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n°
13 - Aprile 2000
Up^
Programma
per i prossimi due anni
(Il Consiglio di Presidenza, insediato nel corso dell'ultima Assemblea
del Club dei distretti, ha designato nuovo Presidente Virgilio Bugatti,
amministratore delegato della Pinti Inox e Consigliere di Amministrazione
dell'agenzia Lumetel. Questo è il saluto con il quale Bugatti ha accolto
l'incarico. NdR.)
"Mi accingo ad assumere la presidenza con entusiasmo e, nello stesso tempo,
con una sensazione di responsabilità. Entusiasmo, perché come imprenditore
di uno dei distretti storici del nostro paese, quello di Lumezzane, vorrei
che il Club contribuisse a diffondere su scala nazionale i valori che stanno
alla base del successo dei distretti; valori che si chiamano voglia di
rischiare, di fare impresa, di investire nell'azienda che non è solo
patrimonio familiare ma del territorio.
Responsabilità perché anche i distretti sono investiti dai processi di
globalizzazione e di innovazione che stanno trasformando le nostre economie
e si devono attrezzare per rispondere nel migliore dei modi a queste sfide.
In questo senso il Club deve giocare un ruolo importante in termini di
indirizzo e supporto alle varie esperienze locali. Insieme ai colleghi
lavorerò nelle prossime settimane ai programmi di attività che comunque si
muoveranno lungo le direttrice sin qui perseguite; adesso mi limito ad
affacciare alcune idee di massima sul modo con il quale vorrei interpretare
il mandato che mi è stato affidato, un modo che è intrecciato con la storia
e l'esperienza del nostro distretto e della nostra agenzia..
E' nostro dovere lavorare per favorire la trasformazione dei distretti;
fluidificarne le comunicazioni e la logistica; favorire gli investimenti in
intelligenza attraverso un maggiore apporto di ricerca, istruzione,
sperimentazione, formazione di professionalità; rilanciare gli investimenti
in infrastrutture; difendere le identità locali e della qualità della vita;
incoraggiare i processi di diversificazione settoriale con lo sviluppo di
attività non tradizionali. E' bene che i tentativi di nuovi "innesti"
vengano incoraggiati e che nello stesso tempo ci si prenda cura degli
attuali settori di specializzazione.
Occorre spingere sull'acceleratore del passaggio alla società
dell'informazione e delle telecomunicazioni; il commercio elettronico altera
i parametri spazio-temporali sui quali sono organizzati anche i nostri
distretti; in questo senso risulteranno determinanti i processi di
diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione e di interconnessione tra
le imprese. Il Club sosterrà con tutte le sue forze i progetti che vanno in
queste direzioni e istituirà canali di dialogo con tutte le istituzioni che
possono contribuire a rafforzare le economie dei distretti. Sono certo che
la presenza qui con noi di Innocenzo Cipolletta aprirà la strada a rapporti
di collaborazione più stretti tra Confindustria e Club. I distretti non
possono essere ricondotti esclusivamente a tematiche settoriali o di piccole
impresa; da tempo hanno guadagnato sul campo la dignità per essere
considerati come uno dei grandi motori della nostra economia e quindi
richiedono attenzioni e strumenti d'intervento adeguati al loro ruolo e alle
sfide che hanno di fronte. Vi ringrazio e spero di assolvere in modo
adeguato il compito che mi è stato affidato; a tutti, e soprattutto a me
stesso e al Club, auguri di buon lavoro".
Up^
Assemblea
del Club
(Il 18 febbraio si è svolta l'assemblea annuale del Club che si è aperta
con la relazione del presidente uscente, Paolo Sarti, di cui riportiamo ampi
stralci. NdR.)
Sono legato affettivamente al Museo dello Scarpone per il modo singolare con
il quale è riuscito a proporsi come "bandiera" economica e culturale del
distretto di Montebelluna; un Museo che non è solo un deposito di una storia
affascinante come quella della calzatura sportiva, ma è un centro dinamico,
un'agenzia di sviluppo, un grande ufficio di rappresentanza; credo che tutti
vorremmo avere nei nostri distretti una istituzione, una fondazione come il
Museo dello Scarpone; L'attività del Club dei distretti si inserisce,
idealmente, nel processo messo in moto dieci anni fa con la legge 317/1991.
L'art 36 apriva una piccola finestra su un nuovo modo di fare politica
industriale.
Purtroppo il percorso in questi lunghi anni non è stato quello che
immaginavamo. Il Club dei distretti è nato nel 1994 per dare una spinta a
quel processo. Si presenta ufficialmente a Carpi con un "manifesto per le
politiche industriali" dove si chiedeva di avvicinare la cassetta degli
interventi di politica industriale dai livelli centrali a quelli locali. Non
era una rivendicazione "particolaristica"; non riguardava, infatti, solo i
"distretti industriali" ma tutti i "sistemi locali" italiani e sottintendeva
un nuovo modo di fare politiche industriali basato sul territorio e sulla
responsabilizzazione della comunità delle persone che vi risiedono.
Il Club dei distretti è una organizzazione piccola e determinata, un
movimento di opinione che svolge attività di pubbliche relazioni per i
distretti industriali che, non dimentichiamo, sono uno dei grandi motori che
fanno girare l'economia italiana. Come potete immaginare, non è facile per
una piccola organizzazione smuovere il mondo politico italiano!
Fortunatamente lungo il proprio percorso, il Club ha trovato una quantità di
simpatizzanti, giornalisti, ricercatori, amministratori, agenzie e altre
organizzazioni che, caparbiamente, hanno sostenuto insieme ai noi la
necessità di una politica industriale centrata sui sistemi di imprese. In
occasione dell'ultima assemblea annuale, il Governatore della Banca d'Italia
ha osservato che "il raggruppamento di attività specializzate in distretti
stimola l'innovazione dei prodotti e delle tecniche di lavorazione; esalta
la professionalità e le mobilità dei dipendenti, favorisce nuove iniziative
imprenditoriali. I vantaggi gestionali e informativi accrescono le capacità
della produzione di rispondere alle oscillazioni della domanda".
Questo autorevole apprezzamento per i distretti incoraggia tutti noi ad
andare avanti. Fino ad oggi è stato fatto ben poco per le politiche a favore
dello sviluppo dei distretti di piccole e medie imprese ma ultimamente c'è
stata una accelerazione di quel processo e, a distanza di dieci anni dalla
legge 317, avvertiamo che qualcosa finalmente sta cambiando. Nel 1997 c'è
stato un tentativo di spingere le Regioni a fare di più a favore dei
distretti (il dl. 266 "Bersani" del '97). Poco dopo sono arrivate le
Bassanini e gli interventi di politica industriale sono stati trasferiti
alle regioni. Il decreto per la liberalizzazione del mercato dell'energia
elettrica (DL n. 79 del 16/3/99) ha aperto la strada ai consorzi di imprese
e molti distretti si sono subito organizzati in questo senso: i consorzi
riconosciuti clienti idonei attualmente sono 63 e per la maggior parte sono
iniziative legate ai distretti. Nonostante le elevate soglie minime di
consumo aziendali per partecipare ai consorzi (1 milione di kwh), una fetta
non trascurabile del costituendo mercato libero (circa il 15%) ha per
protagonisti le imprese consorziate dei distretti La cosa più interessante è
che su un totale di 2.232 punti di prelievo riferiti ai clienti ritenuti
idonei, 1292 (ovvero più del 50%) sono imprese consorziate che per la
maggior parte operano nei distretti. Un altro passo in avanti è stato fatto
con la legge 140/1999 che finalmente ci ha liberati dal cappio dei rigidi
parametri statistici fissati nel 1993. Questo, insieme al fondo unico per
l'industria, ha risvegliato l'interesse delle Regioni che adesso mostrano
più coraggio.
La Toscana ha ridisegnato la mappa dei distretti che da 7 sono diventati 12;
le Marche stanno per varare i programmi di interventi per i distretti; anche
l'Emilia Romagna ha adottato piani specifici per distretti e sistemi locali.
Lo stesso clima si avverte nel Mezzogiorno dove segnatamente la Regione
Puglia, la Campania e la Basilicata stanno pensando a progetti per lo
sviluppo dei distretti. L'Abruzzo, la Lombardia e Il Piemonte sono più
avanti avendo da tempo varato piani di sviluppo per i distretti. Ora si apre
un nuovo capitolo che è quello dei contenuti, del confronto, della
sperimentazione; dobbiamo mettere in conto un periodo per affinare gli
strumenti di intervento a favore dei distretti ma credo che tra non molto
avremo una ricca casistica ricca di strumenti, di casi e di progetti. Ma
alla fine dipenderà molto da noi, dal nostro impegno diretto, se questo
capitolo sarà più o meno interessante. Il Club, sotto la guida prima
dell'amico Enrico Botto Paola e poi mia, ha investito buona parte delle sue
risorse in questa direzione; attualmente è impegnato su tre fronti:
-
costituzione
di una società per svolgere in modo più efficace il ruolo di protagonista
nella definizione delle politiche per lo sviluppo locale e ili
rafforzamento dei distretti; proponiamo di creare una società (District
Lab) in grado di svolgere interventi focalizzati, nel campo dell'analisi,
della formazione, dell'accompagnamento, del tutoraggio e della
progettazione delle politiche per i distretti;
-
organizzazione
di momenti di formazione e di messa a fuoco delle politiche di sviluppo
per i distretti, e questo sia per i distretti esistenti che per quelli che
si stanno formando nel Mezzogiorno;
-
partecipazione
diretta e con funzioni di responsabilità al International Club of Local
Cluster con il quale puntiamo a instaurare un dialogo con la Commissione
Europea; tra l'altro il Club partecipa al progetto europeo "Envirdis" per
sostenere l'innovazione tecnologica nei distretti.
Le assemblea esaminano, commentano e approvano il bilancio dell'Associazione
con le entrate e le uscite. Qui vorrei abbozzarne uno più sostanziale
relativo all'attività svolta. Tra le voci dell'attivo, oltre all'assetto del
mercato libero dell'energia elettrica, sottolineo i risultati raggiunti in
termini di visibilità e di credibilità; una credibilità che ci ha permesso
di interloquire con la Presidenza del Consiglio, i Ministri dell'industria e
del Commercio Estero, le Commissioni parlamentari, l'Autorità per l'Energia
Elettrica, il coordinamento delle Regioni, la stampa economica e i partners
europei.
E' a questo "di più" di credibilità, di dinamismo e di simpatia che dobbiamo
la collaborazione con l'ICE; insieme abbiamo deciso di riunire una volta
l'anno gli imprenditori dei distretti a discutere insieme delle prospettive
del Made in Italy; lo abbiamo fatto con discreto successo a Mantova,
presenti il prof. Onida e il Ministro Fassino. Nelle prossime settimane ci
riuniremo con la direzione Ice per varare insieme la prossima edizione di
questo evento. Prima di presentare le proposte del Consiglio di Presidenza
per il rinnovo degli organi sociali, consentitemi di ripercorre insieme
quest'ultimo anno di attività del Club tralasciando la partecipazione ad una
lunga lista di convegni e di eventi pubblici dedicati ai distretti:
-
intervento
presso le Commissioni Industria e Attività Produttive di Senato e Camera
sulla liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica (18 gennaio);
-
seminari sulla
liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica con esponenti del
Minindustria e dell'Autorità per l'energia; (8 marzo e 3 maggio)
-
realizzazione,
insieme ad Ice, di un CD sui distretti industriali pubblicato in tre
lingue (italiano, inglese, spagnolo)); il CD ha avuto un notevole successo
tanto che Ice e Club hanno deciso di farne una seconda edizione con
versioni in francese e tedesco;
-
la
partecipazione alla mostra "Argentina e Italia, Paises in movimiento", a
Buenos Aires (10-16 maggio); - convegno del 7 luglio organizzato dal
Ministero dell'Industria per fare il punto sulle politiche per i distretti
alla luce delle novità introdotte nel quadro normativo nazionale e
regionale;
-
contributo ai
lavori dell'Osservatorio Pmi della Presidenza del Consiglio, una
collaborazione avviata dopo il convegno organizzato con la presidenza del
Consiglio nel marzo 1998 a Milano; il tavolo, al quale partecipano il
Coordinamento delle Regioni il Club dei distretti, le associazioni di
categoria, i sindacati e le direzioni dei ministeri interessati, sta
organizzando un grosso evento (un convegno con il Ministro dell'Industria
e la presidenza del Consiglio) per rilanciare politiche dei distretti;
-
il convegno di
Mantova "Rafforzare i distretti, rafforzare l'economia italiana"
organizzato insieme a Ice il 24 e 25 settembre;
-
costituzione
dell'International Club of Local Cluster, a Parigi, il 25 ottobre, di cui
abbiamo assunto la Presidenza;
-
il progetto
con la Facoltà di architettura del Politecnico di Milano per valorizzare
le funzioni di design a livello di distretti (gennaio 2000);
-
la ricerca
sulle dinamiche economiche e finanziarie di un campione di imprese dei
distretti italiani.
I distretti associati al Club sono 22; il nuovo Consiglio esaminerà le nuove
domanda di adesione pervenute e quelle annunciate. Il Club conferma dunque
la sua base e nel nuovo clima creato con le normative nazionali e regionali
si prepara a svolgere un ruolo più incisivo. Lo Statuto del Club prevede che
gli organi sociali siano rinnovati ogni 4 anni mentre il presidente resta in
carica 2 anni.
Insieme al mio mandato scade quindi anche quello degli amici che con me
hanno condiviso questa esperienza e che qui ringrazio per la collaborazione.
Ringrazio tutti i soci che sostengono l'attività del Club e che mi hanno
concordato la loro fiducia onorandomi della carica di Presidente; in
particolare penso a quelli che per motivi geografici hanno più difficoltà a
partecipare ai nostri incontri (Sassari, Matera…). Voglio rassicurare questo
soci che il tema dei distretti del Mezzogiorno è molto caro al Club, come
dimostrano le missioni della segreteria in Campania, Puglia, Basilicata,
Calabria e Sicilia.
Commercio
elettronico per distretti
E-commerce per
distretti
La rivoluzione in atto nelle telecomunicazioni offre prospettive inedite per
la creazione di nuovi tipi di mercati basati sulla rete internet (E-commerce).
L'utilizzo di queste innovazioni sta modificando le fonti dei vantaggi
competitivi con conseguenze importanti per il successo delle piccole e medie
imprese. In teoria, buona parte delle opportunità dei c.d. "mercati
elettronici" sono alla portata anche delle imprese minori; è verosimile,
tuttavia, che la maggior parte delle piccole e medie imprese non riesca a
presentarsi sulla rete con la visibilità necessaria per trasformare la
semplice possibilità di relazioni con gli utenti in effettivo strumento di
promozione e vendita. Vi sono, infatti, ostacoli oggettivi e soggettivi
legati al deficit di notorietà (i marchi delle Pmi spesso non sono noti),
alla necessità di animare i singoli siti con interventi che richiedono
ingenti investimenti e risorse umane qualificate, alla complessità degli
aspetti logistici legati alle consegne dei prodotti e alla gestione
finanziaria. Spesso, però, le piccole e medie imprese non operano come
attori isolati ma fanno parte di sistemi territoriali noti come distretti
industriali; in questi casi, il loro vantaggio competitivo è rafforzato dai
legami che, grazie alla vicinanza territoriale e alla divisione del lavoro,
stabiliscono tra loro. Nei distretti industriali l'E-commerce può
rappresentare un potente motore di sviluppo perché si adatta bene ad alcune
caratteristiche proprie di questi sistemi economici caratterizzati da:
-
una densa
rete di scambi tra un numero elevato di operatori;
-
mercati
locali specializzati (del lavoro, delle materie prime e dei
semilavorati, dei macchinari, dei servizi ausiliari, ecc..);
-
una comune
specializzazione merceologica che diventa parte costitutiva
dell'identità e dell'immagine del rispettivo territorio (il marmo di
Carrara, le piastrelle di Sassuolo, il tessile di Biella o di Prato…)
-
il dinamismo
imprenditoriale.
Per la new
economy sembrano decisamente più adatti i distretti che le singole imprese
che li popolano. Grazie al numero elevato di imprese che operano nello
stesso settore o in settori contigui e alle relazioni che queste
stabiliscono tra loro, il "sistema distretto" consente di superare parte
degli ostacoli che si frappongono alla utilizzazione di queste nuove
applicazioni da parte delle imprese minori. L'analisi sul potenziale
impatto dell' E-commerce nei distretti presenta numerosi elementi che
confermano le interessanti prospettive di utilizzo di questa nuova
tecnologia sia nei rapporti tra le aziende del distretto e il mondo
esterno che in quelli tra le imprese del distretto.
Vetrine
sul mondo esterno
Nel primo
caso (rapporti tra il distretto e il mondo esterno), l'E-commerce
consente di realizzare vetrine per i prodotti di un numero rilevante di
imprese che operano nello stesso settore. In questo modo si raggiunge un
effetto "fiera" e un appeal in termini di ampiezza/esaustività
dell'offerta e di confronto dei prezzi che poche imprese, da sole,
potrebbero ottenere. Motori di ricerca e altri servizi elettronici
dovrebbero agevolare la ricerca dei prodotti richiesti che, tra l'altro,
proprio nei distretti abbracciano una larga fetta del made in Italy
Un mercato
elettronico del distretto può essere articolato in:
-
directory
della aziende con le rispettive offerte e motori di ricerca per la loro
esatta identificazione;
-
offerte di
prodotti a catalogo (le produzione caratteristiche del
distretto);
-
offerte
speciali di prodotti in stock (i saldi);
-
aste per
l'acquisto di materie prime e semilavorati prodotti all'esterno e di
servizi; in questo caso i lotti richiesti delle singole imprese vengono
messi insieme per strappare condizioni di acquisto più vantaggiose
Nello stesso
tempo un mercato elettronico realizzato per il distretto potrebbe svolgere
le funzioni di fonte di informazione sul distretto segnalando gli eventi
di particolare interesse (commerciale, artistico, culturale…) e rendendo
accessibili note economiche, profili di settore, guide turistiche, ecc..
E-commerce
interno
Applicazioni altrettanto interessanti si affacciano nel settore "business
to business" interno ad ogni distretto. Anche in questo caso, una
prima analisi prospetta una serie di opportunità che possono incrementare
la competitività delle piccole e medie imprese e rafforzare la loro
capacità di soddisfare la domanda in tempi rapidi. Esistono varie forme di
mercati elettronici che possono essere organizzati sulle esigenze
specifiche delle aziende dei distretti. Uno di questi riguarda le giacenze
di MP e semilavorati in magazzino che non sono più utilizzati per errori
di previsioni, modifiche nel mix prodotto, dimensioni eccessive dei lotti
minimi di acquisto, ecc. Ricerche puntuali condotte in alcuni distretti
hanno messo in luce che queste giacenze comportano costi notevoli per le
imprese. Vi sono dunque i presupposti economici per organizzare a livello
di distretto, con benefici economici per le imprese:
-
"aste
inverse" in cui un gestore specializzato svolge ricerche di MP e
semilavorati in base ai collegamenti con i data base dove sono raccolte
le disponibilità giacenti nei magazzini delle imprese;
-
vendite a
"catalogo" delle MP che hanno una rotazione più elevata;
-
"offerte
speciali" con inserzioni di imprese che offrono MP e semilavorati a
prezzi d'occasione.
Attualmente in
molti distretti questo tipo di servizio è svolto in parte da intermediari
privati che operano con logiche di stoccaggio (acquisti a prezzi molto
bassi). Si ritiene che lo scambio delle MP e dei semilavorati fermi nei
magazzini delle imprese possa avvenire sulla base di prezzi che possono
garantire un risparmio del 20% per chi acquista e riservare comunque
ancora margini interessanti (circa il 20% se confrontati con quelli di
realizzo attraverso i canali tradizionali) per chi vende. Il mercato
elettronico del distretto consentirebbe, inoltre, di reperire in tempi
rapidi le MP e i semilavorati necessari per i processi di produzione;
grazie alla contiguità territoriale, in questi casi un efficiente mercato
elettronico dei prodotti usati correntemente dalle imprese del distretto
può contribuire a risolvere i problemi di rottura di stock negli
approvvigionamenti (lotti calibrati, disponibilità immediata della merce,
ecc..).
Un
percorso di lavoro
Il Club dei
distretti industriali si augura che con i fondi previsti nel collegato
alla finanziaria 2000 (DL n. 4339) siano incoraggiati i tentativi dei
distretti industriali di costituire mercati elettronici di distretto e che
si incentivi in modo particolare la creazione di siti di distretto
"aperti" al maggior numero di PMI e gestiti preferibilmente da
organizzazioni non profit (associazioni di categoria, consorzi, camere
di commercio). Al di là di tutto quello che si scrive sulle magnifiche
sorti delle nuove applicazioni delle tecnologie e elettroniche e delle
telecomunicazioni, per molti distretti si affaccia un percorso di lavoro
tutt'altro che agevole. Ogni distretto deve effettuare investimenti in
analisi e progettazione; deve aggregare gruppi di imprese, convincerle a
fornire informazioni e a investire in software, hardware e
interconnessioni; deve promuovere l'uso del commercio elettronico e
assistere le imprese nelle fasi di sperimentazione. L'implementazione di
questa nuova famiglia di servizi, che vanno dalle compravendite
elettroniche alla semplificazione dei rapporti cartacei e di comunicazione
tra le imprese, presuppone, per ogni distretto, un attento e complesso
lavoro di analisi per definire:
-
i mercati
che possono essere effettivamente realizzati sulla rete (prodotti,
classificazione con stime del valore delle transazioni totali);
-
la
configurazione del tipo di scambi (regole dei mercati, brokeraggio di
informazioni, intermediazione commerciale, livelli di sicurezza,
privacy, campioni, consegne…)
-
il profilo
dell'ente organizzazione che gestisce il mercato;
-
la
implementazione pratica del mercato elettronico (hardware, software,
grafica, personalizzazione, ecc..)
-
promozione
del mercato elettronico tre le PMI del distretto e verso l'esterno;
-
piano
finanziario con costi e fonti di finanziamento (abbonamento, pubblicità,
ecc..).
All'interno di
questa complessa attività il Club dei distretti organizzerà incontri e
seminari per confrontare le metodologie di lavoro, i risultati delle
analisi e le soluzioni adottate, le fasi di sperimentazione; per scambiare
esperienze e individuare le best practices; Il Club cercherà anche
di favorire l'interconnessione tra i mercati elettronici dei vari
distretti in modo da rendere ancora più interessante il commercio
elettronico business to business.
Up^
LA GESTIONE
AMBIENTALE NEI DISTRETTI
Ambiente e competitività nei distretti
Data la rilevanza dei distretti industriali nell'economia del Triveneto,
sono stati condotti dei casi studio sulla relazione esistente tra
problematiche ambientali e le imprese appartenenti ad alcuni dei suoi
distretti (occhialeria del Bellunese, sedia del Manzanese, porfido di
Trento). Tutto questo per sviscerare il fatto se i distretti industriali,
con le loro caratteristiche (i legami che legano le imprese, la propensione
alla collaborazione e i rapporti stretti con l'ambiente circostante…),
abbiano più o meno difficoltà a fronteggiare le problematiche ambientali
senza compromettere la loro competitività economica. Il distretto
dell'occhialeria si estende nel Cadore e in una parte della montagna
bellunese. Il distretto della sedia si presenta con una elevata densità di
aziende nei comuni di Manzano, San Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo
(il cosiddetto "triangolo della sedia").
Il distretto del porfido si è sviluppato nella provincia di Trento. Lo
sfruttamento delle cave inizia negli anni Trenta; nel 1946 alcuni operai di
Albiano si riunirono in cooperativa sfruttare questa risorsa mineraria.
L'indagine si è focalizzata su campioni di imprese ma sono state ascoltate
anche le autorità locali e le istituzioni del distretto. I dati raccolti
sono stati confrontati con quelli ottenuti nelle analoghe ricerche svolte su
tutto il Triveneto.
Per individuare i maggiori nodi ambientali è stato chiesto alle imprese di
fornire una graduatoria tra una rosa di impatti ambientali generati dalle
attività produttive. Nel Triveneto ai primi posti in questa graduatoria
troviamo la produzione di rifiuti ed il consumo di energia, due item che
hanno un impatto diretto sui costi di breve periodo. Seguono, distaccati, le
emissioni in aria ed il rumore.
Al contrario, sia nel distretto della sedia che in quello degli occhiali, al
vertice delle preoccupazioni abbiamo le emissioni atmosferiche. A
determinare la scala delle priorità non sono fattori di redditività di breve
periodo, ma elementi come la reputazione e la prevenzione dei conflitti. Per
il distretto di Belluno le emissioni riguardano i fumi di saldatura, la
verniciatura, la cottura in forno, la sverniciatura, i trattamenti galvanici
e le aspirazioni relative all'assemblaggio (micro-saldature).
Nel caso del distretto della sedia, le emissioni sono legate all'operazione
di verniciatura e al taglio del legno. Il distretto del porfido costituisce
un caso a parte; in questo caso non sorprende che l'intero campione abbia
risposto che il consumo di risorse naturali non-rinnovabili sia il fenomeno
più rilevante. Il secondo per importanza è stato individuato nell'impatto
sul paesaggio e sul territorio.
La pressione ambientale nei distretti
Successivamente è stato chiesto alle imprese di indicare, in ordine di
importanza relativa, le maggiori pressioni esterne di natura ambientale. La
legislazione nazionale costituisce il principale punto di riferimento per la
gestione ambientale di tutte le imprese, indipendentemente dalla loro
localizzazione. Ma emergono anche altri fattori riconducibili ai legami tra
struttura produttiva e comunità locali. In particolare nel distretto di
Belluno, le aziende sentono forti le pressioni provenienti dagli abitanti.
Queste spinte si sono tradotte in vincoli e le aziende del distretto, oltre
a rispettare i limiti fissati per le emissioni in aria, devono utilizzare
nuovi strumenti e speciali cautele al fine limitare gli effetti ambientali.
E' interessante sottolineare che la maggior parte delle aziende intervistate
considera rilevante anche la pressione dei clienti. Non bisogna, infatti,
dimenticare che il distretto dell'occhialeria esportazioni grandi quantità
di occhiali in Nord America, dove i consumatori sono più sensibili a tali
questioni .
Anche nel distretto della sedia si avverte la pressione della comunità
locale in fatto di protezione ambientale. Una parte delle aziende
intervistate ha risposto che i rapporti con i residenti costituiscono uno
dei principali determinanti delle strategie ambientali. Per le imprese del
distretto del porfido, infine, a esercitare le pressioni più rilevanti sono,
nell'ordine, le norme nazionali, la popolazione locale e le associazioni
degli ambientalisti. Elemento caratterizzante della gestione ambientale di
molte imprese locate nei distretti industriali è che alcune attività vengono
delegate dalla singola impresa ad un ente terzo collettivo.
In tal modo le imprese possono contenere in modo più efficiente l'impatto
ambientale. Ad esempio, nel distretto dell'occhialeria l'associazione
industriali di Belluno ha creato un apposito Consorzio che ha il compito di
informare e assistere le aziende nella alla gestione dei rifiuti solidi. Nel
distretto della sedia è stato creato un istituto di ricerca con lo scopo di
favorire lo sviluppo tecnologico delle imprese del settore, ma a cui oggi
sono stati attribuiti alcuni compiti di gestione ambientale del distretto.
L'istituto assiste le imprese nella problematiche legate alla produzione e
di diffusione delle sostanze nocive e individua i provvedimenti da prendere.
Gli imprenditori del porfido, infine, hanno costituito una organizzazione
per ottimizzare l'attività estrattiva nel rispetto delle normative di
salvaguardia dell'ambiente. Anche nella gestione ambientale i distretti
industriali sembrano differenziarsi dal resto del sistema produttivo
italiano, e i punti di forza riconducibili alla densa rete di collaborazioni
e di attività specializzate si riverbera nella gestione delle problematiche
ambientali. Sarà interessante vedere come i distretti riusciranno a
controbilanciare gli effetti della maggiore pressione ambientale conseguente
alla concentrazione di processi produttivi. Stefania Borghini, Fondazione
Eni
Enrico Mattei
Up^
Costituita la
rete europea dei distretti industriali
I distretti industriali europei si incontrano e iniziano a parlare la stessa
lingua, mettendo a fuoco le diverse sfumature di un curioso ventaglio di
modelli di sviluppo che prende le forme dei clusters anglosassoni,
dei nostri distretti industriali, dei systemes productifs
localisés francesi. E nello stesso tempo mettono insieme le proprie
storie e si confrontano per immaginare nuovi sentieri di sviluppo.
L'International Club of Local Cluster è stato costituito a Parigi con
il supporto dell'Ocse, rappresentato da Paul Cullen del Department of
Enterprise and Employment, Irlanda e Sergio Arzeni, coordinatore del
programma LEED (Local Economic and Employment Development). Con questo
programma l'Ocse da alcuni anni segue su scala internazionale il fenomeno
dei clusters e delle reti locali di piccole e medie imprese, un'attività
iniziata nel 1995 con una conferenza seguita da una prima pubblicazione (Networks
of Enterprises and Local Development).
Attualmente il programma LEED segue con attenzione il rapporto
"locale/globale" e i processi di internazionalizzazione delle piccole
imprese realizzati con forme di collaborazione tra distretti di diversi
paesi (in particolare Romania, Italia e Mexico). "Il Club", recita il
documento costitutivo, "si propone di pubblicizzare l'importanza dei sistemi
locali di piccole imprese e di rafforzare la visibilità e quindi di operare
attivamente per la diffusione di strumenti di sostegno allo sviluppo locale,
alla sviluppo di nuova imprenditorialità e alla creazione di occupazione".
La carta programmatica è stata sottoscritta da Jean Claude Legér, presidente
del Club des District Industriels Francais, Emiliano Duch, del
Competitiveness Institute di Barcellona, Paul Gossen di Syntens Business
Innovation Network (Olanda), Eric McRory di Scottish Enterprise,
Alessandro Cavalieri dell'Irpet (Firenze) e da Andrea Balestri per il
Club dei distretti industriali.
A loro si sono uniti Javier Lopez Mora del Coepa di Alicante (Spagna)
e José Joaquim Dinis Reis della Regiao Centro (Portugal). L'attiva
del nuovo Club europeo si inserisce nel complesso movimento in atto vari
paesi nel campo delle nuove politiche regionali; in questo senso svolgerà
soprattutto attività di relazioni pubbliche, di promozione e di assistenza
progettuale nella definizioni delle politiche di sviluppo più adatte a
mobilitare le risorse locale con particolare attenzione alla concentrazione
geografica delle attività economiche, all'azione mirata degli attori locali
e agli strumenti che possonofertilizzare il capitale colettivo come fattore
di competitività per le imprese. La nuova organizzazione si propone dunque
come un punto di riferimento per stimolare forme di collaborazione tra
distretti, come e già successo recentemente tra i Club italiano e francese
per un progetto comunitario che ha come protagonisti tre distretti
metalmeccanici: Beziers, Lumezzane e Sant'Etienne.
Nel corso della riunione costitutiva si è affacciato un programma
preliminare di attività i cui perni ruotano sullo scambio di esperienze per
mutuare le best practices in materia di sviluppo locale. Contestualmente si
è proceduto alla designazione delle cariche sociali. Andrea Balestri, del
Club italiano, e stato nominato presidente; la designazione del
rappresentante italiano è da ricondurre alla notorietà internazionale dei
nostri distretti industriali e al loro dinamismo.
La segreteria sarà curata da Sergio Arzeni. Alessandro Cavalieri ha proposto
di promuovere una riflessione sul marketing territoriale come strumento non
tanto di attrazione di investimenti esterni ma di promozione dell'immagine e
delle produzioni specifiche dei distretti industriali. E stato concordato un
calendario di massima con i prossimi appuntamenti. Con ogni probabilità il
Club Internazionale si riunirà di nuovo a Bruxelles per incontrare la
Commissione Europea. In pratica si cercherà di fare leva sulla simpatia che
il Presidente Romano Prodi ha manifestato per i distretti italiani ("l'unica
vera esperienza di sviluppo economico e sociale che l'Italia può ostentare
in Europa") per iniziare un confronto sulle politiche comunitarie per i
distretti e le reti locali di piccole imprese. Grazie al sostegno dell'Ocse,
e in particolare del programma LEED, questo piccolo esercito di praticanti,
a vario titolo, di distretti e sviluppo locale si riunirà di nuovo durante
la conferenza ministeriale sulle piccole imprese a Bologna (maggio 2000) e a
Trieste nella primavera del 2000.
Up^
Eventi e news
Siti dedicati ai distretti industriali:
www.competitiveness.org
www.technicvallee.com
La voce del Club
Il Club ha partecipato ai seguenti incontri:
-
The
Competitiveness Institute
The Challenges of Mature and Emerging Clusters
Varese, 10-12 Novembre 1999
-
Istituto
italiano di cultura- Budapest
Il distretto industriale italiano e lo sviluppo imprenditoriale in
Ungheria:
esperienze a confronto
Budapest, 23 novembre 1999
-
Istituto di
Ricerca Internazionale
Costruire ed organizzare con successo i consorzi energetici nel nuovo
mercato elettrico
Milano, 1 dicembre 1999
-
Ambasciata
Italiana Lisbona, Ipi
Collaborazione industriale tra PMI, venti servizi specialistici e
distretti industriali italiani e portoghesi
Lisbona, 12-13 dicembre 1999
-
République
Algérienne. Ministere de la participation et de la coordination des
reformes
"Rencontres Algero-Italiennes sur le privatisations et les
participations"
Alger, 16/17 février 2000
-
Alleanza
Nazionale - Federazione di Napoli
Distretti industriali. Un modello da promuovere
Napoli, 22 gennaio 2000
-
Cisl Bergamo
Il sistema dei Distretti Industriali e dei Patti Territoriali.
Strumenti possibili per uno sviluppo locale nella competizione
internazionale
Bergamo, 2 febbraio 2000
-
République
Algérienne - Ministere de la participation et de la coordination des
reformes
"Rencontres Algero-Italiennes sur le privatisations et les
participations"
Alger, 16/17 février 2000
-
Censis,
Museo dello Scarpone
Una ripresa possibile? Distretti industriali e governo del territorio
Museo dello Scarpone - Montebelluna 18 febbraio 2000
-
OECD -
Scottish Enterpise
"Devolution and Globalisation. Indications for Local Decision-Makers"
Glasgow, 28/29 febbraio 2000
-
Promotigullio
Riunione del Comitato di distretto della lavorazione dell'ardesia di
Cicagna
Cicagna, 8 marzo 2000
-
Cna Regione
Sicilia e Provincia Agrigento
Sistemi di piccola impresa e distretti industriali nelle politiche di
sviluppo locale
Agrigento, 18/19 marzo 2000
Pubblicazioni sui distretti
Distretti e ambiente
Distretti industriali e innovazione ambientale
Legambiente
Ente Fiera Padova, marzo 2000
Distretti a Mezzogiorno
D. Cersosimo (a cura di)
Città, paesi, distretti. Trame e nodi della realtà meridionale
Meridiana Libri, 1999 per Banca Carime
G. Viesti
"I Mezzogiorni: tipologie economiche di sistemi locali al Sud",
in Sviluppo Locale
vol. VI, n. 11, 1999, pg 5-32
Le esportazioni e l'efficienza dei distretti
G. Garofoli
"Sistemi locali di impresa e performance dell'impresa minore in Italia" in
F. Traù, a cura di
La questione dimensionale nell'industria italiana. Ricerca del Centro
Studi Confindustria e della Fondazione Giuseppe Taliercio
Il Mulino, 1999
Istat
"Il contributo dei distretti industriali alle esportazioni nazionali di
manufatti" pg. 109-115
"Efficienza delle imprese ed effetto distretto", pp. 172-175
Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 1998
Istat, Roma 1999
Distretti in Francia
E. Tosatti
Industrial districts in France. Field Study of Eight Industrial Districts
and Assessment of the Impact of Government Intervention
Leed Programme, OECD - Paris, 1999
C. Courlet, F. Saget
"Districts industriels et systemes productifs localisés" in Colloque
SPL. Des modes spécifiques de développement économique territorial en France
Datar - Toulouse Labége 21 juin 1999
Politiche per i distretti
M. Mistri
"Industrial districts and local governance in the Italian experience", in
Human Systems Management Special issue on "Industrial District of Italy"
Vol. 18, 1999
Prossimi eventi
Bologna 13-15 giugno 2000
OECD - Working Party on Small and Medium Sized Enterprises
Enhancing the Competitiveness of SMEs in the Global Economy: Strategies
and Policies
Conferenza ministriale organizzata insieme al Ministero dell'Industria
del Governo Italiano. I lavori sono articolati in quattro workshop; il
secondo è dedicato ai distretti industriali ("Clusters and Industrial
Districts")
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