|
|
n°
8 - Marzo 1998
Up^
Giù le mani
dai distretti!
Il 15 gennaio, a Roma, insieme
all'Istituto Tagliacarne e alla rivista Sviluppo Locale, abbiamo organizzato
un Convegno per fare un bilancio delle politiche a favore dei distretti
attuate nel nostro paese secondo quanto previsto dall'intrigante art. 36
della legge 317/91. Un mese dopo, insieme all'associazione Nuova Ricerca e a
Montedison, abbiamo invitato i rappresentanti del Governo a partecipare ad
un confronto pubblico dedicato ai temi dell'occupazione e dello sviluppo
(Milano, 17 febbraio).
Da un po' di tempo i convegni sui distretti sono tanti quanti sono i
distretti e questo riflette meglio di qualunque analisi la vivacità e il
dinamismo dei sistemi produttivi locali che, come è stato illustrato, con le
loro esportazioni pagano la bolletta commerciale del nostro Paese. Per farsi
un'idea, inevitabilmente parziale, dei molti appuntamenti dedicati ai
distretti, in Italia ma spesso anche all'estero, è sufficiente scorrere le
rubriche inserite nell'ultima pagine di questa newsletter. Le occasioni per
questi eventi, così come gli argomenti dibattuti, sono sovente diversi tra
loro ma spesso gli aspetti descrittivi e le rivendicazioni locali prevalgono
sulle analisi degli strumenti più appropriati per intervenire.
I convegni di Roma e di Milano, invece, hanno messo direttamente al centro
del confronto le politiche per i distretti.
L'incontro di Milano, in particolare, ha conseguito un obbiettivo
sostanziale: i rappresentanti del Governo si sono confrontati pubblicamente
con i protagonisti di un fenomeno che riveste particolare importanza nel
nostro sistema economico. Questo costituisce un fatto normale in ogni Paese
ma se si pensa al modo in cui i distretti sono stati ignorati sul piano
delle politiche, la presenza del Presidente del Consiglio e del Ministro
delle Comunicazioni ha assunto il significato di un primo traguardo;
finalmente abbiamo messo insieme a parlare di distretti industriali e di
politiche per i distretti i diretti interessati.
I due eventi hanno fatto lievitare ulteriormente l'attenzione della stampa
nei confronti di una delle poche cose che, come ha ricordato nel suo
intervento il Presidente del Consiglio, l'economia italiana può ostentare
sul piano internazionale. Il successo di immagine dei distretti italiani
costituisce motivo di soddisfazione per tutti gli amici del Club che, per
Statuto, si propone tra l'altro di elevarne la visibilità.
I convegni di Roma e Milano aprono uno spiraglio nel campo delle politiche
per i distretti ma costituiscono solo una tappa di un percorso non facile e
ricco di insidie. Una di queste è legata alla loro banalizzazione. Nessuno
pensa a istituire certificati di origine per tutelare il buon nome dei
distretti; comunque non si può assistere indifferenti, per esempio, ai
tentativi di presentare Milano come un grande distretto o di identificare lo
sviluppo dell'India con i distretti: Lo stesso vale per la corsa a proporre
la ricetta dei distretti come panacea contro tutti i mali: disoccupazione,
sottosviluppo, ristrutturazioni di grandi aziende e decollo dei parchi
tecnologici.
I contenuti e i tempi di attuazione delle politiche per i distretti
costituiscono la seconda e più impegnativa sfida che il Club è chiamato a
raccogliere nelle prossime settimane.
Up^
Primo
confronto pubblico con il governo
(sintesi curata
da Maria Gabriella Cerreta)
Distretti industriali: la via italiana al lavoro e allo sviluppo
Il 17 febbraio, presso il Centro Congressi Cariplo, si è svolto un Convegno,
promosso dall'associazione Nuova Ricerca in collaborazione col Club dei
Distretti Industriali e Montedison, al quale hanno preso parte, insieme a
tanti operatori dei distretti industriali italiani, il Presidente del
Consiglio, il Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, il Presidente di
Confindustria e vari rappresentanti del settore del credito e della stampa.
Per tutti, come ha osservato uno dei relatori, è stato un "bagno di economia
reale".
Nel corso del convegno, il Club ha presentato una serie di proposte per i
distretti, per il made in Italy e per l'industria italiana. Accogliendo
l'invito rivolto, il Presidente del Club , ha confermato la disponibilità a
collaborare attivamente nei progetti per favorire il decollo di nuovi
distretti nelle regioni svantaggiate e per la promozione del made in Italy.
Dopo i sempre più frequenti attestati di interesse per i distretti
industriali italiani, finalmente si annuncia un nuova stagione anche sul
piano degli interventi; gli organizzatori del Convegno, infatti, hanno
presentato questo evento come il primo confronto pubblico con il Governo sui
temi delle politiche per i distretti.
Romano Prodi, Presidente del
Consiglio dei Ministri
Dopo i saluti del sindaco di Milano, Gabriele Albertini, l'incontro si è
aperto con l'intervento del suo ospite più illustre, Romano Prodi, presente
non solo in veste istituzionale ma anche in quella di autentico pioniere
negli studi dei nostri distretti industriali.
Prodi ha esordito definendo i distretti industriali "l'unico modello
organico di innovazione socio-economica che l'Italia sta offrendo
all'estero" ed ha ricordato che nei recenti vertici europei sono stati presi
come riferimento originale per uno sviluppo economico equilibrato e
sostenibile. Ha posto in evidenza la capacità dei sistemi locali di piccola
impresa di conciliare crescita economica e flussi continui di innovazioni
tecniche con un elevato grado di integrazione sociale e con livelli
contenuti di disoccupazione. Le basi del loro successo, ha osservato,
affondano su una varietà di fattori di cui una parte si può ricondurre al
patrimonio di fattori intangibili ereditato dall'Italia dei comuni,
organismi fortemente coesi e, nello stesso tempo, aperti agli scambi di
merci ed ai flussi di informazione con l'esterno.
I dinamici processi di riproduzione imprenditoriale, sostenuti tanto dalle
molle concorrenziali di tipo imitativo che dai complessi rapporti di
complementarità lungo le filiere produttive, hanno favorito la
valorizzazione e il rafforzamento delle istituzioni collettive presenti sul
territorio e si sono tradotti in una ampia partecipazione alle politiche
sociali locali, elemento difficilmente riscontrabile altrove.
Un altro merito dei distretti, ha aggiunto Prodi, è sicuramente quello di
aver preservato le città minori, riducendo gli stimoli ad emigrare verso le
metropoli. La caratterizzazione urbana che ne deriva, tipicamente italiana,
oltre a favorire una più elevata qualità della vita ha costi di gestione
sicuramente inferiori rispetto ad una struttura caratterizzata da pochi
grandi sistemi urbani.
Dopo aver presentato i principali vantaggi del modello distrettuale, il
Presidente del Consiglio si è soffermato su alcuni nodi da sciogliere, anche
alla luce dei cambiamenti intervenuti nel contesto competitivo di
riferimento. Ha posto in evidenza le difficoltà iniziali che le piccole
imprese incontrano nell'assimilare le innovazioni che introducono forti
discontinuità mettendo a dura prova le prassi produttive e organizzative che
formano il tessuto connettivo dei distretti; questi, tuttavia, continuano a
dare prove convincenti di saper reagire in tempi brevi grazie al ricco
patrimonio di saperi e alla dotazione di imprenditorialità.
Prodi ha dedicato alcune note al tema della globalizzazione dei mercati per
sdrammatizzare i rischi collegati all'internazionalizzazione produttiva,
sempre che questi processi sottintendano politiche aziendali centrate sulla
qualità e non appiattite sulla competitività di prezzo; questa ci vedrebbe
comunque soccombere rispetto a paesi a basso costo del lavoro quali Cina ed
India. I distretti maturi che basano la loro competitività unicamente su
fattori di costo sono esposti al rischio almeno quanto i distretti "di
recente costituzione", cioè quelli che non hanno ancora raggiunto la "massa
critica" che consente loro di godere appieno delle economie di scala proprie
di una grande impresa.
Mentre svolgeva queste riflessioni, Prodi si è soffermato sui problemi del
Sud e sulla configurazione della discussa nuova Agenzia per il Mezzogiorno.
Occorre però un salto di qualità nella politica degli investimenti, anche
alla luce della integrazione europea: un ruolo importante in questa
direzione dovrà essere svolto dalle banche locali che, forti del radicamento
sul territorio, si trovano in una posizione privilegiata per conoscere ed
eventualmente soddisfare le reali esigenze degli attori locali. La
semplificazione amministrativa, la riforma del contratto di lavoro, le nuove
norme sulla corporate governance ma anche le prospettive di allargamento
dell'Unione Europea ai Paesi dell'Est, con un conseguente ulteriore
ampliamento dei mercati di sbocco dei nostri prodotti, potranno sicuramente
contribuire -ha concluso Prodi- a dare ai distretti "non la respirazione
artificiale, ma il clima in cui possano naturalmente svilupparsi".
Paolo Sarti, Presidente del Club
dei distretti
Paolo Sarti ha sottolineato il ruolo dei distretti industriali nell'economia
italiana in termini di occupazione, produzione e contributo al successo del
made in Italy che, proprio nei distretti industriali, ha i suoi avamposti
più brillanti con le produzioni di articoli per la persona, la casa e il
tempo libero e delle macchine utilizzate nella loro fabbricazione; ha posto
in evidenza come i sistemi locali di piccole imprese costituiscano il più
ampio ed esteso serbatoio di risorse e di saperi diffusi dell'industria
italiana, grazie anche alla loro capacità di preservare e rinnovare le
tradizioni artigiane, culturali e gastronomiche; ha ricordato la loro
capacità di conciliare il gusto per le cose belle con una costante tensione
all'innovazione.
Mentre i riflettori dei media sono puntati sempre più spesso su questo modo
originale di mobilitare le risorse, ha osservato Sarti, nelle politiche i
distretti industriali sono sotto rappresentati; non dispongono di supporti
adeguati per mantenere in buono stato il capitale collettivo, le
infrastrutture, l'offerta di formazione e l'insieme di elementi intangibili
che sono alla base della loro competitività. L'assenza di strumenti di
intervento non ha impedito ai distretti industriali, spesso con il concorso
degli Enti Locali e dei fondi comunitari, di realizzare progetti di
intervento dai quali sono nati centri servizi per le piccole e medie
imprese, laboratori, corsi di formazione, aree attrezzate, depuratori;
nonostante questi sforzi, resta comunque forte e tangibile lo scarto tra le
esigenze di interventi e la quantità di risorse riservate alle politiche per
i distretti. L'unico tentativo in questa direzione, varato con la legge 317
del 1991 che delega alle Regioni per gli interventi a favore dei distretti,
è arenato di fronte alla rigidità dei parametri statistici previsti per il
loro riconoscimento.
Partendo dai deludenti risultati di questo intervento, Sarti ha presentato a
nome del Club una serie di proposte di politica per i distretti e per il
made in Italy che prevedono:
-
revisione dei criteri di
individuazione dei distretti industriali, trasferendo alla Regioni potere
di riconoscere come distretti le aree territoriali caratterizzate da un
folto nucleo di piccole e medie imprese che appartengono ad una comune
filiera produttiva, sono legate tra loro da relazioni di scambi e insieme
danno origine ad una identità territoriale associata a una particolare
produzione;
-
coerentemente con il
principio di sussidiarietà e con quanto previsto dai decreti Bassanini,
trasferimento ai distretti (e in modo particolare ai comitati di distretto
promossi dalle associazioni, dalle camere di commercio, dai centri servizi
e dagli enti locali) delle competenze in materia di sviluppo economico e
politiche industriali. Le Regioni riconoscono ufficialmente i comitati di
distretto come referente per la concertazione e la definizione dei
programmi di sviluppo e di intervento nei distretti e per la valutazione
delle attività svolte;
-
estensione a tutti i
distretti riconosciuti dalle Regioni, indipendentemente dalla loro
appartenenza o meno alle aree svantaggiate, della possibilità di ricorrere
agli strumenti della programmazione negoziata (patti territoriali,
contratti di programma)
-
modifica del sistema di
incentivi per l'innovazione facendo leva sulla domanda delle imprese
anziché sull'offerta dei centri di ricerca tramite programmi che assegnano
le risorse alle imprese che possono decidere a quale ente di ricerca
aggiudicarle;
-
valorizzazione dell'attività
dei distretti in termini di promozione all'estero dei prodotti del made in
Italy. Sarti ha ribadito come le relazioni commerciali e personali dei
distretti costituiscano un efficace veicolo di promozione non solo per il
sistema produttivo italiano ma per la stessa immagine artistico-culturale
del nostro Paese all'estero; questi articolati sforzi di comunicazione
meriterebbero attenzione e sostegni adeguati;
-
progressiva liberalizzazione
dei servizi di fornitura di energia elettrica, gas e telecomunicazioni; le
imprese dei distretti devono essere in condizioni di acquistare questi
servizi alle stesse tariffe dei grandi gruppi industriali;
-
sostegno convinto da parte
del Governo italiano delle specificità dei distretti e delle loro esigenze
nei confronti della Comunità Europea che vara continuamente documenti e
programmi a favore delle piccole e medie imprese ma ignora la dimensione
territoriale e la densità di relazioni che sono alla base della loro
competitività.
Secondo il Club dei
distretti, le proposte di intervento affacciate ai rappresentanti del
Governo costituiscono un utile riferimento per le politiche di sviluppo
delle aree più svantaggiate. Commentando il trasferimento di poteri alle
regioni e agli enti locali previsto dai decreti Bassanini, il Presidente del
Club ha raccolto e manifestato le preoccupazioni di molti operatori dei
distretti. Si teme, infatti, che le Regioni non possiedano ancora strumenti
e capacità di intervento a favore dei distretti e per questo Sarti ha
invitato il Governo a prevedere un periodo di transizione riservandosi, come
è stato fatto con la legge 266 del '97, funzioni di stimolo e di indirizzo
nei confronti delle Regioni in materia di intervento a favore dei distretti.
Sarti non si è limitato a presentare le richieste dei distretti ma ha fatto
presente la disponibilità del Club a impegnarsi concretamente in progetti
volti a far decollare i distretti nel Sud e a collaborare con ICE, Camere di
Commercio e Ministero del Commercio Estero in programmi di promozione del
Made in Italy.
Enrico Bondi, Amministratore
delegato Montedison
Nel programma dei lavori la relazione di Enrico Bondi, capo di una grande
impresa, si presentava sulla carta un po' eccentrica ma, come ha chiarito,
Montedison vede nei distretti sia un consistente nucleo di clienti,
potenziali e non, sia un modello da cui le grandi imprese possono trarre
insegnamento. Secondo Bondi nello sviluppo dei distretti si possono
riconoscere sei grandi lezioni.
-
la prima è rappresentata
dalla libera iniziativa e dal mercato, elementi che costituiscono i valori
tipici dell'industria privata e oggi riconosciuti praticamente da tutti
come l'unico motore possibile dello sviluppo delle economie avanzate.
L'iniziativa privata che troviamo alla base dei processi di proliferazione
imprenditoriale tipici dei distretti è stata la molla che ha attivato i
processi di industrializzazione del nostro Paese ma ci sono voluti anni
prima che ciò venisse pienamente compreso da chi manovrava le leve della
politica. Gli imprenditori dei distretti, ha aggiunto Bondi: "hanno fatto
di necessità virtù. Ignorati dalle grandi politiche nazionali, hanno
dovuto arrangiarsi, hanno spremuto le meningi e sono scesi senza remore da
oltre trenta anni sul mercato internazionale, con i risultati che tutti
sappiamo";
-
la seconda lezione è
collegata alle antiche tradizione culturali e artigianali dei distretti,
alle corporazioni delle arti e dei mestieri; questa è stata sapientemente
rielaborata, arricchita di nuovi saperi pratici e rinnovata nella fertile
atmosfera industriale del distretto;
-
la terza è l'essenzialità;
nei distretti non c'è spazio per il superfluo e questo contribuisce in
modo sostanziale a contenere i costi. Bondi ha definito i distretti
"multinazionali spontanee" che, a differenza delle grandi imprese
strutturate, presentano maggior dinamismo e una straordinaria capacità di
adattarsi e talvolta di anticipare il cambiamento;
-
questo fattore di successo è
strettamente correlato al quarto insegnamento dei distretti industriali,
ovvero la flessibilità; questa presuppone un forte grado di coesione
sociale tra i vari soggetti che animano la vita economica, sociale e
culturale dei distretti. La consapevolezza di far parte di un sistema che,
per il raggiungimento dei suoi obiettivi, necessita del corretto
funzionamento di ogni sua parte costituisce uno stimolo a far bene il
proprio lavoro e a considerare l'occupazione come uno strumento di
promozione sociale che non passa necessariamente attraverso i gradini
classici dell'istruzione formale;
-
la quinta lezione è
l'innovazione che, ha sottolineato Bondi, non va identificata solamente
con il grande salto tecnologico connesso alla ricerca di base. I distretti
industriali sono stati protagonisti di molte nuove scoperte ad elevato
contenuto innovativo, come per esempio, il "fresco lana"; molte
innovazioni distrettuali, tuttavia, non fanno notizia. Oggi, grazie
all'ausilio delle nuove applicazioni informatiche, anche le piccole
imprese dei distretti possono giocare la carta della ricerca di base;
-
l'ultima lezione è
rappresentata dal contributo dei distretti industriali alla creazione di
valore e alla generazione di occupazione. In risposta a tutti gli scettici
che ritengono che un Paese moderno non possa fare affidamento per il
proprio sviluppo economico sui settori cosiddetti tradizionali, Bondi ha
presentato una serie di lucidi molto semplici dove si mette a confronto il
valore aggiunto di alcuni settori del made in Italy con quello generato da
altre importanti industrie di paesi OCSE. I dati presentati evidenziano,
ad esempio, che il sistema tessile-abbigliamento-calzature italiano ha
prodotto nel 1994 un valore aggiunto superiore a quello dell'industria
automobilistica tedesca, o che il valore aggiunto dei nostri sistemi della
moda e dell'arredo-casa, insieme alla meccanica tradizionale, ha superato
quello USA relativo ad un insieme di settori come il farmaceutico, le
macchine per ufficio, la raffinazione petrolifera e le bevande.
Al termine del suo
intervento, Bondi ha ricordato come il mantenimento di una simile
performance richieda, anche alla luce delle nuove potenzialità offerte dal
mercato europeo, il rafforzamento dei legami tra i vari attori del
distretto, attraverso la creazione di consorzi, oppure l'ispessimento delle
reti che uniscono fornitori e clienti.
I protagonisti dei distretti
Dopo le relazioni introduttive, il dibattito è stato animato dalla
testimonianze dirette di un gruppo di imprenditori dei distretti. Savino
Rizzio dalla Valsesia (valvolame e rubinetteria), Gianfranco Bossi da
Castelgoffredo (calzetteria), Enrico Botto Poala da Biella (tessile) e
Virgilio Bugatti da Lumezzane (rubinetteria e casalinghi), partendo dalle
proprie storie aziendali, hanno proposto una serie di spaccati molto
efficaci della vera atmosfera distrettuale italiana.
In tutti i casi presentati è emersa in modo abbastanza chiaro la difficoltà
a separare i fattori di successo riconducibili alle singole imprese da
quelle dei distretti. Le loro testimonianze, intrecciate di aneddoti e
vissuti personali, hanno messo in luce i vantaggi localizzativi dei sistemi
di piccole imprese e, con altrettanta lucidità, si sono soffermate sui
vincoli, gli intoppi e il deficit di infrastrutture che intralciano le
potenzialità di sviluppo dei distretti.
Tra le più frequenti fonti di vantaggi competitive, gli imprenditori hanno
ricordato, di nuovo, gli influssi della tradizione secolare che lega una
determinata produzione ad un determinato luogo, penetra nel vissuto dei suoi
abitanti, ne stimola la creatività; la fiducia e le relazioni sociali di
questi sistemi consentono la circolazione del know-how e mentre il clima
aperto e la competizione interna stimolano i processi innovativi. Secondo
Bossi (di Castelgoffredo) i distretti sono una grande scuola dove è in atto
una specie di "formazione continua" in cui sono immersi tutti i lavoratori.
In molti distretti, è stato osservato, si è creato un circuito virtuoso tra
il successo dei prodotti tipici e lo sviluppo del settore meccanico. La
vicinanza alle aziende utilizzatrici degli impianti ha dato l'abbrivio al
decollo di imprese che oggi sono in assoluto leader mondiali nel proprio
settore, come il gruppo Lonati (Brescia) che produce di macchine per la
fabbricazione di calze con quote del 90% del mercato mondiale.
Botto Poala ha osservato che tra i fattori che hanno alimentato l'attuale
vantaggio competitivo del Made in Italy, e in particolare dei prodotti moda,
un posto di primo piano spetta alla struttura del nostro sistema
distributivo, da molti ritenuto arretrato ma che in realtà, grazie alla sua
frammentazione, ha stimolato la diversificazione produttiva.
Tra gli assets tipici del distretto sono state segnalate la presenza di un
fitto tessuto di imprese contoterziste, la minore conflittualità sociale e
la professionalità della manodopera, fattore prezioso che in molti distretti
inizia a scarseggiare.
Camere di Commercio, associazioni e
istituti di credito
Alle voci colorite degli imprenditori dei distretti si sono aggiunte quelle
di tre rappresentanti di organizzazioni che operano in diretto contatto con
i sistemi di piccole e medie imprese e con le esigenze che queste esprimono:
Mario Casoni, Presidente Piccola Industria di Confindustria, Gianfranco
Imperatori, Presidente di Mediocredito Centrale, e Danilo Longhi, Presidente
di Unioncamere.
In contesti come quelli ora descritti, ha osservato quest'ultimo, gli attori
e le istituzioni hanno importanti responsabilità nei processi di incubazione
dei sistemi distrettuali; nei casi dove si è avuta una costante
concertazione tra la classe dirigente e l'imprenditoria locale, che si è
tradotta nella predisposizione di aree industriali, di infrastrutture e di
servizi (di formazione, di sostegno al credito e all'esportazione), i
distretti sono cresciuti e hanno ancora davanti a sé buone prospettive di
sviluppo.
Il nodo delle infrastrutture è stato enfatizzato in molti interventi.
Imperatori, tra gli altri, ha tratteggiato uno spazio specifico per gli
istituti di credito nei distretti, dove si può ricorrere al project
financing per rimediare al deficit di e infrastrutture Una seconda
richiesta, in parte legata alla precedente, è stata rivolta al sistema
bancario, ed in particolare all'insieme delle banche locali, affinché queste
-nelle parole di Longhi- non "scimmiottino gli sforzi di accrescimento in
senso quantitativo dei grandi enti creditizi, bensì si rendano promotrici di
una trasformazione qualitativa orientata ad un radicamento maggiore sul
territorio ottenuto anche attraverso la realizzazione della citata finanza
di distretto".
A queste esigenze si sommano infine altri nodi ancora da sciogliere, che
peraltro vengono costantemente ricordati dai piccoli imprenditori delle aree
distrettuali: il problema della formazione e del ricambio generazionale
all'interno delle imprese, che sta mettendo a repentaglio la riproducibilità
di alcune professionalità, l'onerosa pressione fiscale ed, infine,
l'eccessiva burocratizzazione contro la quale si spera che un aiuto venga
dalla riforma Bassanini.
Giorgio Fossa, Presidente di
Confindustria
Giorgio Fossa ha esordito confermando la sua fiducia nelle possibilità per
l'Italia di entrare nell'Unione Monetaria Europea col primo gruppo di Paesi
anche se, rispetto al passato, è venuta a mancare una delle leve che avevano
consentito la buona performance dell'Italia, ovvero quella costituita dalla
svalutazione. Ci sono, ha detto senza mezzi termini, ancora molte sfide da
affrontare. La prima è costituita dalla modernizzazione del Paese che,
secondo Fossa, deve passare attraverso il mantenimento di un buon grado di
flessibilità del sistema produttivo, tenuto conto del fatto che le
specificità di tale sistema, che vanno tutelate e valorizzate, hanno
consentito il consolidamento del vantaggio competitivo italiano sui mercati
internazionali. La creatività e la capacità innovativa delle imprese
italiane, secondo il Presidente di Confindustria, hanno permesso non solo di
reggere il passo rispetto alla crescente competitività dei produttori
emergenti, ma anche di rafforzare la presenza italiana in settori
considerati maturi, rispetto ai quali altri Paesi industrializzati hanno
perso posizioni. Questa sfida, tuttavia, non può essere affrontata se prima
non vengono sciolte le rigidità che a tutt'oggi si frappongono alla nascita
e allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali.
Tre sono i possibili punti prioritari di intervento. Il primo è costituito
dall'attuazione delle leggi Bassanini che rappresentano una grande
opportunità di riforma della pubblica amministrazione, purché la loro
implementazione non subisca rallentamenti, e purché il passaggio di funzioni
dal centro alla periferia non escluda anche il passaggio dal pubblico al
privato nella fornitura di alcuni servizi precedentemente gestiti dallo
Stato. Il secondo è rappresentato dal raggiungimento di una maggiore
flessibilità del mercato del lavoro dove, invece, progetti come quelli delle
35 ore fanno fare grossi passi indietro al nostro Paese. Il terzo gruppo di
interventi deve puntare a favorire una mole crescente di investimenti in
ricerca e sviluppo, così da consentire all'Italia di raggiungere gli
standard europei. Le imprese devono muoversi da sole, senza attendere
necessariamente incentivi pubblici che, comunque, non possono e non devono
sostituire una sforzo autonomo di ricerca. Il contributo dello Stato, in
questo contesto, potrebbe essere quello di semplificare le modalità di
accesso, ad esempio, ai finanziamenti europei, spesso così farraginosi da
scoraggiare iniziative autonome in tal senso.
Fossa ha concluso il suo intervento con un'affermazione che è sintomo di una
"rivoluzione copernicana" in atto apparentemente anche all'interno di
Confindustria: "i distretti industriali sono la ricchezza del Paese, un
luogo in cui le potenzialità delle piccole e medie imprese si sono espresse
al meglio. Sono costituiti da un tessuto integrato di imprese che non si
ritrova altrove, ed è l'invidia degli altri Paesi. E' giusto fare politica
industriale giocando la carta dei distretti ma il discorso va poi allargato
al resto del Paese". Fossa propone pertanto di ricorrere ai distretti per
testare l'efficacia degli interventi di politica industriale, approfittando
della velocità di risposta agli stimoli esterni che i distretti industriali,
grazie alla loro struttura flessibile, sanno garantire. Nelle chiose finali,
ha additato come esempio il "distretto virtuale" introdotto per la prima
volta a Prato per ridurre i costi delle telecomunicazioni, progetto che ha
spianato la strada ad interventi analoghi in tutta Italia.
Antonio Maccanico, Ministro delle
Telecomunicazioni e Presidente di Nuova Ricerca
Nell'intervento conclusivo, il ministro Antonio Maccanico ha risposto a
parte delle numerose emerse nel corso della giornata; ha condiviso le
richieste, espresse da Sarti, di rivedere i criteri per l'individuazione dei
distretti industriali, improntandoli ad un maggior grado di flessibilità, e
di promuovere la liberalizzazione della fornitura di telecomunicazioni,
energia elettrica e gas; ha inoltre apprezzato la disponibilità del Club a
collaborare alla realizzazione di progetti di sviluppo rivolti alla
diffusione dei distretti nelle aree del Mezzogiorno, proprio dove in passato
gli interventi calati dall'alto hanno mancato il bersaglio. Maccanico ha
citato il caso di alcuni distretti del sistema moda situati nel Nord Italia,
che hanno delocalizzato al Sud parte delle loro lavorazioni stimolando la
nascita di poli produttivi che potrebbero, in futuro, assumere vere e
proprie caratteristiche distrettuali. Nel manifestare il proprio accordo
circa la necessità di uno snellimento burocratico e fiscale, il ministro si
è soffermato sui rischi dell'attuale struttura dell'Irap, che prevede la non
deducibilità degli oneri relativi al ricorso a capitali di terzi ed a forme
temporanee di collaborazione esterna di forza lavoro e sulle sue possibili
conseguenze sulla struttura reticolare tipica dei distretti.
La proposta conclusiva di Maccanico è stata quella di una divisione di ruoli
tra Stato e distretti industriali, in vista del raggiungimento
dell'obiettivo comune dello sviluppo complessivo dell'economia del Paese. Ai
distretti il compito di portare il loro contributo di creatività ed
innovazione, allo Stato quello di liberalizzare e rendere più efficiente la
fornitura di servizi pubblici.
Quella milanese, nelle intenzioni dell'associazione Nuova Ricerca e del Club
dei distretti, costituisce la prima di una serie di occasioni di confronto e
di lavoro tra i distretti industriali e il Governo. Il Ministro Maccanico ha
quindi chiuso i lavori con l'impegno ufficiale a riunire periodicamente
attorno ad un tavolo il Club dei distretti, i Presidenti delle Regioni e i
Ministri interessati per accelerare l'adozione di interventi a favore dei
distretti e promuovere la diffusione di questo modo di organizzare la
produzione nelle aree meno sviluppate del Paese.
Up^
Club
francese dei distretti industriali
Si è svolto il 27 febbraio
1998 a Beziers, un piccolo centro della Regione Languedoc-Roussillon, il 4ƒ
incontro del Club dei distretti industriali francesi. Il Club comprende una
decina di distretti: Vallee de l'Arve, minuteria metallica; Vimeu,
rubinetteria; Oyannax, plastica, Tour du Pin, tessile; Biterois, lavorazione
metalli; Roanne, tessile; Thies, coltelleria; Cholet, calzature e
abbigliamento; Millau, guanti e pelletteria; Valle de l'Olmes, tessile.
L'incontro ha offerto ai partecipanti una occasione per scambiare esperienze
sulle politiche locali e i problemi dello sviluppo dei sistemi di piccole
imprese e della subfornitura. All'incontro è stato invitato anche il Club
dei distretti industriali. Dopo i contatti con i distretti spagnoli (v.
Distretti italiani n. 7) prosegue il programma di costituzione di una rete
europea tra i distretti per ottenere il loro riconoscimento dall'Unione
Europea.
Up^
Eventi e news
Nuovi soci
Nuovi soci Il distretto del
legno di Viadana - Casalmaggiore (tra Cremona e Mantova) rappresentato dal
Centro Ricerche Imballaggi Legno Il distretto dei casalinghi dell'Alto Cusio,
rappresentato dall'Unione Industriali del Verbano, Cusio e Ossola.
-
La voce del Club
Sono molti gli incontri e i convegni dedicati ai distretti industriali;
degli ultimi tre mesi, insieme ai due eventi organizzati direttamente dal
Club a Roma (15 gennaio con Istituto Tagliacarne e rivista Sviluppo
Locale) e Milano (17 febbraio con Nuova Ricerca e Montedison), segnaliamo
la nostra partecipazione a:
-
Gruppi consiliari Ulivo
Regione Lombardia, Provincia di Brescia e Comunità montane Val Trompia e
Val Sabbia
I distretti industriali: bilancio e prospettive. Politiche di sviluppo in
Val Trompia e Val Sabbia
Gardone Val Trompia, 17 gennaio 1998
-
CCIAA di Treviso
Esperienze e prospettive per un rilancio dei vantaggi competitivi
territoriali
Treviso e Montebelluna, 19-20 gennaio 1998
-
Consorzio 21
Dal programma network verso una politica dei distretti
Cagliari, 12 febbraio 1998
-
Almatec, Sidemva
4 éme rencontre des districts industriels
Beziers, Francia, 27 febbraio 1998
-
Eurobic Dolomiti
Subfornitura e distretti industriali
Longarone, 28 febbraio 1998
-
CGIL, CISL, UIL Veneto
Giornata di lavoro per discutere la proposta della Regione Veneto per
l'individuazione dei distretti industriali
Vicenza, 3 marzo 1998
-
Università Bocconi
Distretti e politiche di sviluppo locale
Milano, 25 marzo 1998
Pubblicazioni
-
Istat
I sistemi locali del lavoro 1991
Collana argomenti, n. 10, 1997
-
G. Corò, E. Rullani
Percorsi locali di internazionalizzazione. Competenze e
auto-organizzazione nei distretti industriali del Nord Est
Franco Angeli, 1998
-
G. Bodo, G. Viesti
La grande svolta. Il Mezzogiorno nell'Italia degli anni novanta
Donzelli, 1997
Up^
Copyright©1998
by Club dei Distretti Industriali

|
|