n° 14 - Luglio 2000

 

 

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Innovazione tecnologica nei distretti

Con tutta tranquillità possiamo affermare che le politiche a sostegno dell'innovazione per le PMI adottate fino ad oggi hanno scontato più insuccessi che successi. Alla base di questo fiasco ci sono vari nodi che dipendono, da un lato, dalle caratteristiche della domanda di servizi per l'appropriazione delle nuove applicazioni tecnologiche e, dall'altro, dal modo di operare del sistema istituzionale depositario dei saperi scientifici.
Per quanto riguarda il primo, dobbiamo prendere atto che domanda di questi servizi da parte delle imprese dei distretti risulta abbastanza limitata; per il 90% sono microimprese di subfornitura.

Più che di supporti per il trasferimento tecnologico hanno bisogno di qualificare i processi produttivi e per questo richiedono servizi di certificazione, laboratori e collaudi che in parte sono già disponibili sul mercato. Queste aziende hanno difficoltà dialogare con tutto l'apparato istituzionale dell'innovazione (università, centri di ricerca, agenzie, stazioni sperimentali, etc…) e da tutte le indagini emerge che non vi intrattengono rapporti semplicemente perché non ne avvertono il bisogno o perché &egrave un mondo che vedono lontano o dove si parla un'altra lingua.
Questo non deve stupire e far gridare che le piccole imprese non fanno ricerca e non innovano: in molti casi, queste fanno egregiamente quello che &egrave strettamente necessario per competere sul mercato.
Di fatto, molte PMI impattano i processi innovativi trascinate da altri attori e necessitano più di servizi di tipo tecnologico che non di complesse azioni per trasferimenti di innovazione; sotto questo punto di vista non ha molto senso accusare l'apparato istituzionale (università & co.) di incapacità nell'intercettare questa domanda poiché &egrave poca cosa.
Vi sono, tuttavia, altre imprese capofila o "campioni distrettuali"; queste esprimono una notevole capacità innovativa e lamentano le difficoltà a lavorare con il mondo della ricerca istituzionale.

In questo caso le critiche relative alle difficoltà a coltivare rapporti con gli enti deputati all'innovazione sono fondate. E' vero che anche queste imprese non sempre sono attrezzate (cenrti, laureati,..) per dialogare con i ricercatori in camice bianco. Tutto questo per&ograve non esime nessuno dal tracciare una via italiana, e possibilmente una via percorribile dalle imprese dei distretti, per spingere i processi di innovazione delle nostre piccole e medie imprese. Dalla lezione degli insuccessi maturati in passato si possono mettere a frutto alcune indicazioni utili per azzannare trasferimento tecnologico e innovazione.

Una prima indicazione consiste nel tenere presenti le diverse esigenze sul tappeto e nel segmentare gli strumenti. Una buona parte delle imprese distrettuali non domanda complesse operazioni di trasferimento o programmi particolarmente ambiziosi; a queste servono servizi tecnologici in parte già offerti dal mercato e qui si deve incoraggiare un uso più esteso di questi servizi.

I "campioni distrettuali", le aziende innovative che potrebbero trarre grossi benefici da un rapporto più organico con gli apparati tecnico-scientifici, meritano invece un sistema d'offerta di servizi per l'innovazione decisamente più mirato e ripensato nel modo stesso con il quale questo si presenta; l'attività di queste organizzazioni deve scendere dalle torri d'avorio per assumere un approccio "market-oriented".

I distretti industriali, infine, chiedono di essere presi nella dovuta considerazione non solo sul fronte delle teorie economiche, ma anche e soprattutto nella allocazione delle risorse per l'innovazione, soprattutto se si condivide il principio che queste devono mirare al rafforzamento del cuore del nostro sistema competitivo.

I piani per l'innovazione devono superare le logiche di settore e sposare interventi modulati non solo sui programmi delle singole imprese ma su quelli delle filiere produttive e sui sistemi territoriali dove queste sono insediate.

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I bilanci dei distretti

Seguire l'evoluzione dei distretti attraverso l'osservazione degli indicatori di bilancio delle imprese: &egrave questo ci&ograve che si propone di fare il primo numero della collana dei Quaderni di Ricerca del Club dei Distretti Industriali. L'analisi e il confronto dei bilanci dei vari gruppi di aziende che vi operano sono strumenti sensibilissimi per monitorare lo stato di salute e le tendenze evolutive dei distretti perché vi si riflettono le trasformazioni della catena del valore delle imprese, intreccio vitale tra le strategie distrettuali e quelle delle singole aziende.

In questo primo rapporto, i curatori (Hermes lab) esaminano otto distretti: Biella e Prato per il tessile; Cusio-Valsesia , Lecco e Lumezzane per meccanica e metallurgia; Belluno per l'occhialeria; Fermo e Montebelluna per le calzature. Per ciascun distretto sono stati reperiti i bilanci degli esercizi 1997-98 di campioni consistenti di imprese (in tutto sono 968) operanti nei settori di specializzazione.

Dai dati così costruita sono stati ricavati un "bilancio somma" ed una serie di indicatori economico finanziari utile per il c.d. "benchmarking". Dai vari indica emerge, in primo luogo, che la performance dei distretti nel periodo in esame &egrave stata migliore di quella del campione del rapporto annuale Mediobanca, composto, come &egrave noto, prevalentemente da imprese medie e grandi. Il 1998 &egrave stato un anno di stagnazione per l'industria italiana che ha subito le ripercussioni della crisi asiatica e le imprese distrettuali non si sono sottratte a questa tendenza.

La dinamica del fatturato, per&ograve, risulta migliore nei distretti (+1,1%) rispetto alle grandi imprese dove &egrave diminuita dello 0,3%. Ancora una volta le imprese distrettuali hanno mostrato una maggiore rapidità nel riposizionarsi su mercati più dinamici. anche se vi sono notevoli differenze. I distretti tessili e della calzatura accusano un calo nel fatturato (Fermo -5%; Montebelluna -9%; Biella -4,5%; Prato -1,2%) mentre quelli meccanici e siderurgici hanno realizzato buone performance (Lecco +3,1%, Cusio-Verbania +6,4%; Lumezzane +8,6%).

L'occupazione &egrave cresciuta in cinque distretti su otto, mentre nelle imprese del campione Mediobanca si &egrave verificato un calo di oltre 21mila dipendenti (- 5,2%). Nei distretti, ancora, gli investimenti lordi si sono mantenuti elevati (+12,6% per gli immobilizzi ed in particolare +27% per gli immobilizzi materiali ) e più vivaci di quelli delle grandi imprese, dove la crescita degli immobilizzi materiali lordi &egrave stata del 14,7%.

La banca dati contiene molte informazioni utili per chi deve affrontare i nodi dello sviluppo locale.
Il Quaderno, tuttavia, si sofferma sul delicato rapporto tra imprese di grandi dimensioni (leader) e le performance dei distretti.
Nell'ultimo decennio, infatti, alcuni distretti hanno percorso sentieri evolutivi che li hanno portati a modificare i modelli organizzativi assunti in passato: l'importanza delle economie di scala nella commercializzazione(marchi globali) e la spinta ad operare in reti sempre più lunghe hanno favorito l'affermazione di imprese leader.

Utilizzando un indicatore grezzo di concentrazione (peso del fatturato delle prime cinque imprese su quello totale del distretto), la ricerca distingue tra tre gruppi di distretti: ad elevata polarizzazione (presenza di imprese leader forti), a media concentrazione (significativo numero di imprese di media dimensione e assenza di vere e proprie imprese leader) e distretti caratterizzati da imprenditorialità diffusa.
Al primo gruppo appartengono Belluno (dove le prime cinque imprese realizzano un fatturato di circa 2.000 miliardi) e Montebelluna; nel secondo si trovano Lecco, Lumezzane e Biella, con un fatturato cumulato delle prime cinque imprese intorno ai 1000 miliardi e nessuna impresa oltre i 400 miliardi di fatturato; il terzo gruppo, infine, comprende Fermo, Prato e Cusio-Valsesia, tre distretti in cui il fatturato cumulato delle prime cinque imprese varia dai 400 miliardi di Cusio-Valsesia ai quasi 700 di Fermo.

Analizzando e confrontando la redditività del capitale investito (ROI, reddito generato dalla gestione industriale per ogni lira di capitale investito), si ricava che questa &egrave più bassa a livello di distretto nel suo insieme laddove esiste una marcata presenza di imprese leader, mentre la differenza tra i distretti del secondo e quelli del terzo gruppo &egrave meno netta.

Da queste prime indicazioni, quindi, non sembra che la presenza di imprese leader nel distretto produca necessariamente risultati migliori, almeno dal punto di vista della redditività. Considerando, invece della redditività del capitale investito, i margini operativi in rapporto al fatturato (rapporto tra profitto al lordo di oneri finanziari e imposte e fatturato) si ottengono differenze meno marcate.

Come sottolineano gli autori, il volume propone il frutto di una prima lettura di fenomeni complessi: per giungere a conclusioni più solide occorrerà osservare un maggior numero di distretti e di imprese per smorzare gli effetti di specificità (in primo luogo settoriale) dei singoli distretti. E il Club dei distretti ha già deciso che ripeterà l'indagine sui bilanci del 1999 ampliando la platea delle aziende e dei distretti esaminati.

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Il distretto dell'elettronica di Sestri Ponente

Per molti anni l'economia di Genova &egrave stata segnata dai processi di declino industriale dei suoi settori portanti, con la crisi delle grandi aziende pubbliche e dell'industria "pesante": siderurgia e cantieristica.
E la città ha ancora ben impresse sul suo volto le ferite (ora in via di cicatrizzazione) provocate dalla deindustrializzazione.

Il peggio adesso sembra alle spalle; i problemi non mancano ma fenomeni nuovi come il rapido sviluppo di nuove attività nel settore dell'elettronica e dei servizi ad essa collegati sono il segno tangibile di una inversione di tendenza che sottintende una voglia di reagire.

Dalle ceneri di attività finite male nei settori delle costruzioni navali, l'elettromeccanica, la siderurgia, le produzioni militari, dei mezzi di trasporto sono sorte ("spin off") decine di nuove aziende che operano nel campo delle tecnologie avanzate, dell'elettronica, del biomedicale. Un recente studio della Provincia di Genova ha censito in questi settori oltre 100 aziende, in gran parte localizzate nell'area di Ponente e con baricentro ideale proprio nella parte della città in passato più colpita dal declino industriale.

Sono imprese abbastanza diverse sotto il profilo organizzativo: vi sono società che fanno capo a gruppi multinazionali (Marconi, Esaote e Piaggio Aero Industries); "spin-off " dei vecchi dinosauri delle Partecipazioni Statali e tante piccole e medie imprese private; 20 aziende hanno più di 50 addetti, le altre sono piccole ma dinamiche (tassi di crescita del fatturato del 20% e più all'anno). Anche se non c'&egrave una struttura organizzativa formale, gli operatori di questa realtà iniziano a riconoscersi in un distretto dell'elettronica forte di 9.500 addetti e circa 2.000 miliardi di fatturato annuo.

Con l'indotto si arriva a una occupazione complessiva di 15.000 persone. Nel febbraio 1998 era stata presentata una richiesta alla Regione Liguria per avviare le procedure del riconoscimento del distretto dell'elettronica industriale di Genova ma solo adesso, grazie alla maggiore flessibilità introdotta dalle Bassanini e dalla legge 140/99, questa &egrave diventata una strada concretamente percorribile.

Indipendentemente dagli atti della programmazione regionale a favore dei distrteti (provvedimenti che in Italia spesso si sono limitati a tracciare mappe sul territorio senza preoccuparsi del corredo di strumenti e di incentivi per il loro sviluppo) in questa parte di Genova l'atmosfera del distretto &egrave tangibile; emerge nella ritrovata energia imprenditoriale, nei rapporti di collaborazione tra le imprese, grandi e piccole, nei linguaggi e nei temi in discussione sul piano politico.

Un passo avanti nella istituzionalizzazione di questo distretto che replica nel settore dell'elettronica le logiche dei distretti del sistema moda e del Made in Italy, &egrave stato fatto il 2 giugno 2000. Al termine di un convegno organizzato dalla Provincia di Genova, l'assessore alle attività produttive Marisa Bacigalupo ha annunciato la costituzione di un Comitato a sostegno del distretto dell'elettronica e delle tecnologie avanzate di Sestri Ponente.

Il Comitato ha raccolto adesioni tra associazioni imprenditoriali, enti pubblici, università, centri di ricerca e imprese del settore dell'elettronica, dell'informatica, delle telecomunicazioni e delle tecnologie avanzate. Il Comitato si &egrave dato il compito (ambizioso, ma sempre a portata di mano) di predisporre un piano triennale di attività (infrastrutture, formazione, animazione..) da sottoporre alla Regione. Il documento sarà consegnato prima di fine anno.

La Regione &egrave stata invitata a fare proprio il progetto che si muove in un'ottica diversa rispetto a quella dei Patti Territoriali, perché riguarda una realtà in forte crescita, con buone potenzialità, soprattutto nel collegamento imprese-ricerca.
Al di là dei supporti che la Regione metterà in campo, &egrave una realtà che ha ottime carte da giocare: &egrave un'area in evoluzione, coerentemente con quanto sta succedendo in tutti i settori di specializzazione: elettronica per telecomunicazioni, circuiti stampati, informatica, biomedicale, automazione servizi, software, information technology. Sempre su questo fronte, sollecitata dal Dipartimento di Ingegneria, biofisica ed elettronica dell'Università di Genova, la Provincia ha stanziato 200 milioni per contribuire alla realizzazione di un apposito "incubatore".

Per i distretti del sistema moda e del Made in Italy, esperienze come quelle in corso a Genova, che peraltro non sono le uniche, rappresentano una fonte di idee e di pratiche che possono rivelarsi estremamente preziose nei loro processi di rinnovamento.

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Biella, produces

Una grande virgola rossa che separa "Biella" e "produces": questo &egrave il marchio che dal maggio di quest'anno identifica il distretto tessile biellese.
L'uso di un marchio di area (tema oggetto di riflessione da tempo in molti distretti industriali italiani) rientra in un più ampio progetto di promozione e comunicazione ideato dal Comitato di Distretto, progetto che prevede anche la creazione di una ricca banca dati storica, documentale e visuale.

Lo scopo &egrave quello di promuovere non solo le produzioni tipiche biellese (filati, tessuti di lana, maglie, ecc.), ma la specificità culturale locale.
Questo singolare "mix" di prodotti e cultura, del resto, &egrave ci&ograve che contraddistingue da sempre il distretto biellese e la sua atmosfera industriale, con la compenetrazione tra imprenditorialità e territorio, radici storiche e spirito di iniziativa economica, relazioni sociali e vita materiale.

Il marchio &egrave stato selezionato tra trentasei proposte proprio con questo tipo di finalità: un simbolo grafico semplice, facilmente riconoscibile ma al tempo stesso astratto e senza nessun esplicito richiamo al settore tessile.
La semplice enfasi sul toponimo "Biella" e sulla sua matrice economica. In effetti, anche se in queste valli il settore laniero &egrave dominante per pregnanza storica e resta il motore centrale dello sviluppo locale, le valenze e gli elementi legati al distretto sono molti; legare l'immagine ad solo un aspetto, anche se il più importante, &egrave stato ritenuto limitativo e contrario all'idea stessa di distretto industriale che non &egrave semplice addizione di attività economiche: &egrave coesione sociale, cultura, ambiente e relazioni interpersonali.

La nuova immagine da utilizzare verso l'esterno si presenta con tanto di regole grafiche e una prima cartellina istituzionale composta da tre depliant tematici dedicati rispettivamente al settore tessile, al resto dell'economia biellese e al contesto ambientale, culturale e turistico.
Sono stati realizzati, inoltre, un video e un Cd Rom e questo grazie al materiale raccolto per la banca dati e immagini del progetto promozionale messo a punto dal Comitato di Distretto. Dopo tanto parlare di politiche per i distretti e di strumenti di intervento, finalmente arrivano i primi casi concreti di azioni locali e l'esperienza biellese - insieme a quella dei distretti lombardi - dilata il ventaglio delle agende politiche locali,.

Tornando al marchio d'area, storia e lavoro restano i due temi centrali dell'identità locale e l'attenzione per l'archeologia industriale &egrave il filo rosso che i biellesi hanno coltivato con tanta determinazione per salvaguardare le caratteristiche del loro territorio e della loro vita.
Il Centro Documentazione e Biblioteca della Camera del lavoro di Biella ne &egrave un chiaro esempio, essendo l'archivio tematico più importante del Piemonte.

Anche il paesaggio &egrave intimamente legato al processo di industrializzazione: il territorio &egrave ancora segnato da opifici ottocenteschi, oggi destinati ad attività di servizio ed usi culturali, che costituiscono il primo nucleo di un percorso che coniuga il presente con la storia e la geografia del luogo.
Il settore laniero ha dato origine a tante attività che hanno il loro comune denominatore nella imprenditorialità: nel biellese sono presenti imprese di servizi, trasporti, informatica, telematica, alle consulenze finanziarie, innovazione tecnologica e numerose aziende alimentari: acque minerali, vini, birra, biscotti, formaggi, ecc.

L'industria tessile &egrave diventata sempre più attenta e rispettosa dell'ambiente, sposando un percorso di sviluppo sostenibile; l'eredità storico-industriale &egrave diventata uno dei temi di forte valorizzazione turistica.
Tutto si completa con altri interventi di alta qualificazione ambientale, come la creazione di parchi realizzati anche grazie ai finanziamenti concessi da locali imprenditori tessili. Oggi il distretto biellese occupa oltre 40.000 addetti nell'industria; 26.000 lavorano nel tessile distribuiti tra 1.500 imprese.

Circa la metà delle produzioni prende la strada dell'export e raggiunge principalmente i vicini paesi europei ed in secondo luogo l'Estremo Oriente e le Americhe.
L'immagine e la visibilità del distretto stanno a cuore da tempo ad associazioni e consorzi che tutti i giorni si preoccupano di rafforzare la presenza biellese nei mercati internazionali. Il marchio "Biella, produces" costituisce un'altra freccia a disposizione degli operatori del distretto per realizzare una comunicazione efficace e complementare a quella sin qui svolta in modo molto efficace dalle imprese.

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Envirdis.net

Envirdis (acronimo di European Network for Virtual Districts) &egrave un progetto coordinato dall'Associazione degli Industriali di Vicenza con la partecipazione di quindici partners europei: Associazioni Industriali e Centri per lo sviluppo tecnologico di Francia, Germania, Italia, Spagna e Norvegia e il Club dei Distretti Industriali.

In pratica l'obbiettivo di questo progetto, che beneficia dei contributi della Unione Europea previsti nei Programmi per l'Innovazione, consiste nel fornire alle imprese, tramite un apposito sito internet, strumenti mirati per accedere ad informazioni riguardanti l'innovazione tecnologica e per allacciare partnership con altre imprese o enti di ricerca, Si tratta, in sostanza, di dare vita ad una rete telematica dove imprenditori, ricercatori, agenzie, enti, associazioni ed istituzioni interagiscono tra loro creando un "distretto virtuale" tematico centrato sulla domanda e sull'offerta di servizi per l'innovazione tecnologica: il progetto cerca di sfruttare le potenzialità di Internet per coinvolgere le piccole imprese e si propone di farlo con un occhio particolare al mondo dei distretti industriali.

Il sitoEnvirdis.net (vedere per credere!) consiste in una serie di strumenti user-friendly attraverso i quali si accede a informazioni selezionate o si propongono quesiti, ricerche e collaborazioni, il tutto ovviamente reso più efficace grazie a sensibili motori di ricerca: &egrave una grande vetrina per pubblicizzare le innovazioni relative a prodotti, processi e capacità. Sul piano operativo, ogni giorno sedici organizzazioni (enti, imprese e istituzioni) alimenteranno il sito operando sulla base delle loro conoscenze dei problemi delle pmi.

Le imprese che vogliono accedere ai servizi possono scegliere tra vari tipi di query: "offerta/"ricerca"; "aperta/mirata"; "confidenziale/pubblica". Tutti i documenti pubblici possono essere consultati e le organizzazioni possono scambiarsi informazioni mediante newsgroup o contatto diretto: ed &egrave proprio in queste maglie elastiche e modulabili in tanti modi diversi che emerge il calco del distretto.

Il progetto Envirdis costituisce una base per affrontare tre grandi sfide che le pmi non possono eludere: l'impatto della globalizzazione dei mercati, le opportunità offerte dai computer, l'ispessimento delle relazioni (scambi, collaborazioni, ..) tra le imprese dell'Unione Europea; e per questo ha immaginato un percorso originale che guarda a nuove forme organizzative: le imprese virtuali, le imprese estese, i distretti virtuali.

Del resto cresce la consapevolezza che i distretti industriali materiali che tutti conosciamo devono assolutamente appropriarsi delle nuove tecnologie e sviluppare presto servizi Intranet per il commercio elettronico e per la gestione della supply chain. Secondo uno studio condotto dalla Commissione Europea, nel 2010 saranno non più di 60/65 le imprese globali che opereranno in tutto il mondo.

Queste saranno circondate da un gran numero di piccole imprese; piccole, ma di forte impatto sull'organizzazione e sull'efficacia dei metodi di produzione mondiali, che diverranno sempre più ad alta intensità di capitale umano ("brain intensive").
Questo scenario conferma che non ci sono modelli statici validi per ogni mercato, settore o tendenza, ma le ricette vanno continuamente trasformate per adattarsi al cambiamento continuo: occorre innovare non solo il prodotto ed il processo, ma anche e soprattutto l'organizzazione dell'impresa.

Tutto questo &egrave presente nel modello distrettuale ed &egrave per questo che il distretto industriale italiano &egrave considerato dal progetto Envirdis come un esempio a cui ispirarsi.
Il distretto industriale non &egrave un modello da replicare passivamente, ma un reticolo di relazioni da adattare alle varie situazioni: la capacità di costituire e mantenere relazioni tra le imprese, per realizzare sistemi di organizzazione della produzione flessibili, costituisce uno dei maggiori fattori della competitività dei distretti.

Il modello del distretto virtuale non richiede che le PMI trasformino la loro natura ed offre in modo semplice la possibilità di essere attivi in mercati in cui per competere non sono sufficienti le risorse della singola PMI, ma occorre che attorno ad essa si aggreghino (ecco la virtual district enterprise) risorse addizionali: di know how, di specializzazione e di complementarità.

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Distretti industriali e imprese leader

Alcuni distretti industriali hanno modificato o stanno modificando la loro struttura organizzativa, affrancandosi dalla tradizionale divisione del lavoro tra imprese propria dei "distretti marshalliani".
Gli aspetti più rilevanti di tale cambiamento sono l'affermazione di imprese con una netta posizione di leadership all'interno dei distretti e, più in generale, lo sviluppo di modelli relazionali inter-impresa più formalizzati.

Questi due vettori evolutivi sono emersi in un'indagine condotta su quattro distretti italiani; in particolare sono stati eseguiti studi approfonditi su otto imprese operanti nei distretti delle province di Bari/Matera, Forlì, Pistoia e Udine che, come &egrave noto, sono specializzati nel settore del mobile-arredamento.
Un primo risultato emerso dall'indagine &egrave che le imprese leader localizzate nei quattro distretti stanno seguendo una strategia di crescita che, con le dovute differenze, procede prevalentemente per linee interne.

Alla base di questa scelta vi &egrave l'esigenza di assumere un maggior controllo sulla qualità dei prodotti e di ottimizzare l'intera organizzazione dei processi.
La caratteristica principale dei percorsi di crescita seguiti dalle imprese analizzate &egrave quella della formazione di gruppi industriali attraverso acquisizioni, incorporazione di imprese già esistenti o formazione di nuove imprese. In alcuni casi si tratta di gruppi formalizzati aventi una struttura complessa, comprendente holding finanziarie o società capogruppo.

In altri, invece, le imprese leader si sono limitate ad acquisire quote in partecipazione, spesso di minoranza, di aziende subfornitrici ritenute più strategiche; in quest'ultimo caso i gruppi fanno capo direttamente agli imprenditori proprietari dell'impresa attraverso partecipazione possedute a titolo personale e vanno visti come la continuazione di un processo di crescita imprenditoriale individuale e non come il passaggio verso un diverso rapporto tra proprietà e gestione.

Un secondo aspetto rilevato dall'indagine &egrave la ristrutturazione dei network inter-organizzativi avviata dalle imprese leader. La necessità di dare stabilità alle relazioni di subfornitura, di controllare i flussi materiali, di gestire tutte le informazioni e di ridurre i rischi dovuti a disfunzioni nella gestione della catena del valore ha portato le imprese leader a ristrutturare i rapporti con i subfornitori.

Esse, in particolare, hanno avviato un processo di selezione delle imprese con cui si relazionano, basato non solo sul fattore prezzo, ma anche sull'affidabilità, sulla flessibilità e sulla capacità di recepire e promuovere i cambiamenti; tutto questo ha portato alla riduzione del numero di imprese appartenenti ai relativi network.
Le relazioni che si stabiliscono tra le imprese tendono a stabilizzarsi nel tempo, anche se in taluni casi sono formalizzate da contratti di breve durata che si riferiscono alla singola commessa, e sono caratterizzate da un elevato livello di dipendenza.

Nella maggior parte dei casi, infatti, l'impresa leader richiede l'esclusività del rapporto, programma la produzione delle imprese terze, controlla il flusso delle informazioni, fornisce le materie prime necessarie e comunque non delega mai la fase di progettazione.

Nonostante la superiorità gerarchica, in molti casi l'impresa leader non usa il proprio potere per scaricare sulle imprese terze le fluttuazioni di mercato, in qualità di capacity buffer; al contrario, essa protegge la crescita dell'impresa subfornitrice tanto più quanto più quest'ultima &egrave dipendente da essa per la quota di fatturato dedicato. Va detto, infine, che le diverse modalità con cui le imprese leader hanno perseguito le strategie di crescita per linee interne hanno avuto un differente impatto sui network inter-organizzativi.

Infatti, si &egrave riscontrato in alcune aree un orientamento alla definizione di legami di collaborazione con imprese impegnate in fasi strategiche o dotate di competenze complementari e capacità innovative.
Sulle restanti imprese dei network, tipicamente quelle fornitrici di componenti e semilavorati ritenuti non strategici, le imprese leader esercitano una elevata influenza relazionale, che dipende dalla capacità di saturare la capacità produttiva, dall'elevata intercambiabilità che tali imprese presentano all'interno dei distretti, dal posizionamento che le imprese leader hanno sul mercato e dalla loro superiore dotazione di risorse materiali e immateriali.

Nunzia Carbonara (estratto dalla tesi di dottorato di ricerca in Ingegneria dei Sistemi Avanzati di Produzione : Nuovi modelli di relazioni inter-organizzative nei distretti industriali: il ruolo dell'impresa leader)

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Il distretto conciario di Solofra

Il Servizio Studi e i Nuclei Regionali per la ricerca economica della Banca d'Italia stanno scandagliando i distretti industriali. Queste note sono state ripresa da uno studio della primavera del 1998 del Nucleo Regionale della Campania.

Il distretto conciario di Solofra &egrave situato in provincia di Avellino e comprende anche i territori dei comuni Montoro Inferiore e Montoro Superiore; in tutto, sono 60 kmq dove risiedono circa 28.000 abitanti. Nel distretto operano circa 1.900 unità locali con 7.600 addetti; di questi il 60% appartenente al settore conciario.
Tra le aziende del campione esaminato, la forma giuridica più diffusa (67%) &egrave la S.r.l. e le imprese, anche quelle di medie dimensioni, sono in prevalenza a conduzione familiare. Le funzioni gestionali sono accentrate (gli imprenditori si occupano di tutto un po') e il ricorso allo strumento della delega &egrave raro: tutto questo, anche se presenta caratteri di elasticità, lega le imprese alle persone fisiche ma il rischio degli alterni cicli vitali fino ad oggi &egrave stato contenuto grazie da un forte turnover imprenditoriale.

Il ricambio, infatti, &egrave molto veloce: sebbene la tradizione della concia in questo territorio abbia radici antichissime, l'età media delle imprese &egrave di soli 20 anni.
Il grado di autocontenimento &egrave molto alto, dato che il 99% dei lavoratori specializzati e più del 90% dei lavoratori generici assunti proviene dal distretto, mentre il dato medio dei distretti italiani riferito ai lavoratori specializzati &egrave dell'80%. Per quanto riguarda i rapporti di subfornitura, la ridotta dimensione del distretto e del suo tessuto produttivo determinano una forte dipendenza reciproca fra committenti e fornitori.

Il grado di autonomia delle imprese subfornitrici &egrave particolarmente basso: i rapporti con i committenti sono esclusivi (la quota sul fatturato dei primi tre clienti supera il 70%, contro un dato distrettuale medio del 43%) e stabili (la durata media del rapporto con il primo committente &egrave di 10 anni, contro gli 8,5 anni della media dei distretti).

La pelli arrivano semiconciate dall'Africa e dal Medio Oriente; negli ultimi anni questi paesi hanno realizzato delle politiche per lo sviluppo di concerie in loco e questo ha avuto qualche ripercussione sulle dinamiche competitive delle imprese di Solofra.
Per fronteggiare queste sfide, alcuni imprenditori stanno realizzando accordi di joint venture o acquisizioni di partecipazioni con imprese extracomunitarie.

La propensione all'export &egrave forte (77% del fatturato); i prodotti sono diretti prevalentemente verso l'Estremo Oriente, che ne assorbe oltre il 66%. Il calo degli ordinativi che ha colpito il distretto tra il 1997 ed il 1999 &egrave stato generato proprio dal peso dei mercati asiatici.

Nella commercializzazione del prodotto molte imprese evidenziano elementi di debolezza: la vendita avviene prevalentemente attraverso reti commerciali proprie o rappresentanti esclusivisti. Rispetto ad altri distretti, si ha un minore ricorso ad intermediari specializzati e non ci sono accordi tra le imprese per la commercializzazione di prodotti locali.
La leva promozionale &egrave poco utilizzata e la partecipazione a mostre e fiere specializzate resta una delle poche occasioni utilizzate dagli imprenditori per aggiornarsi sugli orientamenti del mercato.

Nell'attività di export gli unici servizi di supporto utilizzati sistematicamente sono quelli legati al regolamento dei pagamenti, alla spedizione, agli adempimenti doganali e alle coperture assicurative delle merci. La maggior parte delle transazioni con paesi esteri &egrave regolata con lettere di credito; non c'&egrave adeguata consapevolezza o semplicemente non c'&egrave interesse ad ottenere crediti agevolati per il finanziamento (che come &egrave noto hanno più appeal nelle esportazioni di macchinari) o garanzie assicurative a sostegno dell'attività di esportazione; e per questo si fa ampio ricorso al credito ordinario.

L'autofinanziamento &egrave la fonte prevalente degli impieghi in investimenti fissi: le imprese di Solofra ricorrono in maniera minore al credito rispetto anche a quanto avviene negli altri distretti, forse a causa della assenza di una "banca del distretto" che, in particolar modo in Italia centrale, spesso ha svolto un importante ruolo di sostegno allo sviluppo locale.

Dal 1993 al 1998 l'andamento della redditività delle imprese &egrave stato molto variabile, ma tendenzialmente calante: la diminuzione dei profitti pu&ograve essere giustificata dalla peculiare struttura dell'offerta con elevato turnover aziendale, bassa dimensione media delle imprese, prevalenza di forme di concorrenza basate sul prezzo di vendita, che pu&ograve agire come leva negativa della redditività nelle fasi negative del ciclo economico.

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Eventi e news

Siti dedicati ai distretti industriali:
www.sviluppoitalia.it
www.envirdis.net
www.ilsole24ore.it/nordest/doc_documenti_distretti.htm

La voce del Club

Il Club ha partecipato ai seguenti incontri:

  • Università Bocconi - Istituto di Economia Aziendale Gino Zappa
    Quali prospettive per i distretti lombardi nella stagione dell'euro
    Milano, 11 aprile 2000
  • Regione Toscana
    Progetto Closed: i sistemi di gestione a ciclo chiuso nei distretti produttivi
    Firenze, 11 aggio 2000.
  • Incubatore tecnologico Vestone
    Design for district
    Vestone (BS), 13 maggio 2000
  • Gruppo Parlamentare Alleanza Nazionale
    Distretti industriali e sviluppo del mezzogiorno
    Roma, 1 giugno 2000
  • Provincia di Genova
    Il distretto dell'elettronica e delle tecnologie avanzate
    Genova, 2 giugno 2000
  • OECD - Working Party on Small and Medium Sized Enterprises
    Enhancing the Competitiveness of SMEs in the Global Economy: Strategies and Policies
    Bologna, 13-15 giugno
  • Comune di Marsciano (PG) Il distretto industriale; un nuovo tipo di politica industriale come leva per lo sviluppo economico del territorio
    Marsciano, 15 giugnoù
  • Club dei Distretti Industriali
    Innovazione e trasferimento tecnologico nei Distretti Industriali
    Gardone Riviera (BS), 23 giugno 2000 Gli atti del convegno sono consultabili nel sito: ..\..\innovazione\innovazione.html
  • ICE
    Facilities to SMEs - The Italian experience: a leading factor for the success on the foreign markets
    Cairo, 29 giugno 2000
  • Istituto Nazionale per il Commercio Estero - Berlino
    Distretti industriali
    Ein Erfolgsmodell zwischen Tradition und Zukunft
    Berlino, 3 luglio 2000
     

Pubblicazioni sui distretti

Distretti e innovazione

Il distretto industriale di Lecco di fronte alle sfide dell'innovazione e della globalizzazione
Osservatorio Economico Provinciale - Quaderno monografico n.3 CCIAA di Lecco, marzo 2000

Ricerche quantitative

Club dei Distretti industriali
I bilanci dei distretti
Quaderno di Ricerca n.1, aprile 2000

P. Ganugi (a cura di)
Ricerche quantitative per la politica economica nei distretti industriali
Provincia di Prato, Siel - Sistema informativo economia e lavoro Franco Angeli, 1999

Casi di distretti

G. Becattini
Il bruco e la farfalla
Prato: una storia esemplare dell'Italia dei distretti
Le Monnier, 2000

Prossimi eventi

Prato, Villa Medicea di Artimino, 11-15 Settembre 2000
Prospettive dello sviluppo locale
I.R.I.S. - Istituto di Ricerche e Interventi Sociali
Incontri pratesi sullo sviluppo locale, con il patrocinio della società italiana degli economisti, in collaborazione con la rivista Sviluppo Locale.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
I.R.I.S. - Via del Ceppo Vecchio, 57 - 59100 Prato
Tel.0574/607522 - Fax 0574/607601

 

 

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