distretti: accanto a realtà che assimileranno i rapporti virtuali nella rete di relazioni esistente, vi saranno probabilmente nuove realtà comunitarie che tenteranno di riprodurre i meccanismi fiduciari e cognitivi dei distretti prescindendo dall'appartenenza geografica.

Tav. 3: Impatto e-commerce sulla struttura/sopravvivenza dei distretti

  Media
Sarà trascurabile
3,1
Cambierà gli attori vincenti e quelli perdenti nel distretto
4,8
Cancellerà la dimensione locale del distretto
3,1
Provocherà una riaggregazione su base virtuale del distretto
4,9
Provocherà uno sviluppo del distretto
5,8
Ridisegnerà i rapporti fra le imprese
5,5
Ridisegnerà i rapporti con clienti e fornitori
6,6

 

 

 

 

 

Molti intervistati ritengono, ancora, che le applicazioni digitali modificheranno la "geografia" degli attori vincenti e perdenti nel distretto e che i mutamenti più rilevanti si svolgeranno lungo le relazioni di filiera, a monte e soprattutto a valle.
La de- costruzione dei business provoca un allargamento degli orizzonti dei contesti nei quali i distretti possono operare e, per le imprese, aumentano notevolmente le occasioni di relazione con nuovi soggetti, sia interni sia soprattutto esterni.

In tal senso, è verosimile che il cambiamento nell'estensione e nella densità delle reti di relazioni avrà ricadute rilevanti anche su quelle sociali: tutto questo configura scenari del tutto inediti che devono essere analizzati in tempo al fine di individuare le traiettorie di sviluppo più premianti per i nostri distretti.

(in collaborazione con Andrea Ordanini, Università Bocconi)

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L. F. Signorini (a cura di)
Lo sviluppo locale.
Un'indagine della Banca d'Italia sui distretti industriali

Meridiana libri, Donzelli, 2000
 

Per l'incursione nell'eccentrico campo di battaglia del fenomeno distretti industriali il Centro Studi della Banca d'Italia non rinuncia al consueto stile di lavoro, distaccato e basato su accurati riscontri quantitativi.
L'artiglieria, per l'occasione, è schierata su alcune ben note anomalie del nostro sistema industriale (la specializzazione nei settori tradizionali, l'elevata incidenze delle piccole imprese…) di cui cerca di offrire spiegazioni plausibili.

L'indagine si snoda lungo tre fronti accomunati dallo stesso rigore metodologico. Il primo, prevalentemente descrittivo, "prende le misure" del fenomeno distretti industriali.
Il secondo, più empirico, si preoccupa di verificare la "tenuta" di alcuni dei capisaldi teorici utilizzati a sostegno della competitività dei sistemi locali di piccole imprese.
L'ultimo fronte è più tecnico, nel senso che rientra nell'alveo elettivo delle ricerche Bankitalia e verte sul rapporto tra istituti di credito e imprese dei distretti.

Nelle quindici pagine che presentano la ricerca, Signorini ripercorre in modo efficace gli snodi più importanti del lungo percorso che ha portato i distretti alla ribalta delle cronache economiche in Italia a all'estero.
La sua attenta ricostruzione non omette niente di importante sulle originali alchimie competitive dei distretti: le economie esterne; la dimensione tecnica organizzativa (i rapporti di filiera, la divisione del lavoro tra le imprese, la specializzazione flessibile, gli spillover tecnologici.); il mercato del lavoro (le conoscenze tacite, la mobilità, la circolazione delle informazioni..); la psicologia sociale (l'identità, la fiducia interpersonale, gli atteggiamenti, la rivalità interna…); i vantaggi della agglomerazione (la prossimità ai servizi ausiliari specializzati, meccanica, trasporti, credito, fiere…).

La rilevanza dei distretti in termini di occupazione, diffusione geografica, contributo alle esportazioni è evidenziata ricomponendo i dati dei 199 Sistemi Locali del Lavoro identificati dall'Istat come distretti industriali.
Qui, ricordano opportunamente gli autori, risiede il 25% della popolazione ed è localizzato il 31% dei comuni italiani; sempre nei distretti lavora il 44,7% del totale degli addetti nel settore manifatturiero.

Il peso dell'occupazione dei distretti sul totale nazionale raggiunge le sue punte massime nei prodotti in pelle (66%), nel tessile-abbigliamento (63%), nella produzione di occhiali e di divani (58%), nella costruzione di macchinari (49%), nella lavorazione della carta (41%).
La misurazione dell'effetto distretto, quello per cui la competitività delle singole imprese è rafforzata dai legame che stabiliscono tra di loro e con il contesto in cui operano, dà questi risultati: "il rendimento del capitale investito (ROI) e il rendimento del capitale proprio (ROE) presentano valori sistematicamente più elevati nel caso di imprese appartenenti a distretti industriali, indipendentemente dalla classe dimensionale e dal settore di attività. Nelle imprese distrettuali, nel 1995 il ROI risulta mediamente superiore di due punti percentuali; il ROE di oltre quattro punti".

Nelle battute conclusive dell'introduzione, il curatore passa in rapida rassegna due temi che si rincorrono costantemente nei lavori dedicati a questo fenomeno: le politiche per i distretti e le sfide del futuro.
In entrambi i casi le osservazioni non cedono nulla agli opposti schieramenti che sovente ritroviamo nella letteratura dedicata ai distretti: "questi non sono che una particolare forma di organizzazione industriale, con punti di forza e di debolezza; si adattano in modo particolare a certi tipi di produzioni e a certe circostanze, non ad altre" (pag. XXXI). Signorini distingue opportunamente tra politiche attive tese a far nascere nuovi distretti e politiche per sostenere le imprese dei distretti già affermati.

Nel complesso, il curatore è abbastanza scettico sulla necessità di interventi ad hoc per mobilitare le energie dei distretti, in particolare se si fa leva su sussidi monetari; gli interventi attuati in questi anni (l. 317 e, per il Mezzogiorno, i patti territoriali) fanno ritenere che spesso non sono neanche sufficienti a far scattare la scintilla di queste forme di sviluppo.
Molto più importante ed efficace risultano la sfera di azione e gli atteggiamenti delle amministrazioni locali per la realizzazione di infrastrutture, (aree industriali, strade..), gli interventi nella formazione e la promozione territoriale.

Per quanto riguarda il tormentone delle prospettive dei distretti, strette tra globalizzazione e diffusione di nuove tecnologie, crescita dimensionale e processi di integrazione verticale, allentamento dell'ancoraggio con il territorio e perdita dei valori comunitari, il libro non offre risposte univoche.
Sotto il rigore analitico dei riscontri quantitativi, i ricercatori della Banca d'Italia non nascondono tuttavia una certa simpatia per i distretti.
Anche per loro, "i sistemi di piccole imprese non spariranno in futuro, anzi".
 

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Illustrazioni

Le illustrazioni pubblicate su questo numero di Distretti Italiani sono tratte dal volume:
F. Celaschi, L. Collina, G. Simonelli (a cura di), Design for District, POLI.design, Milano, 2001

Nuovi soci
Il distretto delle calzature di Verona (570 imprese, 7.000 imprese, 2.400 miliardi il valore della produzione di cui la metà è venduta all'estero), rappresentato da Centro Integrato Servizi al Calzaturiero (CISCAL SpA).

Distretti in rete
Si occupa di distretti e politiche territoriali anche il Centro di Ricerca per lo Sviluppo del Territorio, CeRST, dell'Università Carlo Cattaneo: http://cerst.liuc.it/

La voce del Club
Il Club ha partecipato ai seguenti incontri:

  • Datar, OECD
    Local Clusters. Local Network of Enterprises in the World Economy
    Parigi, 23-24 gennaio 2001.

  • Università degli studi di Padova
    Istituzioni formative e agenti di sviluppo nell'Italia settentrionale (secoli XIX-XX)
    Padova, 25-26 gennaio 2001.

  • Cnel
    Logistica e distretti industriali
    Roma, 24 gennaio 2001.

  • Federindustria Campania, Regione Campania
    I distretti industriali in Campania. Potenzialità di sviluppo
    Napoli, 30 gennaio 2001

  • Irs, Gruppo economisti d'impresa
    Ripensare la politica industriale oggi
    Milano, 19 febbraio 2001.

  • Issi, Fondazione Montedison
    Distretti e PMI: ambiente, innovazione tecnologica e competitività
    Milano, 6 marzo 2001.

  • Assindustria Lecce, Banca 121, Copac
    Presentazione dei volumi di G. Viesti, Come nascono i distretti industriali e Mezzogiorno dei distretti
    Lecce, 5 marzo 2001.

  • Confindustria. Federazione Regionale Basilicata
    Le imprese lucane e la normativa regionale per i distetti industriali
    Potenza, 12 marzo 2001.

Pubblicazioni sui distretti
Saggi di carattere generale

L. F. Signorini (a cura di)
Lo sviluppo locale. Un'indagine della Banca d'Italia sui distretti industriali
Donzelli - Meridiana Libri, 2000

S. Micelli e E. di Maria (a cura di)
Distretti industriali e tecnologie di rete: progettare la convergenza
Franco Angeli, 2000

Datar
Réseaux d'enntreprises et territoires. Regards sur les systèmes productifs locaux
La documentatiuon Francaise, 2001

Ricerche sui distretti

Nomisma
Brianza globale. I percorsi dello sviluppo
Idea Brianza. Assindustria Monza e Brianza e Cciaa Milano, 2000

Comitato Indirizzo e Coordinamento del distretto Fermano Maceratese
Programma di sviluppo
Porto Sant'Elpiodio, 2000

F. Belussi
Tacchi a spillo. Il distretto calzaturiero della riviera del brenta come forma organizzata di capitale sociale
Coop. Libraria Editrice Università di Padova, 2000

G. Ganna, G. Grampa, P. Macchione, G. Morreale
Colline e ciminiere. I distretti industriali di Tradate e della Val d'Arno
Unione degli Industriali della Provincia di Varese

V. Albino, N. Carbonara, G. Schiuma
Relazioni inter-organizzative e conoscenza nei distretti industriali. Forme di sviluppo industriale nel Mezzogiorno: i distretti industriali in Basilicata
D.A.P.I.T. Ricerche Un. Degli Studi Basilicata, settembre 2000, n. 8

D. Paolini
I luoghi del gusto
Baldini e Castoldi, Roma 2000
 

 

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