n° 13 - Aprile 2000

 

 

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Programma per i prossimi due anni

(Il Consiglio di Presidenza, insediato nel corso dell'ultima Assemblea del Club dei distretti, ha designato nuovo Presidente Virgilio Bugatti, amministratore delegato della Pinti Inox e Consigliere di Amministrazione dell'agenzia Lumetel. Questo è il saluto con il quale Bugatti ha accolto l'incarico. NdR.)

"Mi accingo ad assumere la presidenza con entusiasmo e, nello stesso tempo, con una sensazione di responsabilità. Entusiasmo, perché come imprenditore di uno dei distretti storici del nostro paese, quello di Lumezzane, vorrei che il Club contribuisse a diffondere su scala nazionale i valori che stanno alla base del successo dei distretti; valori che si chiamano voglia di rischiare, di fare impresa, di investire nell'azienda che non è solo patrimonio familiare ma del territorio.
Responsabilità perché anche i distretti sono investiti dai processi di globalizzazione e di innovazione che stanno trasformando le nostre economie e si devono attrezzare per rispondere nel migliore dei modi a queste sfide. In questo senso il Club deve giocare un ruolo importante in termini di indirizzo e supporto alle varie esperienze locali. Insieme ai colleghi lavorerò nelle prossime settimane ai programmi di attività che comunque si muoveranno lungo le direttrice sin qui perseguite; adesso mi limito ad affacciare alcune idee di massima sul modo con il quale vorrei interpretare il mandato che mi è stato affidato, un modo che è intrecciato con la storia e l'esperienza del nostro distretto e della nostra agenzia..
E' nostro dovere lavorare per favorire la trasformazione dei distretti; fluidificarne le comunicazioni e la logistica; favorire gli investimenti in intelligenza attraverso un maggiore apporto di ricerca, istruzione, sperimentazione, formazione di professionalità; rilanciare gli investimenti in infrastrutture; difendere le identità locali e della qualità della vita; incoraggiare i processi di diversificazione settoriale con lo sviluppo di attività non tradizionali. E' bene che i tentativi di nuovi "innesti" vengano incoraggiati e che nello stesso tempo ci si prenda cura degli attuali settori di specializzazione.
Occorre spingere sull'acceleratore del passaggio alla società dell'informazione e delle telecomunicazioni; il commercio elettronico altera i parametri spazio-temporali sui quali sono organizzati anche i nostri distretti; in questo senso risulteranno determinanti i processi di diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione e di interconnessione tra le imprese. Il Club sosterrà con tutte le sue forze i progetti che vanno in queste direzioni e istituirà canali di dialogo con tutte le istituzioni che possono contribuire a rafforzare le economie dei distretti. Sono certo che la presenza qui con noi di Innocenzo Cipolletta aprirà la strada a rapporti di collaborazione più stretti tra Confindustria e Club. I distretti non possono essere ricondotti esclusivamente a tematiche settoriali o di piccole impresa; da tempo hanno guadagnato sul campo la dignità per essere considerati come uno dei grandi motori della nostra economia e quindi richiedono attenzioni e strumenti d'intervento adeguati al loro ruolo e alle sfide che hanno di fronte. Vi ringrazio e spero di assolvere in modo adeguato il compito che mi è stato affidato; a tutti, e soprattutto a me stesso e al Club, auguri di buon lavoro".  

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Assemblea del Club

(Il 18 febbraio si è svolta l'assemblea annuale del Club che si è aperta con la relazione del presidente uscente, Paolo Sarti, di cui riportiamo ampi stralci. NdR.)

Sono legato affettivamente al Museo dello Scarpone per il modo singolare con il quale è riuscito a proporsi come "bandiera" economica e culturale del distretto di Montebelluna; un Museo che non è solo un deposito di una storia affascinante come quella della calzatura sportiva, ma è un centro dinamico, un'agenzia di sviluppo, un grande ufficio di rappresentanza; credo che tutti vorremmo avere nei nostri distretti una istituzione, una fondazione come il Museo dello Scarpone; L'attività del Club dei distretti si inserisce, idealmente, nel processo messo in moto dieci anni fa con la legge 317/1991. L'art 36 apriva una piccola finestra su un nuovo modo di fare politica industriale.
Purtroppo il percorso in questi lunghi anni non è stato quello che immaginavamo. Il Club dei distretti è nato nel 1994 per dare una spinta a quel processo. Si presenta ufficialmente a Carpi con un "manifesto per le politiche industriali" dove si chiedeva di avvicinare la cassetta degli interventi di politica industriale dai livelli centrali a quelli locali. Non era una rivendicazione "particolaristica"; non riguardava, infatti, solo i "distretti industriali" ma tutti i "sistemi locali" italiani e sottintendeva un nuovo modo di fare politiche industriali basato sul territorio e sulla responsabilizzazione della comunità delle persone che vi risiedono.
Il Club dei distretti è una organizzazione piccola e determinata, un movimento di opinione che svolge attività di pubbliche relazioni per i distretti industriali che, non dimentichiamo, sono uno dei grandi motori che fanno girare l'economia italiana. Come potete immaginare, non è facile per una piccola organizzazione smuovere il mondo politico italiano! Fortunatamente lungo il proprio percorso, il Club ha trovato una quantità di simpatizzanti, giornalisti, ricercatori, amministratori, agenzie e altre organizzazioni che, caparbiamente, hanno sostenuto insieme ai noi la necessità di una politica industriale centrata sui sistemi di imprese. In occasione dell'ultima assemblea annuale, il Governatore della Banca d'Italia ha osservato che "il raggruppamento di attività specializzate in distretti stimola l'innovazione dei prodotti e delle tecniche di lavorazione; esalta la professionalità e le mobilità dei dipendenti, favorisce nuove iniziative imprenditoriali. I vantaggi gestionali e informativi accrescono le capacità della produzione di rispondere alle oscillazioni della domanda".
Questo autorevole apprezzamento per i distretti incoraggia tutti noi ad andare avanti. Fino ad oggi è stato fatto ben poco per le politiche a favore dello sviluppo dei distretti di piccole e medie imprese ma ultimamente c'è stata una accelerazione di quel processo e, a distanza di dieci anni dalla legge 317, avvertiamo che qualcosa finalmente sta cambiando. Nel 1997 c'è stato un tentativo di spingere le Regioni a fare di più a favore dei distretti (il dl. 266 "Bersani" del '97). Poco dopo sono arrivate le Bassanini e gli interventi di politica industriale sono stati trasferiti alle regioni. Il decreto per la liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica (DL n. 79 del 16/3/99) ha aperto la strada ai consorzi di imprese e molti distretti si sono subito organizzati in questo senso: i consorzi riconosciuti clienti idonei attualmente sono 63 e per la maggior parte sono iniziative legate ai distretti. Nonostante le elevate soglie minime di consumo aziendali per partecipare ai consorzi (1 milione di kwh), una fetta non trascurabile del costituendo mercato libero (circa il 15%) ha per protagonisti le imprese consorziate dei distretti La cosa più interessante è che su un totale di 2.232 punti di prelievo riferiti ai clienti ritenuti idonei, 1292 (ovvero più del 50%) sono imprese consorziate che per la maggior parte operano nei distretti. Un altro passo in avanti è stato fatto con la legge 140/1999 che finalmente ci ha liberati dal cappio dei rigidi parametri statistici fissati nel 1993. Questo, insieme al fondo unico per l'industria, ha risvegliato l'interesse delle Regioni che adesso mostrano più coraggio.
La Toscana ha ridisegnato la mappa dei distretti che da 7 sono diventati 12; le Marche stanno per varare i programmi di interventi per i distretti; anche l'Emilia Romagna ha adottato piani specifici per distretti e sistemi locali. Lo stesso clima si avverte nel Mezzogiorno dove segnatamente la Regione Puglia, la Campania e la Basilicata stanno pensando a progetti per lo sviluppo dei distretti. L'Abruzzo, la Lombardia e Il Piemonte sono più avanti avendo da tempo varato piani di sviluppo per i distretti. Ora si apre un nuovo capitolo che è quello dei contenuti, del confronto, della sperimentazione; dobbiamo mettere in conto un periodo per affinare gli strumenti di intervento a favore dei distretti ma credo che tra non molto avremo una ricca casistica ricca di strumenti, di casi e di progetti. Ma alla fine dipenderà molto da noi, dal nostro impegno diretto, se questo capitolo sarà più o meno interessante. Il Club, sotto la guida prima dell'amico Enrico Botto Paola e poi mia, ha investito buona parte delle sue risorse in questa direzione; attualmente è impegnato su tre fronti:

  1. costituzione di una società per svolgere in modo più efficace il ruolo di protagonista nella definizione delle politiche per lo sviluppo locale e ili rafforzamento dei distretti; proponiamo di creare una società (District Lab) in grado di svolgere interventi focalizzati, nel campo dell'analisi, della formazione, dell'accompagnamento, del tutoraggio e della progettazione delle politiche per i distretti;

  2. organizzazione di momenti di formazione e di messa a fuoco delle politiche di sviluppo per i distretti, e questo sia per i distretti esistenti che per quelli che si stanno formando nel Mezzogiorno;

  3. partecipazione diretta e con funzioni di responsabilità al International Club of Local Cluster con il quale puntiamo a instaurare un dialogo con la Commissione Europea; tra l'altro il Club partecipa al progetto europeo "Envirdis" per sostenere l'innovazione tecnologica nei distretti.

Le assemblea esaminano, commentano e approvano il bilancio dell'Associazione con le entrate e le uscite. Qui vorrei abbozzarne uno più sostanziale relativo all'attività svolta. Tra le voci dell'attivo, oltre all'assetto del mercato libero dell'energia elettrica, sottolineo i risultati raggiunti in termini di visibilità e di credibilità; una credibilità che ci ha permesso di interloquire con la Presidenza del Consiglio, i Ministri dell'industria e del Commercio Estero, le Commissioni parlamentari, l'Autorità per l'Energia Elettrica, il coordinamento delle Regioni, la stampa economica e i partners europei.
E' a questo "di più" di credibilità, di dinamismo e di simpatia che dobbiamo la collaborazione con l'ICE; insieme abbiamo deciso di riunire una volta l'anno gli imprenditori dei distretti a discutere insieme delle prospettive del Made in Italy; lo abbiamo fatto con discreto successo a Mantova, presenti il prof. Onida e il Ministro Fassino. Nelle prossime settimane ci riuniremo con la direzione Ice per varare insieme la prossima edizione di questo evento. Prima di presentare le proposte del Consiglio di Presidenza per il rinnovo degli organi sociali, consentitemi di ripercorre insieme quest'ultimo anno di attività del Club tralasciando la partecipazione ad una lunga lista di convegni e di eventi pubblici dedicati ai distretti:

  • intervento presso le Commissioni Industria e Attività Produttive di Senato e Camera sulla liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica (18 gennaio);

  • seminari sulla liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica con esponenti del Minindustria e dell'Autorità per l'energia; (8 marzo e 3 maggio)

  • realizzazione, insieme ad Ice, di un CD sui distretti industriali pubblicato in tre lingue (italiano, inglese, spagnolo)); il CD ha avuto un notevole successo tanto che Ice e Club hanno deciso di farne una seconda edizione con versioni in francese e tedesco;

  • la partecipazione alla mostra "Argentina e Italia, Paises in movimiento", a Buenos Aires (10-16 maggio); - convegno del 7 luglio organizzato dal Ministero dell'Industria per fare il punto sulle politiche per i distretti alla luce delle novità introdotte nel quadro normativo nazionale e regionale;

  • contributo ai lavori dell'Osservatorio Pmi della Presidenza del Consiglio, una collaborazione avviata dopo il convegno organizzato con la presidenza del Consiglio nel marzo 1998 a Milano; il tavolo, al quale partecipano il Coordinamento delle Regioni il Club dei distretti, le associazioni di categoria, i sindacati e le direzioni dei ministeri interessati, sta organizzando un grosso evento (un convegno con il Ministro dell'Industria e la presidenza del Consiglio) per rilanciare politiche dei distretti;

  • il convegno di Mantova "Rafforzare i distretti, rafforzare l'economia italiana" organizzato insieme a Ice il 24 e 25 settembre;

  • costituzione dell'International Club of Local Cluster, a Parigi, il 25 ottobre, di cui abbiamo assunto la Presidenza;

  • il progetto con la Facoltà di architettura del Politecnico di Milano per valorizzare le funzioni di design a livello di distretti (gennaio 2000);

  • la ricerca sulle dinamiche economiche e finanziarie di un campione di imprese dei distretti italiani.

I distretti associati al Club sono 22; il nuovo Consiglio esaminerà le nuove domanda di adesione pervenute e quelle annunciate. Il Club conferma dunque la sua base e nel nuovo clima creato con le normative nazionali e regionali si prepara a svolgere un ruolo più incisivo. Lo Statuto del Club prevede che gli organi sociali siano rinnovati ogni 4 anni mentre il presidente resta in carica 2 anni.
Insieme al mio mandato scade quindi anche quello degli amici che con me hanno condiviso questa esperienza e che qui ringrazio per la collaborazione. Ringrazio tutti i soci che sostengono l'attività del Club e che mi hanno concordato la loro fiducia onorandomi della carica di Presidente; in particolare penso a quelli che per motivi geografici hanno più difficoltà a partecipare ai nostri incontri (Sassari, Matera…). Voglio rassicurare questo soci che il tema dei distretti del Mezzogiorno è molto caro al Club, come dimostrano le missioni della segreteria in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.
 

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Commercio elettronico per distretti

E-commerce per distretti

La rivoluzione in atto nelle telecomunicazioni offre prospettive inedite per la creazione di nuovi tipi di mercati basati sulla rete internet (E-commerce). L'utilizzo di queste innovazioni sta modificando le fonti dei vantaggi competitivi con conseguenze importanti per il successo delle piccole e medie imprese. In teoria, buona parte delle opportunità dei c.d. "mercati elettronici" sono alla portata anche delle imprese minori; è verosimile, tuttavia, che la maggior parte delle piccole e medie imprese non riesca a presentarsi sulla rete con la visibilità necessaria per trasformare la semplice possibilità di relazioni con gli utenti in effettivo strumento di promozione e vendita. Vi sono, infatti, ostacoli oggettivi e soggettivi legati al deficit di notorietà (i marchi delle Pmi spesso non sono noti), alla necessità di animare i singoli siti con interventi che richiedono ingenti investimenti e risorse umane qualificate, alla complessità degli aspetti logistici legati alle consegne dei prodotti e alla gestione finanziaria. Spesso, però, le piccole e medie imprese non operano come attori isolati ma fanno parte di sistemi territoriali noti come distretti industriali; in questi casi, il loro vantaggio competitivo è rafforzato dai legami che, grazie alla vicinanza territoriale e alla divisione del lavoro, stabiliscono tra loro. Nei distretti industriali l'E-commerce può rappresentare un potente motore di sviluppo perché si adatta bene ad alcune caratteristiche proprie di questi sistemi economici caratterizzati da:

  • una densa rete di scambi tra un numero elevato di operatori;
  • mercati locali specializzati (del lavoro, delle materie prime e dei semilavorati, dei macchinari, dei servizi ausiliari, ecc..);
  • una comune specializzazione merceologica che diventa parte costitutiva dell'identità e dell'immagine del rispettivo territorio (il marmo di Carrara, le piastrelle di Sassuolo, il tessile di Biella o di Prato…)
  • il dinamismo imprenditoriale.
Per la new economy sembrano decisamente più adatti i distretti che le singole imprese che li popolano. Grazie al numero elevato di imprese che operano nello stesso settore o in settori contigui e alle relazioni che queste stabiliscono tra loro, il "sistema distretto" consente di superare parte degli ostacoli che si frappongono alla utilizzazione di queste nuove applicazioni da parte delle imprese minori. L'analisi sul potenziale impatto dell' E-commerce nei distretti presenta numerosi elementi che confermano le interessanti prospettive di utilizzo di questa nuova tecnologia sia nei rapporti tra le aziende del distretto e il mondo esterno che in quelli tra le imprese del distretto.

Vetrine sul mondo esterno

Nel primo caso (rapporti tra il distretto e il mondo esterno), l'E-commerce consente di realizzare vetrine per i prodotti di un numero rilevante di imprese che operano nello stesso settore. In questo modo si raggiunge un effetto "fiera" e un appeal in termini di ampiezza/esaustività dell'offerta e di confronto dei prezzi che poche imprese, da sole, potrebbero ottenere. Motori di ricerca e altri servizi elettronici dovrebbero agevolare la ricerca dei prodotti richiesti che, tra l'altro, proprio nei distretti abbracciano una larga fetta del made in Italy

Un mercato elettronico del distretto può essere articolato in:

  • directory della aziende con le rispettive offerte e motori di ricerca per la loro esatta identificazione;
  • offerte di prodotti a catalogo (le produzione caratteristiche del distretto);
  • offerte speciali di prodotti in stock (i saldi);
  • aste per l'acquisto di materie prime e semilavorati prodotti all'esterno e di servizi; in questo caso i lotti richiesti delle singole imprese vengono messi insieme per strappare condizioni di acquisto più vantaggiose
Nello stesso tempo un mercato elettronico realizzato per il distretto potrebbe svolgere le funzioni di fonte di informazione sul distretto segnalando gli eventi di particolare interesse (commerciale, artistico, culturale…) e rendendo accessibili note economiche, profili di settore, guide turistiche, ecc..

E-commerce interno

Applicazioni altrettanto interessanti si affacciano nel settore "business to business" interno ad ogni distretto. Anche in questo caso, una prima analisi prospetta una serie di opportunità che possono incrementare la competitività delle piccole e medie imprese e rafforzare la loro capacità di soddisfare la domanda in tempi rapidi. Esistono varie forme di mercati elettronici che possono essere organizzati sulle esigenze specifiche delle aziende dei distretti. Uno di questi riguarda le giacenze di MP e semilavorati in magazzino che non sono più utilizzati per errori di previsioni, modifiche nel mix prodotto, dimensioni eccessive dei lotti minimi di acquisto, ecc. Ricerche puntuali condotte in alcuni distretti hanno messo in luce che queste giacenze comportano costi notevoli per le imprese. Vi sono dunque i presupposti economici per organizzare a livello di distretto, con benefici economici per le imprese:

  • "aste inverse" in cui un gestore specializzato svolge ricerche di MP e semilavorati in base ai collegamenti con i data base dove sono raccolte le disponibilità giacenti nei magazzini delle imprese;
  • vendite a "catalogo" delle MP che hanno una rotazione più elevata;
  • "offerte speciali" con inserzioni di imprese che offrono MP e semilavorati a prezzi d'occasione.
Attualmente in molti distretti questo tipo di servizio è svolto in parte da intermediari privati che operano con logiche di stoccaggio (acquisti a prezzi molto bassi). Si ritiene che lo scambio delle MP e dei semilavorati fermi nei magazzini delle imprese possa avvenire sulla base di prezzi che possono garantire un risparmio del 20% per chi acquista e riservare comunque ancora margini interessanti (circa il 20% se confrontati con quelli di realizzo attraverso i canali tradizionali) per chi vende. Il mercato elettronico del distretto consentirebbe, inoltre, di reperire in tempi rapidi le MP e i semilavorati necessari per i processi di produzione; grazie alla contiguità territoriale, in questi casi un efficiente mercato elettronico dei prodotti usati correntemente dalle imprese del distretto può contribuire a risolvere i problemi di rottura di stock negli approvvigionamenti (lotti calibrati, disponibilità immediata della merce, ecc..).

Un percorso di lavoro

Il Club dei distretti industriali si augura che con i fondi previsti nel collegato alla finanziaria 2000 (DL n. 4339) siano incoraggiati i tentativi dei distretti industriali di costituire mercati elettronici di distretto e che si incentivi in modo particolare la creazione di siti di distretto "aperti" al maggior numero di PMI e gestiti preferibilmente da organizzazioni non profit (associazioni di categoria, consorzi, camere di commercio). Al di là di tutto quello che si scrive sulle magnifiche sorti delle nuove applicazioni delle tecnologie e elettroniche e delle telecomunicazioni, per molti distretti si affaccia un percorso di lavoro tutt'altro che agevole. Ogni distretto deve effettuare investimenti in analisi e progettazione; deve aggregare gruppi di imprese, convincerle a fornire informazioni e a investire in software, hardware e interconnessioni; deve promuovere l'uso del commercio elettronico e assistere le imprese nelle fasi di sperimentazione. L'implementazione di questa nuova famiglia di servizi, che vanno dalle compravendite elettroniche alla semplificazione dei rapporti cartacei e di comunicazione tra le imprese, presuppone, per ogni distretto, un attento e complesso lavoro di analisi per definire:

  • i mercati che possono essere effettivamente realizzati sulla rete (prodotti, classificazione con stime del valore delle transazioni totali);
  • la configurazione del tipo di scambi (regole dei mercati, brokeraggio di informazioni, intermediazione commerciale, livelli di sicurezza, privacy, campioni, consegne…)
  • il profilo dell'ente organizzazione che gestisce il mercato;
  • la implementazione pratica del mercato elettronico (hardware, software, grafica, personalizzazione, ecc..)
  • promozione del mercato elettronico tre le PMI del distretto e verso l'esterno;
  • piano finanziario con costi e fonti di finanziamento (abbonamento, pubblicità, ecc..).
All'interno di questa complessa attività il Club dei distretti organizzerà incontri e seminari per confrontare le metodologie di lavoro, i risultati delle analisi e le soluzioni adottate, le fasi di sperimentazione; per scambiare esperienze e individuare le best practices; Il Club cercherà anche di favorire l'interconnessione tra i mercati elettronici dei vari distretti in modo da rendere ancora più interessante il commercio elettronico business to business.

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LA GESTIONE AMBIENTALE NEI DISTRETTI

Ambiente e competitività nei distretti

Data la rilevanza dei distretti industriali nell'economia del Triveneto, sono stati condotti dei casi studio sulla relazione esistente tra problematiche ambientali e le imprese appartenenti ad alcuni dei suoi distretti (occhialeria del Bellunese, sedia del Manzanese, porfido di Trento). Tutto questo per sviscerare il fatto se i distretti industriali, con le loro caratteristiche (i legami che legano le imprese, la propensione alla collaborazione e i rapporti stretti con l'ambiente circostante…), abbiano più o meno difficoltà a fronteggiare le problematiche ambientali senza compromettere la loro competitività economica. Il distretto dell'occhialeria si estende nel Cadore e in una parte della montagna bellunese. Il distretto della sedia si presenta con una elevata densità di aziende nei comuni di Manzano, San Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo (il cosiddetto "triangolo della sedia").
Il distretto del porfido si è sviluppato nella provincia di Trento. Lo sfruttamento delle cave inizia negli anni Trenta; nel 1946 alcuni operai di Albiano si riunirono in cooperativa sfruttare questa risorsa mineraria. L'indagine si è focalizzata su campioni di imprese ma sono state ascoltate anche le autorità locali e le istituzioni del distretto. I dati raccolti sono stati confrontati con quelli ottenuti nelle analoghe ricerche svolte su tutto il Triveneto.
Per individuare i maggiori nodi ambientali è stato chiesto alle imprese di fornire una graduatoria tra una rosa di impatti ambientali generati dalle attività produttive. Nel Triveneto ai primi posti in questa graduatoria troviamo la produzione di rifiuti ed il consumo di energia, due item che hanno un impatto diretto sui costi di breve periodo. Seguono, distaccati, le emissioni in aria ed il rumore.
Al contrario, sia nel distretto della sedia che in quello degli occhiali, al vertice delle preoccupazioni abbiamo le emissioni atmosferiche. A determinare la scala delle priorità non sono fattori di redditività di breve periodo, ma elementi come la reputazione e la prevenzione dei conflitti. Per il distretto di Belluno le emissioni riguardano i fumi di saldatura, la verniciatura, la cottura in forno, la sverniciatura, i trattamenti galvanici e le aspirazioni relative all'assemblaggio (micro-saldature).
Nel caso del distretto della sedia, le emissioni sono legate all'operazione di verniciatura e al taglio del legno. Il distretto del porfido costituisce un caso a parte; in questo caso non sorprende che l'intero campione abbia risposto che il consumo di risorse naturali non-rinnovabili sia il fenomeno più rilevante. Il secondo per importanza è stato individuato nell'impatto sul paesaggio e sul territorio.

La pressione ambientale nei distretti

Successivamente è stato chiesto alle imprese di indicare, in ordine di importanza relativa, le maggiori pressioni esterne di natura ambientale. La legislazione nazionale costituisce il principale punto di riferimento per la gestione ambientale di tutte le imprese, indipendentemente dalla loro localizzazione. Ma emergono anche altri fattori riconducibili ai legami tra struttura produttiva e comunità locali. In particolare nel distretto di Belluno, le aziende sentono forti le pressioni provenienti dagli abitanti.
Queste spinte si sono tradotte in vincoli e le aziende del distretto, oltre a rispettare i limiti fissati per le emissioni in aria, devono utilizzare nuovi strumenti e speciali cautele al fine limitare gli effetti ambientali. E' interessante sottolineare che la maggior parte delle aziende intervistate considera rilevante anche la pressione dei clienti. Non bisogna, infatti, dimenticare che il distretto dell'occhialeria esportazioni grandi quantità di occhiali in Nord America, dove i consumatori sono più sensibili a tali questioni .
Anche nel distretto della sedia si avverte la pressione della comunità locale in fatto di protezione ambientale. Una parte delle aziende intervistate ha risposto che i rapporti con i residenti costituiscono uno dei principali determinanti delle strategie ambientali. Per le imprese del distretto del porfido, infine, a esercitare le pressioni più rilevanti sono, nell'ordine, le norme nazionali, la popolazione locale e le associazioni degli ambientalisti. Elemento caratterizzante della gestione ambientale di molte imprese locate nei distretti industriali è che alcune attività vengono delegate dalla singola impresa ad un ente terzo collettivo.
In tal modo le imprese possono contenere in modo più efficiente l'impatto ambientale. Ad esempio, nel distretto dell'occhialeria l'associazione industriali di Belluno ha creato un apposito Consorzio che ha il compito di informare e assistere le aziende nella alla gestione dei rifiuti solidi. Nel distretto della sedia è stato creato un istituto di ricerca con lo scopo di favorire lo sviluppo tecnologico delle imprese del settore, ma a cui oggi sono stati attribuiti alcuni compiti di gestione ambientale del distretto.
L'istituto assiste le imprese nella problematiche legate alla produzione e di diffusione delle sostanze nocive e individua i provvedimenti da prendere. Gli imprenditori del porfido, infine, hanno costituito una organizzazione per ottimizzare l'attività estrattiva nel rispetto delle normative di salvaguardia dell'ambiente. Anche nella gestione ambientale i distretti industriali sembrano differenziarsi dal resto del sistema produttivo italiano, e i punti di forza riconducibili alla densa rete di collaborazioni e di attività specializzate si riverbera nella gestione delle problematiche ambientali. Sarà interessante vedere come i distretti riusciranno a controbilanciare gli effetti della maggiore pressione ambientale conseguente alla concentrazione di processi produttivi. Stefania Borghini, Fondazione Eni

Enrico Mattei

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Costituita la rete europea dei distretti industriali

I distretti industriali europei si incontrano e iniziano a parlare la stessa lingua, mettendo a fuoco le diverse sfumature di un curioso ventaglio di modelli di sviluppo che prende le forme dei clusters anglosassoni, dei nostri distretti industriali, dei systemes productifs localisés francesi. E nello stesso tempo mettono insieme le proprie storie e si confrontano per immaginare nuovi sentieri di sviluppo.
L'International Club of Local Cluster è stato costituito a Parigi con il supporto dell'Ocse, rappresentato da Paul Cullen del Department of Enterprise and Employment, Irlanda e Sergio Arzeni, coordinatore del programma LEED (Local Economic and Employment Development). Con questo programma l'Ocse da alcuni anni segue su scala internazionale il fenomeno dei clusters e delle reti locali di piccole e medie imprese, un'attività iniziata nel 1995 con una conferenza seguita da una prima pubblicazione (Networks of Enterprises and Local Development).
Attualmente il programma LEED segue con attenzione il rapporto "locale/globale" e i processi di internazionalizzazione delle piccole imprese realizzati con forme di collaborazione tra distretti di diversi paesi (in particolare Romania, Italia e Mexico). "Il Club", recita il documento costitutivo, "si propone di pubblicizzare l'importanza dei sistemi locali di piccole imprese e di rafforzare la visibilità e quindi di operare attivamente per la diffusione di strumenti di sostegno allo sviluppo locale, alla sviluppo di nuova imprenditorialità e alla creazione di occupazione". La carta programmatica è stata sottoscritta da Jean Claude Legér, presidente del Club des District Industriels Francais, Emiliano Duch, del Competitiveness Institute di Barcellona, Paul Gossen di Syntens Business Innovation Network (Olanda), Eric McRory di Scottish Enterprise, Alessandro Cavalieri dell'Irpet (Firenze) e da Andrea Balestri per il Club dei distretti industriali.
A loro si sono uniti Javier Lopez Mora del Coepa di Alicante (Spagna) e José Joaquim Dinis Reis della Regiao Centro (Portugal). L'attiva del nuovo Club europeo si inserisce nel complesso movimento in atto vari paesi nel campo delle nuove politiche regionali; in questo senso svolgerà soprattutto attività di relazioni pubbliche, di promozione e di assistenza progettuale nella definizioni delle politiche di sviluppo più adatte a mobilitare le risorse locale con particolare attenzione alla concentrazione geografica delle attività economiche, all'azione mirata degli attori locali e agli strumenti che possonofertilizzare il capitale colettivo come fattore di competitività per le imprese. La nuova organizzazione si propone dunque come un punto di riferimento per stimolare forme di collaborazione tra distretti, come e già successo recentemente tra i Club italiano e francese per un progetto comunitario che ha come protagonisti tre distretti metalmeccanici: Beziers, Lumezzane e Sant'Etienne.
Nel corso della riunione costitutiva si è affacciato un programma preliminare di attività i cui perni ruotano sullo scambio di esperienze per mutuare le best practices in materia di sviluppo locale. Contestualmente si è proceduto alla designazione delle cariche sociali. Andrea Balestri, del Club italiano, e stato nominato presidente; la designazione del rappresentante italiano è da ricondurre alla notorietà internazionale dei nostri distretti industriali e al loro dinamismo.
La segreteria sarà curata da Sergio Arzeni. Alessandro Cavalieri ha proposto di promuovere una riflessione sul marketing territoriale come strumento non tanto di attrazione di investimenti esterni ma di promozione dell'immagine e delle produzioni specifiche dei distretti industriali. E stato concordato un calendario di massima con i prossimi appuntamenti. Con ogni probabilità il Club Internazionale si riunirà di nuovo a Bruxelles per incontrare la Commissione Europea. In pratica si cercherà di fare leva sulla simpatia che il Presidente Romano Prodi ha manifestato per i distretti italiani ("l'unica vera esperienza di sviluppo economico e sociale che l'Italia può ostentare in Europa") per iniziare un confronto sulle politiche comunitarie per i distretti e le reti locali di piccole imprese. Grazie al sostegno dell'Ocse, e in particolare del programma LEED, questo piccolo esercito di praticanti, a vario titolo, di distretti e sviluppo locale si riunirà di nuovo durante la conferenza ministeriale sulle piccole imprese a Bologna (maggio 2000) e a Trieste nella primavera del 2000.
 

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Eventi e news

Siti dedicati ai distretti industriali:

www.competitiveness.org
www.technicvallee.com

La voce del Club

Il Club ha partecipato ai seguenti incontri:

  • The Competitiveness Institute
    The Challenges of Mature and Emerging Clusters
    Varese, 10-12 Novembre 1999
  • Istituto italiano di cultura- Budapest
    Il distretto industriale italiano e lo sviluppo imprenditoriale in Ungheria:
    esperienze a confronto
    Budapest, 23 novembre 1999
  • Istituto di Ricerca Internazionale
    Costruire ed organizzare con successo i consorzi energetici nel nuovo mercato elettrico
    Milano, 1 dicembre 1999
  • Ambasciata Italiana Lisbona, Ipi
    Collaborazione industriale tra PMI, venti servizi specialistici e distretti industriali italiani e portoghesi
    Lisbona, 12-13 dicembre 1999
  • République Algérienne. Ministere de la participation et de la coordination des reformes
    "Rencontres Algero-Italiennes sur le privatisations et les participations"
    Alger, 16/17 février 2000
  • Alleanza Nazionale - Federazione di Napoli
    Distretti industriali. Un modello da promuovere
    Napoli, 22 gennaio 2000
  • Cisl Bergamo
    Il sistema dei Distretti Industriali e dei Patti Territoriali. Strumenti possibili per uno sviluppo locale nella competizione internazionale
    Bergamo, 2 febbraio 2000
  • République Algérienne - Ministere de la participation et de la coordination des reformes
    "Rencontres Algero-Italiennes sur le privatisations et les participations"
    Alger, 16/17 février 2000
  • Censis, Museo dello Scarpone
    Una ripresa possibile? Distretti industriali e governo del territorio
    Museo dello Scarpone - Montebelluna 18 febbraio 2000
  • OECD - Scottish Enterpise
    "Devolution and Globalisation. Indications for Local Decision-Makers"
    Glasgow, 28/29 febbraio 2000
  • Promotigullio
    Riunione del Comitato di distretto della lavorazione dell'ardesia di Cicagna
    Cicagna, 8 marzo 2000
  • Cna Regione Sicilia e Provincia Agrigento
    Sistemi di piccola impresa e distretti industriali nelle politiche di sviluppo locale
    Agrigento, 18/19 marzo 2000

Pubblicazioni sui distretti

Distretti e ambiente

Distretti industriali e innovazione ambientale

Legambiente
Ente Fiera Padova, marzo 2000

Distretti a Mezzogiorno

D. Cersosimo (a cura di)
Città, paesi, distretti. Trame e nodi della realtà meridionale
Meridiana Libri, 1999 per Banca Carime

G. Viesti
"I Mezzogiorni: tipologie economiche di sistemi locali al Sud",
in Sviluppo Locale
vol. VI, n. 11, 1999, pg 5-32

Le esportazioni e l'efficienza dei distretti

G. Garofoli
"Sistemi locali di impresa e performance dell'impresa minore in Italia" in
F. Traù, a cura di
La questione dimensionale nell'industria italiana. Ricerca del Centro Studi Confindustria e della Fondazione Giuseppe Taliercio
Il Mulino, 1999

Istat
"Il contributo dei distretti industriali alle esportazioni nazionali di manufatti" pg. 109-115
"Efficienza delle imprese ed effetto distretto", pp. 172-175
Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 1998
Istat, Roma 1999

Distretti in Francia

E. Tosatti
Industrial districts in France. Field Study of Eight Industrial Districts and Assessment of the Impact of Government Intervention
Leed Programme, OECD - Paris, 1999

C. Courlet, F. Saget
"Districts industriels et systemes productifs localisés" in Colloque SPL. Des modes spécifiques de développement économique territorial en France
Datar - Toulouse Labége 21 juin 1999

Politiche per i distretti

M. Mistri
"Industrial districts and local governance in the Italian experience", in
Human Systems Management Special issue on "Industrial District of Italy"
Vol. 18, 1999

Prossimi eventi

Bologna 13-15 giugno 2000
OECD - Working Party on Small and Medium Sized Enterprises

Enhancing the Competitiveness of SMEs in the Global Economy: Strategies and Policies
Conferenza ministriale organizzata insieme al Ministero dell'Industria del Governo Italiano. I lavori sono articolati in quattro workshop; il secondo è dedicato ai distretti industriali ("Clusters and Industrial Districts")

 

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