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Ora tocca alle Regioni!Il Ministero dell'Industria ha finalmente tagliato il nodo della individuazione dei distretti sgombrando il campo da buona parte degli equivoci e dei falsi alibi, che fino ad oggi, hanno frenato l'attuazione di una politica per i distretti. Proviamo a illustrare le molte novità che si annunciano in questa materia cercando di non perdere il filo tra i numeri o i nomi illustri di normative che restano perlopiù familiari ai soli addetti ai lavori. Il testo della c.d. "Bersani ," approvato in questi giorni dalla Commissione Industria del Senato, cancella la famigerata griglia dei criteri del DM del 1993. La nuova definizione distingue tra "sistemi produttivi locali" e "distretti industriali". I primi "sono caratterizzati da una elevata concentrazione di imprese, prevalentemente di piccole e medie dimensioni, e da una peculiare organizzazione interna"; i distretti sono semplicemente i sistemi produttivi locali che, insieme ai requisiti già visti, presentano "una specializzazione produttiva". Non si fa più riferimento, dunque, a parametri statistici che alla prova dei fatti sono risultati enigmatici; rimangono, per la verità, alcuni elementi di ambiguità (cosa si intende per una organizzazione produttiva peculiare e a quali criteri è riferita la specializzazione?) che però possono solo aumentare la discrezionalità riconosciuta alle Regioni. A queste, coerentemente con quanto disposto dal decreto Bassanini (n. 112/8; titolo II "Sviluppo economico e attività produttive", capo III, "Industria"), il nuovo testo rimanda il riconoscimento degli uni e degli altri e la possibilità di finanziare "progetti innovativi e di sviluppo predisposti da soggetti pubblici e privati". Il nuovo intervento del Ministro dell'Industria fissa le regole di base degli interventi su tutti i sistemi territoriali a vocazioni industriale distretti industriali o altri sistemi e pone al centro dei giochi le Regioni che ora possono incamminarsi sulla strada delle politiche a favore dei distretti. Le risorse sono quelle del Fondo nazionale per l'industria; per quanto riguarda le effettive possibilità di utilizzarle a favore dei distretti si attende il decreto del Consiglio dei Ministri con indicazioni più precise. Tutta la materia delle politiche industriali, e tra queste il capitolo che riguarda i distretti industriali, sta prendendo un nuovo volto nei lavori della conferenza Governo - Coordinamento delle Regioni. Va rilevato, peraltro, che molte delle competenze delegate tramite la Bassanini (per esempio, la Sabatini) lasciano ben poca autonomia discrezionale agli interventi delle Regioni che rischiano di svolgere un ruolo di semplici sportelli erogatori. Questo non è il caso dell'art. 36 della l. 317/91 che, come è noto, non pone restrizioni agli interventi a favore dei distretti industriali, ovvero sul capitale materiale, umano e sociale che caratterizza il contesto entro il quale si svolge l'attività delle imprese. Un limite di questo scenario è rappresentato dall'entità delle risorse. Se le Regioni potranno decidere di allocare i fondi tra i diversi programmi, allora disporranno effettivamente di uno strumento che consente di modulare gli interventi sulle esigenze specifiche dei singoli distretti: innovazione, marketing territoriale, promozione, formazione, centri servizi. Il Ministro dell'industria ha proposto di assegnare 5.000 miliardi l'anno per la l.488; perché, dunque, non prevedere interventi a favore dei distretti industriali per qualche centinaia di miliardi? Scambi tra distretti giapponesi e italianiIn Giappone vi è un particolare interesse verso l'esperienza dei distretti industriali italiani, come è testimoniato dalle decine di delegazioni di operatori pubblici e privati che vengono in Italia per conoscere meglio questa realtà e, in alcuni casi, per presentare progetti di collaborazione. Il loro contenuto specifico varia ma nella maggior parte dei casi si punta a stringere relazioni economiche e scambi tecnologici tra aree con la stessa vocazione industriale. Un progetto, definito "distretto-distretto", è stato promosso nel 1996 da JETRO (Japan External Trade Organization, l'equivalente dell'Ice in Giappone) partendo da caso pilota che ha messo in contatto la Prefettura di Ishikawa e l'area di Como-Brianza, ovvero due aree tessili. Sulla scia del successo di questa prima iniziativa, che ha visto tra l'altro la conclusione di diverse trattative commerciali, l'interesse si è esteso successivamente ai distretti di Carpi, Biella, Prato ed Empoli per il settore tessile e a Bologna per quello della costruzione di macchinari. I soci del Club dei Distretti Industriali coinvolti nel progetto sono importanti: l'Unione Industriale Pratese (che ha rapporti con la Prefettura di Fukui), Promomoda di Empoli, il Citer di Carpi. I progetti seguono lo stesso copione. La prima fase prevede una serie di incontri istituzionali; successivamente, un esponente del distretto italiano, accompagnato da una rosa di imprenditori selezionati per incontrare potenziali partner locali, viene invitato a tenere un seminario di presentazione della propria area e del settore di specializzazione nella corrispondente Prefettura giapponese. Dopo l'intervento del Cav. Mario Boselli all'"International Fashion Symposium ‘97" nel novembre scorso, altri ambasciatori del made in Italy si sono recati in Giappone a portare la propria diretta testimonianza. A febbraio, per esempio, l'ing. Solitario Nesti, direttore del centro di ricerca Tecnotessile di Prato, ha tenuto due convegni in Giappone. Il primo si è svolto ad Okayama, distretto specializzato nella confezione di divise da lavoro dove hanno sede oltre 2.000 aziende per un fatturato complessivo di quasi 4.000 miliardi. Il secondo a Fukui, principale distretto giapponese per la creazione di microfibre artificiali specializzato nel tessile e nell'abbigliamento. Le 2840 aziende locali producono soprattutto tessuti per arredamento e per impieghi specializzati ed il totale degli occupati raggiunge le 32.000 unità. Parallelamente al progetto "distretto-distretto" è stata preparata da Jetro un documento sui distretti industriali italiani con i risultati di studi, verifiche sul campo ed interviste ad esponenti del mondo imprenditoriale ed istituzionale locale. Il titolo del documento, che analizza in dettaglio le realtà distrettuali di Como, Bologna, Belluno ed Ancona, è Industrial Districts of Small and Medium Sized Manufacturing Enterprises in Italy . I contenuti di questa ricerca sul campo sono stati ripresi e sviluppati nel Libro Bianco delle Piccole e Medie Imprese del MITI, il prestigioso Ministero dell'Industria e del Commercio Estero giapponese, a testimonianza di un concreto caso di successo di questo modo originale di mobilitare le risorse endogene dei sistemi territoriali del nostro Paese. Tutto questo conferma che il mondo industriale giapponese è interessato ad approfondire la propria conoscenza del sistema distrettuale italiano e per questo l'ufficio Jetro di Milano sta selezionando diverse richieste provenienti dalla sede di Tokyo. A questo proposito chi fosse interessato può fare riferimento alla dottoressa Laura Fedeli (Jetro) e prendere contatti chiamando il numero 02-86.63.43. Il settore che desta il maggiore interesse da parte delle aziende nipponiche rimane quello del tessile e dell'abbigliamento. Nonostante la crisi che sta investendo l'Estremo Oriente, infatti, l'Italia è il secondo esportatore dopo la Cina.
Progetti di collaborazione (1997) Distretto Italiano Distretto giapponese
Como/Brianza Tessile/arredamento Ishikawa Tessile Aziende 5.570 Aziende 4.228 Fatturato 6.162 Fatturato 5.194 Addetti 43.058 Addetti 32.632
Prato Tessile Fukui Tessile/ abbigliamento Aziende 8.500 Aziende 2.842 Fatturato 8.040 Fatturato 5.824 Addetti 46.000 Addetti 31.157
Carpi Maglieria Sumida Maglieria Aziende 2.233 Aziende 828 Fatturato 2.000 Fatturato 673 Addetti 9.736 Addetti 3.489
Bologna Macchine per imballaggi Itabashi Macchinari Aziende101 Aziende 1.053 Fatturato 1.494 Fatturato 3.234 Addetti 7.139 Addetti 13.315
Empoli Abbigliamento Okoyama Abbigliamento (Empoli) Aziende 521 Aziende 2.033 Fatturato1.100 Fatturato 3.920 Addetti 6.210 Addetti 28.124
Milano Abbigliamento/design Kobe Abbigliamento/design Aziende 2.650 Fatturato 9.476 Addetti 31-814
Biella Industria Laniera Gifu Design Aziende 1.300 Aziende 6.968 Fatturato 7.000 Fatturato 7.915 Addetti 28.000 Addetti 45.033 Progetti per la SardegnaNell'ambito del Programma Operativo Plurifondo 1994\99 della Regione Sardegna, il Consorzio 21 ha presentato un progetto (Programma network) che si ispira al funzionamento dei distretti industriali per creare reti settoriali d'imprese. L'idea guida del progetto è di stimolare gruppi di piccole e medie imprese dello stesso settore a lavorare insieme per ricercare nuovi mercati e migliorare l'efficienza produttiva. Attraverso lo sviluppo di rapporti di collaborazione tra imprese su determinati progetti, si mira a valorizzare le risorse imprenditoriali endogene e a rafforzarne le capacità competitive. La leva utilizzata consiste nella predisposizione di una rete di servizi specializzati. Su questa base si innestano altre azioni collaterali per favorire la nascita di nuove imprese e gettare le basi di un "sistema innovativo locale" che guarda non solo ai settori tradizionali ma prevede anche la realizzazione di un parco scientifico e tecnologico. I referenti del Programma Network, che è in fase di implementazione, sono gruppi d'imprese che vengono invitate a far parte di una rete formata da un nucleo principale e da altre imprese. Il nucleo principale comprende almeno cinque piccole e medie imprese appartenenti allo stesso settore produttivo; tra queste una svolge il ruolo di coordinatore. Potranno far parte della rete anche altre imprese (per esempio grandi imprese o aziende di altri settori) sempre che risultino funzionali per il raggiungimento degli obiettivi del progetto. Le azioni sono articolate su tre livelli: - creazione di reti di aziende disposte a sviluppare programmi comuni per il miglioramento della produzione; - realizzazione del sistema di servizi necessari per far funzionare adeguatamente la rete; - attenzione per le componenti distrettuali (effettive o latenti) presenti sul territorio. Lo sviluppo della rete di produttori prevede 20 progetti; 13 riguardano la creazione di nuove reti, 7 il consolidamento delle reti esistenti. Complessivamente le aziende coinvolte sono 158: 108 operano nel settore agroalimentare, 20 nel tessile e abbigliamento, 8 nel settore lapideo, 6 nell'edilizia e 16 nell'artigianato artistico. Il volume di affari delle imprese è pari a 740 miliardi. Il progetto è finanziato per due terzi dall'Unione Europea e per un terzo dai privati; in totale le risorse disponibili ammontano a circa 17 miliardi. Il 17% è investito nel miglioramento dell'efficienza gestionale ed organizzativa (sistema di qualità, logistica interna), mentre il restante 83% sarà utilizzato per aumentare la presenza delle imprese sarde sui mercati extra-regionali (piani di maketing, partecipazione a fiere di settore). Il pacchetto di azioni accompagna lo sviluppo delle imprese attraverso la modernizzazione della gestione ed il sostegno delle attività aziendali, servizi di sviluppo, un tipo innovativo di servizi orientato verso l'apertura delle aziende ai mercati esterni ed al marketing, ed i servizi di filiera, che sono indispensabili per affrontare le problematiche connesse con l'innovazione tecnologica nelle filiere. Per quanto riguarda la promozione delle componenti del distretto, invece, il Programma Network propone interventi nella cultura imprenditoriale con attività di formazione (marketing, export, lavorare in gruppi, gestione di reti d'impresa, ecc.), l'organizzazione di incontri istituzionali e progetti di integrazione intersettoriale (per esempio il turismo) con l'obiettivo di fare delle produzioni tipiche un simbolo della specifica zona geografica. Il progetto di favorire la nascita o di consolidare i nuclei embrionali di distretti è ambizioso e presenta vari elementi originali rispetto alle tradizionali politiche industriali per lo sviluppo delle aree del Mezzogiorno; proprio per il suo carattere sperimentale merita di essere seguito con attenzione. Per informazioni Consorzio 21, Cagliari, 070 670921. Quanti sono i distretti industriali in Italia?Aiutateci a individuarliGiornalisti, studenti e politici ci chiedono spesso quanti sono i distretti industriali. Con molta franchezza replichiamo che non si può rispondere in modo univoco perché molto dipende dalla definizione utilizzata. In ogni caso esistono varie ricerche che propongono elenchi, più o meno esaustivi, di distretti industriali variamente definiti. Nel 1992 Censis e Tagliacarne pubblicarono una ricerca con una lunga lista di 187 distretti. Poco tempo dopo F. Sforzi ha presentato i risultati di una accurata indagine svolta con l'Istat sui dati del censimento 1981; la ricerca individuava 161 "aree di industrializzazione leggera" e, tra queste, 61 "distretti industriali marshalliani"; recentemente l'esercizio è stato ripetuto sui dati del censimento successivo e, con una definizione leggermente diversa, si è arrivati a identificare 199 distretti. Utilizzando una diversa soglia dimensionale per definire le piccole e medie imprese, S. Brusco e S. Paba hanno stabilito che i distretti industriali sono 238. Ancora, in una conferenza sull'ambiente è stato distribuito un documento dell'Enea dove si accenna a una ricerca sui 128 distretti industriali italiani. Esistono anche mappe più empiriche costruite in base alla notorietà dei distretti e alla disponibilità di alcuni dati sullo loro consistenza; un primo elenco con i dati di 65 distretti è stato raccolto da L. Paolazzi e M. Moussanet (Gioielli, bambole e coltelli, 1992); G. Garofoli è riuscito a rimettere insieme i dati di 101 di questi sistemi (Il libro della piccola impresa, 1996); una pubblicazione curata dal Ceris-Cnr per conto del Cnel, infine, ha preso in esame 84 distretti. La mappa è stata costruita attingendo da queste ultime fonti; ovviamente non ha alcuna pretesa di esaustività. La proponiamo per soddisfare le numerose domande che ci vengono rivolte da tutte le parti e, soprattutto, per invitare i protagonisti dei vari distretti (associazioni di categoria, enti locali, camere di commercio, centri servizi, ..) ad aiutarci a integrarla e ad aggiornarla con i dati più recenti. Vi preghiamo (ringraziando tutti anticipatamente) di inviare correzioni e aggiornamenti al nostro indirizzo e-mail.
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