n° 10 - Febbraio 1999

 

 

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Quanto ancora i distretti devono attendere?

Lo scorso ottobre ci eravamo lasciati prendere la mano tanto da prospettare l'inizio di un nuovo capitolo nelle politiche per i distretti industriali. All'orizzonte c'era l'appuntamento con le Bassanini che trasferiscono alle Regioni le politiche industriali; c'era il decreto con il quale il Ministro Bersani liberava la definizione dei distretti dal letto di Procuste dei parametri statistici lasciando ampia autonomia alle Regioni; c'erano i lavori della conferenza Stato Regioni dove prendeva corpo il Fondo Unico Nazionale per l'Industria; c'era il tavolo di lavoro sui distretti industriali istituito presso l'Osservatorio per la Piccola Imprese della Presidenza del Consiglio dei Ministri; c'era l'interesse per i programmi di industrializzazione sul modello distretti nel Mezzogiorno; c'erano i riflettori della nostra diplomazia commerciale puntati costantemente sui distretti.

Proprio mentre il traguardo sembrava a portata di mano è caduto il Governo e i due passi avanti sono diventati tre passi indietro. Tutti gli appuntamenti sono stati rinviati. Una buona parte delle Regioni non si è attrezzata per rilevare le funzioni delegate; il decreto Bersani, caduto insieme al Governo, riprende in questi giorni il suo iter nelle Commissioni Parlamentari; l'Unione Monetaria, il Patto Sociale per lo Sviluppo e lo spezzatino dell'Enel hanno monopolizzato di nuovo l'attenzione.

Tutto fa pensare che il nostro ordinamento non riesce a digerire le più piccole dosi di federalismo. Le Commissioni Parlamentari della Programmazione Economica e del Lavoro stanno licenziando un disegno di legge che riporta la definizione dei distretti industriali sotto l'ala del Governo, "delegato ad emanare un decreto legislativo con il quale suddivide il territorio nazionale in Sistemi locali del lavoro e individua tra questi i distretti economico-produttivi, sulla base di indicatori statistici. Detti indicatori dovranno essere elaborati a cura dell'Istat, che ne curerà anche l'aggiornamento periodico. Essi considereranno fenomeni demografici, sociali ed economici nonché la dotazione infrastrutturale e la presenza di fattori di localizzazione, situazione orografica e condizione ambientale. Detta individuazione avrà valore di criterio unico ai fini della programmazione delle politiche di sviluppo..."

La produzione legislativa italiana non segue, evidentemente, percorsi lineari e non resta che rassegnarsi di fronte alle spinte e contro spinte che vanno ora in questa, ora nell'altra direzione. Il popolo dei distretti non alza la voce e non agitata nuove emergenze; che continui, dunque, barcamenarsi come ha fatto fino ad oggi. Nessuno sembra voler prendere sul serio le spie delle difficoltà congiunturali che fanno fibrillare minacciosamente il quadro economico dei distretti e delle nostre esportazioni.

Il filo spezzato delle politiche per i distretti può essere ricucito solo da una rapida approvazione del decreto Bersani ma, soprattutto, da una azione energica da parte delle Regioni. Fino ad oggi i programmi regionali a favore dei distretti sono stati poca cosa; alcune non hanno ancora provveduto a riconoscerli e molte non hanno varato programmi di intervento. Un colpo di acceleratore potrebbe arrivare dal decreto sul riassetto del mercato dell'energia elettrica; il Club ha chiesto alle Commissioni Parlamentari che le imprese dei distretti riconosciuti dalle Regioni possano consorziarsi e diventare clienti idonei. L'obbiettivo primario resta quello della riduzione dei costi dell'energia elettrica ma anche la definizione di clienti idonei proposta dal Club potrebbe far fare un piccolo passo avanti in un percorso che nessuno sembra seriamente intenzionato a imboccare.

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I seminari di Artimino sullo Sviluppo Locale

L'importanza del territorio

Lo scorso settembre, nella cornice rinascimentale della villa medicea di Artimino, un piccolo centro a pochi chilometri da Prato, si è svolta l'ottava edizione degli incontri Iris (Istituto di ricerche e interventi sociali) sullo sviluppo locale.

Per una settimana esperti e giovani ricercatori hanno discusso appassionatamente di "Politiche e strumenti per lo Sviluppo Locale". Negli ultimi anni, la "libera scuola di Artimino", come affettuosamente la chiama l'infaticabile animatore degli incontri, Giacomo Becattini, è stata una delle sedi più qualificate di confronto e di discussione interdisciplinare per gli studiosi che si sono occupati di distretti industriali e di sviluppo locale.

Ad Artimino, questa volta, si è discusso soprattutto di politiche e di strumenti per lo sviluppo locale nel nostro Paese.

Le sfide che i sistemi industriali locali sono chiamati a raccogliere oggi con maggiore urgenza sono, tra le altre, l'introduzione della moneta unica e la globalizzazione dei mercati.

Un passo deciso in direzione di una maggiore federalismo è stato compiuto recentemente dal Governo con le riforme dei D.L. "Bassanini" e, nel caso delle politiche industriali, "Bersani".

Quest'ultimo decreto ha il merito di modificare l'intervento dello Stato nell'industria unificando le procedure per l'erogazione di fondi e di agevolazioni ma è stata comunque criticata da Sebastiano Brusco. Questi, nel suo intervento, ha evidenziato come la mancanza di una procedura che consenta una valutazione chiara degli interventi non permetta di constatare la reale efficacia della politica industriale posta in essere. Nella riforma Bersani, inoltre, si è avvertita la mancanza di una politica industriale per i sistemi produttivi locali che desse una risposta, ad esempio, alle necessità di individuare soggetti attuatori, fonti di finanziamento e modi della gestione. Nelle esperienze sin qui compiute è abbastanza chiaro che le risorse messe a disposizione dal Ministero dell'Industria sono state utilizzate in gran parte da singole aziende di medie e grandi dimensioni che hanno impiegato gli stanziamenti per consolidare la propria posizione. Resta dunque fondamentalmente senza risposta l'esigenza di introdurre in Italia una vera politica per i sistemi locali. Brusco ha sottolineato come sia sbagliato sostenere la necessità di una politica per i soli distretti industriali. A suo parere, infatti, tutti i sistemi locali territoriali devono essere oggetto di un intervento di politica industriale reale.

Intervento, quest'ultimo, che dovrà avere origine nel luogo dove porterà i suoi effetti e quindi lontano da ingerenze da parte di Stato e Regioni. Questo nuovo modo di gestire lo sviluppo nelle economie locali dovrà essere realizzato da apposite "società d'area", ossia società di capitali con compiti pubblici di intervento nel territorio.


Politiche di promozione territoriale

Le ragioni che spingono gli economisti e gli studiosi di sviluppo locale a sostenere con fermezza l'esigenza nuove strategie di intervento pubblico sono da ricercare non solo nel fallimento delle politiche territoriali sin qui attuate ma soprattutto nel fatto che i distretti e i sistemi locali di piccole e medie imprese, veri protagonisti dell'economia nazionale e locale, finora sono stati poco considerati dalle istituzioni.

Nel suo intervento Gianfranco Viesti ha messo in evidenza che gli strumenti di promozione territoriale devono essere diversificati a seconda delle specifiche esigenze del territorio oggetto dell'intervento. Nello stesso tempo ha messo in guardia dalla proliferazione incontrollata degli strumenti a disposizione ("politica additiva"). La stessa possibilità di scegliere tra patti territoriali e contratti d'area, per esempio, deve essere accompagnata non solo dalla concorrenza tra le imprese appartenenti ad una specifica area, ma anche da una concorrenza tra aree. E questo in relazione ai problemi di sviluppo presenti nel Meridione, dove un'azienda che decida di investire deve avere la possibilità di scegliere l'area più adatta a garantire effettive prospettive di sviluppo.

È importante capire, come ha sottolineato Enzo Rullani, che le politiche territoriali non devono limitarsi a creare nuovi soggetti e nuova burocrazia. Devono invece avere il compito di sollecitare le istituzioni favorendo il passaggio da un sistema di tipo fordista, cioè basato sulla divisione parcellizzata degli incarichi, ad uno post-fordista, l'unico in grado di gestire la flessibilità richiesta nel nuovo sistema sociale ed economico che si sta delineando. La globalizzazione dell'economia e la crescente complessità della complessità delle arene competitive impongono alle aziende di trasformarsi, modificando il posizionamento sul mercato e le logiche di coordinamento delle attività. Anche le istituzioni devono essere oggetto di una trasformazione sostanziale che le renda più flessibili e moderne.

La crescita e la trasformazione dell'industria nelle regioni del NEC (Nord-Est-Centro) sono state caratterizzate da processi di aggregazione che hanno portato alla costituzione di gruppi formali (o informali) di imprese. È il caso del distretto industriale del mobile dell'Alto Livenza, un'area a cavallo tra le province di Pordenone e Treviso dove, a partire dagli anni '80 e poi attraverso successive filiazioni ed acquisizioni, alcune aziende locali hanno creato gruppi composti in media da 4 o 5 mobilifici con specializzazioni produttive distinte. Attualmente nel distretto si contano circa dieci gruppi e tra questi vi sono alcuni dei più importanti produttori nazionali ed europei di mobili per la casa, con fatturati superiori ai 100 miliardi. Il modello NEC sembra avviato bene e conferma di essere vincente anche nei giochi della competizione globale. Le peculiarità di questi sistemi produttivi, basati sulle medie e piccole imprese, deve essere tenuta in grande considerazione nelle politiche industriali, ha sostenuto Valeriano Balloni. Per quanto riguarda le esportazioni, nel 1996 le regioni NEC (come evidenziato nella tabella) incidevano per il 42% circa sul totale dell'export nazionale, con un marcato aumento rispetto alla media del quinquennio 1987-91 (38,5%). I dati mostrano, ad esempio, che il settore del legno rimane fondamentale nel complesso delle esportazioni italiane.

E' stato sottolineato, tuttavia, che anche nell'ultimo decennio il referente principale delle politiche industriali attuate bene o male nel nostro Paese è stata la grande industria privata e pubblica, mentre soggetti come le medie e piccole imprese sono rimaste nell'ombra.

Una sezione degli incontri è stata dedicata al tema della formazione. Vittorio Capecchi ha sostenuto senza mezzi termini la necessità di incoraggiare in tutti i modi la formazione continua, terreno dove l'Italia si presenta con gravi ritardi rispetto agli altri paesi dell'Unione Europea, soprattutto per le enormi contraddizioni che emergono dalla differenza tra Nord e Sud. Ad un Nord organizzato che riesce a gestire efficacemente le risorse comunitarie, infatti, fa riscontro un Sud dove i soldi stanziati "servono ancora a finanziare strutture amiche".


Politiche industriali per i distretti

I distretti industriali costituiscono una realtà fondamentale del nostro sistema economico. Secondo uno studio dell'Istat in Italia esistono circa 200 distretti per un totale di 2.200.000 addetti (il 42% dell'occupazione manifatturiera italiana). Vista l'importanza di questi nuclei industriali, che vantano un saldo commerciale di oltre 150.000 miliardi di lire, buon senso vorrebbe che questi particolari sistemi locali siano oggetto di politiche industriali e di maggiore attenzione da parte dello Stato.

Le istituzioni italiane, invece, non hanno attuato interventi mirati a favore dei distretti, cosa che stupisce un po' tutti e in particolare gli osservatori esteri che vengono in Italia per studiare il fenomeno. Il ruolo delle piccole e medie imprese è enfatizzato nei programmi dell'Unione Europea ma anche in questi casi non si pone attenzione alla dimensione territoriale che lega le pmi; le politiche per i distretti non devono essere indirizzate alle singola impresa, ma riguardare i sistemi industriali nella loro integrità e le loro relazioni. Queste anomalie dipendono da molti fattori. Forse i distretti vengono considerati sistemi vincenti che non necessitano di risorse e di aiuti specifici.

E' vero, d'altra parte, che i distretti industriali non sono riusciti a coalizzarsi efficacemente per rivendicare direttamente interventi a loro favore. Per il momento esiste il "Club dei Distretti", un'associazione che in passato ha già avanzato proposte concrete, ma che non può mettere in campo un peso politico analogo a quello delle più potenti organizzazioni di rappresentanza degli interessi (Confindustria, sindacati, artigianati, ecc.)

Nei nuovi scenari della globalizzazione e dell'adesione all'Euro, ci sono ampi spazi per effettuare interventi mirati attraverso i quali rafforzare il capitale collettivo materiale (strade, depuratori, infrastrutture) e "immateriale" (relazioni tra imprese, diffusione della conoscenza, professionalità) di ciascun distretto. Il sistema dei distretti, tra l'altro, reclama una riduzione della pressione fiscale, lo snellimento della pubblica amministrazione e una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro.

Andrea Balestri, segretario del "Club dei Distretti", ha delineato alcuni capisaldi per attuare una efficace politica a favore dei distretti; ecco i più importanti:
- istituzione di una "Conferenza per i distretti industriali" con la partecipazione dei Ministeri competenti (Industria, Tesoro, Commercio Estero, Telecomunicazioni, Ricerca Scientifica), delle Regioni e dei rappresentanti dei distretti allo scopo di favorire e sollecitare l'adozione di piani di sviluppo a favore dei distretti industriali;
- diffusione dei "comitati di distretto", espressione della vita economica locale animata dalle associazioni di categoria, dai sindacati, dalle camere di commercio, dai centri servizi e dagli enti locali, con sole funzioni di progettazione, concertazione e valutazione, senza introdurre un nuovo livello amministrativo;
- utilizzo della programmazione negoziata come strumento base per gli interventi nei distretti, nei limiti previsti dall'Unione Europea;
- innovazione tecnologica nelle filiere distrettuali facendo leva sulla domanda. Occorre lasciare i distretti liberi di gestire i propri fondi per la ricerca (generando concorrenza tra istituti di ricerca: CNR, Enea, Università,…);
- campagne e azioni di comunicazione internazionali che fanno leva sui distretti per promuovere i contenuti dei prodotti "made in Italy";

regolazione del mercato dell'energia elettrica riconoscendo i consorzi di imprese distrettuali clienti idonei come si fa con le grandi aziende.


I distretti industriali italiani, anche se sottoposti a forti pressioni competitive, hanno dimostrato grande vitalità e capacità di adattamento. Hanno navigato sicuri tra le difficoltà degli anni '80 e dei primi anni '90, mostrando un'apprezzabile capacità di ristrutturazione ed una spiccata propensione innovativa ma ora, nelle acque agitate della globalizzazione e dell'Unione Monetaria Europea, procedono incerti.

Per questo molti credono che sia necessario un nuovo modo di fare politica industriale, ripartendo dalla centralità del territorio e dei suoi attori locali. Solo rafforzando i distretti si può consolidare l'economia del Paese e trasferire questo modo originale di organizzare le attività produttive nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno e nelle aree di crisi. L'ottava edizione degli incontri di Artimino sullo sviluppo locale ha evidenziato, infine, che per quanto negli ultimi anni si sia scritto molto sulle misure di intervento realizzate e da realizzare nelle diverse realtà locali, non c'è ancora niente che assomigli a una vera strumentazione politica per i distretti degna di questo nome. La classe politica deve farsi carico di questo problema, non più dilazionabile, utilizzando anche i preziosi contributi di questo originale forum sullo sviluppo locale.


sintesi curata da Andrea Massarotto

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Fiocco azzurro a Lumezzane

L'European Bic Network (EBN), la rete europea dei centri d'impresa ed innovazione che ha sede a Bruxelles, ha nominato l'agenzia Lumetel Business Innovation Centre (BIC). L'ambito riconoscimento è stato promosso dalla Direzione XVI della Commissione Europea e consente a Lumetel di entrare a far parte degli European Business and Innovation Centres, cioè di quelle strutture finalizzate alla nascita di imprese industriali ed alla diffusione di processi innovativi in piccole e medie imprese già esistenti.

Luciano Consolati, direttore dell'agenzia di Lumezzane, ha commentato così il successo: "siamo orgogliosi di questo prestigioso risultato, che acquista ancora più valore se pensiamo che in Lombardia esistono solamente due BIC. La nomina che arriva da Bruxelles costituisce un riconoscimento al ruolo di supporto che Lumetel riveste nei confronti delle piccole e medie imprese. La nostra società possiede da sempre i requisiti richiesti ad un BIC, in pratica lo è sempre stato. Mi riferisco in particolare al progetto "incubatore di imprese" (è stato inaugurato lo scorso 28 novembre, ndr) che riguarda la zona di Gardone Valtrompia e di Vestone : si tratta di un intervento in totale sintonia con il ruolo operativo dei BIC. Il riconoscimento che abbiamo ottenuto amplierà l'orizzonte delle nostre attività".

L'idea di istituire i Business and Innovation Centres è nata dalla consapevolezza che creare piccole e medie imprese innovative è uno dei sistemi più efficaci per produrre ricchezza ed occupazione.

Le indagini sui sistemi industriali condotte a livello internazionale nel corso degli anni hanno rilevato due aspetti fondamentali. Il primo mette in evidenza che l'industria è ancora la fonte primaria dell'attività economica regionale, ma sta subendo delle trasformazioni che entro la fine del secolo potrebbero mettere a rischio la metà dei posti di lavoro, coinvolgendo quasi venti milioni di persone. Il secondo aspetto, invece, riguarda la vulnerabilità delle imprese di nuova costituzione. Si è calcolato che solo l'85 % supera il primo anno di vita, mentre il 50% si dissolve nell'arco di cinque anni. Le cause che sono alla base di questi dati sono molteplici. Si passa dalla pessima gestione alle difficoltà di mercato, senza dimenticare che la creazione di un'azienda innovativa è un'operazione estremamente delicata. Accanto alle naturali difficoltà di natura tecnologica, infatti, coesistono almeno altri due fattori di "rischio" : da un lato c'è l'incertezza legata alla commercializzazione di un nuovo prodotto, dall'altro i grossi investimenti richiesti nel settore.

Per cercare di rispondere in modo efficace a queste problematiche, nel 1984 l'apposita Commissione della Comunità Europea decise di creare strumenti specifici che potessero attenuare le difficoltà e contribuire allo sviluppo economico locale : questi strumenti sono, appunto, i BIC. Attualmente in Europa se ne contano più di cento.

In quanto Business and Innovation Centre i servizi offerti da Lumetel sono finalizzati alla creazione di imprese innovative. In generale riguardano l'analisi delle concrete possibilità di attuazione di un progetto, il sostegno per la formazione professionale del nuovo imprenditore, il supporto tecnico durante gli anni di maggior vulnerabilità dell'azienda ed l'assistenza pratica nell'area tecnologica, di marketing e finanziaria.

Lumetel opera prevalentemente nel distretto industriale della Val Trompia e della Val Sabbia e conta 200 soci, tra cui la Camera di Commercio di Brescia e le comunità montane della Val Trompia e della Val Sabbia.

Le produzioni caratterizzanti il distretto sono i casalinghi, la rubinetteria civile e industriale, le maniglie e le armi civili e sportive. Lumetel promuove le aziende che lo compongono anche in Cina, con un ufficio nel palazzo Lombardia a Shanghai.

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Il distretto Omegna, Varallo Sesia, Stresa

Tra i distretti riconosciuti ufficialmente dalla Regione Piemonte in applicazione della legge 317/91, uno dei più noti e, sotto molto aspetti affascinante, è quello che si estende tra le province di Vercelli e di Verbania.

Sulla carta, il distretto Omegna, Varallo Sesia, Stresa è compreso fra il lago Maggiore (detto anche Verbano), il lago d'Orta (detto Cusio) e la val d'Ossola. In tutto sono 41 comuni per un totale di circa 60.000 abitanti distribuiti su 975 Kmq di territorio.

Si tratta di un'area con profilo morfologico non lineare, diviso tra pianura (20%), collina (50%) e alta montagna (30%). Questo spiega in parte la minore densità abitativa (61 residenti per Kmq) rispetto alla maggior parte dei distretti.

Nei centri, tuttavia, questa sale rapidamente: a Omegna, adagiata sulle rive del lago d'Orta a una cinquantina di km da Novara, la densità sale (150 abitanti/Kmq). E a Omegna è localizzata la maggior parte delle attività produttive del distretto.

Il tasso di attività è prossimo al 60 % a fronte del 42% della media nazionale, mentre il tasso di disoccupazione è attestato intorno al 7,7 % (media nazionale 12%).

L'analisi settoriale della produzione evidenzia che circa il 4% delle aziende svolge attività connesse all'agricoltura e al settore estrattivo, il 35% appartiene all'industria ed il rimanente è dedita ad altre attività, in particolare l'edilizia, il commercio, i servizi ed il turismo. Le imprese sono 5.554 (in pratica ce n'è una ogni 11 abitanti!) e di queste 2.487 (45%) sono artigiane.

Le aziende del settore manifatturiero sono circa 1.260 (il 23% del totale) e fra queste la metà, per un totale di c4.850 addetti, si occupa della produzione caratteristica del distretto: la fabbricazione di prodotti metallici.

Il disegno organizzativo del distretto è quello tipico di queste realtà: metà delle imprese sono società di persone (di cui la maggior parte artigiane) e solo il 15% sono società di capitali.


Il baricentro produttivo del distretto è localizzato nell'Alto Cusio, a nord del lago d'Orta, dove lambisce i comuni di Omegna, Gravellona Toce e Casale Corte Cerro, tutti situati lungo le rive del fiume Toce, risalendo verso la Val d'Ossola. Le principali lavorazioni del distretto sono rappresentate da prodotti per la casa, valvole di vario tipo e rubinetterie; attorno a queste produzioni si è sviluppata poi la fabbricazione di macchine utensili per la loro produzione (meccanica strumentale)

La notorietà del distretto è legata soprattutto al la produzione di utensili in metallo per la cucina e la tavola. Il suo peso nell'economia locale è provato dal fatto che gli articoli per la casa rappresentano il 60% delle esportazioni del settore metalmeccanico della provincia.

La produzione di questi oggetti vanta una lunga tradizione. Le prime imprese industriali moderne nacquero intorno alla metà dell'Ottocento come evoluzione delle locali tradizioni artigiane ed ancora oggi molte di esse sono guidate dai discendenti dei fondatori.

Il fatturato complessivo delle imprese del settore casalinghi in metallo supera i 600 miliardi (circa il 30% del totale nazionale); il 40% è venduto all'estero e il 60% sul mercato nazionale. Gli occupati sono oltre 2.000 su un totale nazionale di circa 7.000 unità.

Il calco del distretto industriale con la sua atmosfera emerge anche dalla struttura produttiva: la principale fonte d'occupazione del settore sono le imprese artigianali a carattere familiare che svolgono attività di subfornitura. Anche se parcellizzata in piccolissime unità produttive, infatti, la loro capacità "occupazionale" si stima sia pari a circa 1000 addetti. Si tratta per lo più di microaziende che operano nell'indotto.



Profilo del distretto


ABITANTI 60.000

POPOLAZIONE ATTIVA 36.000
Composizione % per settore
- agricoltura 4%
- industria 35%
- servizi 61%

TASSO DI ATTIVITA' 60.%
TASSO DI DISOCCUPAZIONE 7,7.%

INDUSTRIA E ARTIGIANATO
Imprese 5.500
Addetti 16.700

SETTORE DI SPECIALIZZAZIONE
"Casalinghi"
imprese 180
addetti 2.000
fatturato (miliardi) 600
export 40%

ALTRI SETTORI IMPORTANTI
Rubinetteria, valvolame, finitura, fonderie, stampi

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L'informatizzazione delle industrie nei distretti di Biella e Prato

Siamo in un periodo di importanti cambiamenti. Dal 1° gennaio siamo entrati nell'Unione Monteria Europea, mentre i computer, onnipresenti, sono diventati anche una delle "paure" più ricorrenti degli ultimi tempi: con l'arrivo dell'anno 2000, infatti, si teme che molti sistemi non saranno in grado di gestire lo scatto del triplo zero nelle date del calendario, un abbaglio apparentemente banale che potrebbe avere conseguenze inimmaginabili.

A partire da queste problematiche e soprattutto in considerazione delle inevitabili trasformazioni che le proprie imprese industriali dovranno affrontare in futuro, i distretti di Prato e Biella si sono interrogati sul "problema informatico" promuovendo studi che, seppur riguardanti ambiti non del tutto equivalenti, analizzano a livello locale la situazione delle telecomunicazioni e l'incidenza dei computer nella vita delle aziende del loro territorio.

A Prato la ricerca ha interessato il tema "Cablaggio e sviluppo telematico nell'area pratese" ed ha visto ad uno stesso tavolo di discussione il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio, il Pin (la sede locale dell'Università di Firenze), i due consorzi industriali "Macrolotto 1 e 2", il Consiag, l'Interporto e l'Unione industriale pratese.

L'Unione industriale ed il Forum informatico biellese hanno invece presentato il "Terzo rapporto sull'informatizzazione dell'industria biellese" che segue, in ordine di tempo, le due ricerche effettuate nel 1988 e nel 1993.

Lo scopo del gruppo di lavoro che si è insediato a Prato la scorsa estate era quello di verificare la sostenibilità economica di un gestore locale di servizi di telecomunicazioni e di esaminare lo sviluppo telematico del territorio.

La ricerca ha rilevato la scarsa attrattività del mercato della telefonia locale rispetto agli investimenti necessari, per esempio, per cablare l'area; questo si spiega, secondo gli autori della ricerca, con la consistenza del traffico dati complessivo dell'area. Nel 1997 i costi accertati per i servizi telefonici e di comunicazione (comprendendo nel traffico canoni, cellulari e linee dedicate) hanno raggiunto i 18.4 miliardi con una media costo per azienda di circa 52 milioni. Se si escludono i dati del Comune, del Consiag, del Centro studi ingegneria e di due società di servizi dell'Unione industriale pratese (i cosiddetti Grandi utenti) la media scende a 40 milioni. Nel suo complesso, quindi, l'incidenza dei costi sul fatturato delle aziende non supera lo 0,26% per un mercato globale dell'area che si aggira intorno ai 22.3 miliardi.

Una valutazione a parte merita la diffusione della telefonia mobile. Si è rilevato che ogni azienda, in media, ha in dotazione quattro apparecchi e spende poco meno di 30 milioni l'anno per le "bollette" dei cellulari. Il mercato è valutato 12.5 miliardi circa ed i costi per gli apparecchi di telefonia mobile incidono per il 18,7% sul totale delle spese telefoniche.

Difficilmente comparabili con quelli pratesi, ma comunque significativi allo scopo di evidenziare la diffusione sempre maggiore dell'informatica e delle sue applicazioni (e quindi anche dei problemi ad essa connessi) nel settore industriale, sono i dati forniti dal rapporto sull'informatizzazione nel biellese.

Nel 1988 i personal computer collegati in rete locale erano 52; oggi sono 2.730 e la maggioranza delle 173 imprese che hanno partecipato alla ricerca prevede di potenziare i propri sistemi nei prossimi anni. L'incidenza media delle spese informatiche sul fatturato delle aziende è pari all'1,55%. La metà delle industrie campione dispone di un responsabile del sistema informatico, ma solo una su tre gestisce le spese a budget ad inizio anno. Il 61,4% delle imprese, inoltre, dispone di un collegamento ad Internet ed oltre la metà di quelle che ancora non sono connesse prevedono di farlo in futuro.

Ma la tecnologia non è solo progresso e porta con sé i suoi difetti. Un'industria su cinque non è soddisfatta della propria informatizzazione (nel 1993 la media era una su sei) ed in generale negli ultimi cinque anni i servizi ed i sistemi hanno subito un deterioramento. I problemi più urgenti, comunque, sono gli adeguamenti necessari per la gestione dell'Euro e per l'arrivo dell'anno 2000 (il c.d. millennium bug). Solo il 22% delle imprese ha procedure in grado di gestire entrambi, ma oltre la metà delle altre ha già avviato l'adeguamento. Fra quelle che non l'hanno ancora fatto (38,7%) prevalgono le piccole imprese con meno di cinquanta addetti.

Diverse i temi affrontati della ricerca di Prato che, come si è accennato, ha cercato di quantificare le opportunità che offre la piazza ad un gestore locale di servizi di telecomunicazioni. Le conclusioni sono molto prudenti ma gli scenari del settore, come è noto, cambiano velocemente e tutti i progetti, anche quelli apparentemente più ambiziosi, possono diventare di nuovo attuali.

Tra le iniziative proposte dal tavolo di lavoro per accelerare lo sviluppo del settore c'è un "provider di provider", ossia l'avvio di una gestione consorziata del collegamento ad Internet per gli ISP (Internet service providers) pratesi. L'ipotesi prevede un'unica connessione ad alte prestazioni alla rete e potrebbe riguardare anche la gestione comune di infrastrutture tecniche di base come modem e servers. Il risparmio stimato per ogni ISP sarebbe di circa il 10%. Il punto di partenza per la realizzazione di progetti futuri rimane comunque la collaborazione fra gli enti e la creazione di tavoli di discussione su problematiche riguardanti l'intero tessuto cittadino.

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Eventi e news

Come ci si iscrive al Club

"...sono soci del Club i distretti industriali rappresentati da: camere di commercio, associazioni di categoria degli industriali e degli artigiani, centri distrettuali di servizi alle imprese, organizzazioni sindacali, e loro organismi di rappresentanza o di coordinamento cui partecipano anche gli Enti locali (art 5 dello statuto)...".


La voce del Club
Il Club ha partecipato ai seguenti incontri:

o Ceram Sophia Antipolis
I distretti industriali in Italia
Sophia Antipolis, Nizza, 20 novembre 1998

o Forem
Seminaire sur le Dévelopement Local
Liegi, 26 novembre 1998

o Spisa Università di Bologna
Mercato interno e riorganizzazione del sistema elettrico nazionale
Bologna, 11 dicembre 1998

o Fondazione Censis e Associazione industriale bresciana
Distretti industriali infrastrutture e servizi per la logistica
Brescia, 14 dicembre 1998

o Agenzia Lumetel, Camera di Commercio di Brescia, Fondazione Lucchini e Gruppo Bipop
Tra efficienza, reciprocità e reputazione. La successione di impresa in una realtà distrettuale
Brescia, 17 dicembre 1998.


La rappresentanza del distretti. Il Club ha incontrato:

o Assotec
Programmi e contratti di ricerca per i distretti
Milano, 1 dicembre 1998

o Autorità per l'energia elettrica e il gas
I nuovi assetti del mercato dell'energia elettrica
Milano, 1 dicembre 1998

o Sen Umberto Carpi - Sottosegretario all'Industria
Il decreto del Ministero dell'industria sul mercato dell'energia elettrica
Roma, 9 dicembre 1998

o 10° Commissione (Industria) del Senato e X° Commissione (Attività Produttive) della Camera
Indagine conoscitiva sul riassetto del settore elettrico
Roma, mercoledì 20 gennaio 1999

CD Rom sui distretti italiani
L'Ice, nel programma promozionale 1999, ha previsto la realizzazione insieme al Club dei distretti di un CD dedicato ai distretti come punta di diamante del Made in Italy.
Il Cd offrirà una panoramica generale del fenomeno dei distretti (mappe, dati, dimensioni, specializzazioni, normative.) e informazioni dettagliate sui singoli distretti associati al Club: profili, produzioni, indirizzi delle organizzazioni economiche, delle camere di commercio, dei musei delle produzioni tipiche, del patrimonio artistico, dei percorsi turistici e della gastronomia. I testi saranno corredati da una suggestiva selezione di immagini dei distretti.


Distretti in Argentina
Il Club sarà presente con una delegazione e un proprio spazio espositivo alla fiera Argentina y Italia: Paises en movimiento in programma a Buenos Aires dal 10 al 16 maggio 1999. La partecipazione si propone di rafforzare a livello internazionale l'immagine dei distretti come luoghi di eccellenza nelle produzioni italiane. Il Club occuperà un'area di circa 100 mq dove sarà allestita una vetrina virtuale del made in Italy distrettuale.
Durante la fiera, in collaborazione con l'Ice, si svolgerà un seminario sulla realtà dei distretti per la stampa e gli operatori pubblici e privati locali.


Pubblicazioni

o Marco Fortis
Il made in Italy
Montedison e Cranec - Università Cattolica di Milano
Il Mulino, novembre 1998

o Censis
VIII Forum Nazionale dei localismi. Distretti industriali, infrastrutture e servizi per la logistica
Fondazione Censis, dicembre 1998

o Assopiastrelle, Snam-Eni
Rapporto Integrato. Ambiente, Energia, Sicurezza -Salute, Qualità
Settembre 1998

o Unione Industriale Biellese e Camera di Commercio di Biella
Ciclo economico e risultati di bilancio delle imprese tessili e meccanotessili biellesi (1994-1997)
UIB e Cciaa, ottobre 1998

o Unione Industriale, Camera di Commercio, Cgil, Cisl, Uil, Confartigianato, Cna di Prato
Rapporto annuale sul sistema economico pratese 1997
La Spola, novembre 1998

o Cciaa di Treviso
Le nuove sfide per i distretti industriali: sistemi cognitivi e reti transnazionali
Atti convegno del 19-20 gennaio 1998 - Profili economici, 3

 

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