n° 7 - Gennaio 1998

 

 

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Gli impegni del governo

La considerazione del mondo politico per i distretti industriali ha fatto un importante passo avanti. Il paragrafo che segue è tratto dal documento con il quale, lo scorso 1 Novembre, si è concluso il confronto tra Governo e Cgil, Cisl e Uil sulla riforma dello stato sociale: ìcon la legge 266/'97 -decreto Bersani- sono previste misure per la realizzazione nei distretti industriali di programmi regionali volti al miglioramento delle reti di servizi. Il Governo si impegna a dar luogo ad un tavolo con le parti interessate per compiere, entro il primo semestre 1998, un'approfondita analisi sui distretti industriali nell'ottica più generale dei sistemi produttivi locali e dei sistemi d'impresa, con l'obbiettivo fra l'altro di pervenire ad una riforma dell'intera normativa in materia. Questa breve dichiarazione, inserita in un contesto dove non saremmo mai andati a cercarla, delinea un percorso che potrebbe imprimere una svolta alle politiche industriali nel nostro paese.
Una parte del tragitto è abbastanza definita ma il grosso resta solo sfumato.
Tra i punti fermi ci sono la scadenza (giugno 1998) e la normativa da rivedere, che peraltro si limita all'art 36 della 317/91 (insieme al D.M. del 21/4/93 dove sono enunciati i controversi parametri statistici per il riconoscimento dei distretti) e, limitatamente alle aree depresse, ai contratti di programma (del. Cipe del 21/3/97).
Le esperienze di intervento attuate in seguito alla delega del '91 sono poca cosa. Su nove Regioni che hanno riconosciuto i distretti, solo tre hanno varato programmi; le risorse mobilitate, perlatro, sono state modeste (la Regione Lombardia ha stanziato 25 miliardi di contributi, la Toscana 2, il Piemonte 12) e non sono state impegnate tutte.
In effetti, più che di revisione di quel poco che c'è, si dovrebbe ripensare da capo tutta la normativa in questo campo anche perché i decreti Bassanini (ìconferimento di funzioni e compiti agli enti locali) rimescolano le carte in tavola sullo sviluppo economico a livello locale.
Un punto non definito nell'accordo tra Governo e sindacati riguarda le parti interessate. Tra queste, il Club dei distretti industriali ha tutte le carte in regole per rivendicare un ruolo di primo piano sia sul piano delle analisi che dei contributi alla definizione delle nuove normative.
In vista dell'appuntamento con il Governo, gli operatori dei distretti industriali sono chiamati a elaborare una proposta unitaria, chiara e di ampio respiro. In questi anni si è discusso e scritto molto sui distretti industriali ma questo non vale per le politiche. Tra gli stessi esponenti dei distretti non c'è sempre unanimità di vedute e i nodi da sciogliere per arrivare ad un progetto unitario sono molti. Qui ci limitiamo a ricordarne i più dibattuti (i criteri per il riconoscimento dei distretti, il tipo di interventi che si ritengono necessari, gli organismo che devono gestire i piani di sviluppo e il delicato rapporto tra Regioni e Governo) e a segnalare il convegno organizzato, sempre su questi temi, per il prossimo del 15 gennaio a Roma (programma a pag. ).

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Distretti industriali e innovazione tecnologica

(Il 27 Novembre, Paolo Sarti ha preso parte ad una tavola rotonda organizzata dal Politecnico di Milano per presentare la ricerca La diffusione del paradigma dell'impresa flessibile. Politiche e strumenti per l'innovazione e la competitività dell'industria italiana, a cura di E. Bartezzaghi, S. Mariotti e G. Spina. Quelli che seguono sono alcuni stralci del suo intervento. NdR)

Per quanti credono nei distretti industriali e nella loro competitività, l'impegno dei ricercatori del Politecnico di Milano su questi fronti un poi inconsueti rappresenta una piacevole sorpresa. Finalmente si riconosce che l'innovazione è un'attività complessa che non si svolge entro le mura asettiche dei laboratori ma coinvolge tutte le dimensioni della vita delle imprese. Anche se gli autori esprimono qualche perplessità sulla effettiva capacità dei distretti industriali a muoversi tra i nuovi paradigmi della flessibilità, nelle sezioni dedicate alla descrizione dei processi innovativi ho riconosciuto, in filigrana, i punti di forza dei distretti industriali.
Il filone di ricerca scelto dagli autori è promettente. Sono convinto che se le scuole di management lavoreranno attentamente su questi temi che si collocano sul crinale tra conoscenze tecniche - scientifiche, strutture organizzative e contesti esterni alle imprese, renderanno un servizio importante ai distretti industriali e a tutto il sistema economico nazionale.
Sulla base dei dati del censimento del 1991, l'Istat ha tracciato una mappa che individua 199 distretti industriali per un totale di 2.200.000 addetti, pari al 42% dell'occupazione manifatturiera italiana. Il contributo dei distretti industriali alla performance economica e sociale del nostro paese non sarà mai apprezzato come merita; per tutti ricordo comunque le ricerche di Università Cattolica e Montedison che quantificano il ruolo determinante dei distretti nei nostri saldi commerciali.
Ho citato queste ricerche per sottolineare gli interventi volti a stimolare la capacità di innovazione dei distretti industriali sono interventi che hanno una ricaduta pressoché generale su tutto il sistema industriale italiano e che l'onere di raccogliere la sfida dell'Euro graverà in gran parte proprio sulle pmi dei distretti.

Tra le linee guida di politica industriale tracciate dagli autori inserirei una nota di merito. Coerentemente con il principio di sussidiarietà, dobbiamo ripensare il modo in cui fino ad oggi ha operato nel nostro paese l'apparato tecnico scientifico a supporto dell'innovazione. Credo che siano davanti agli occhi di tutti, come del resto riconosce la ricerca, i magri risultati sin qui conseguiti nel tentativo di avvicinare le pmi al mondo accademico e scientifico.
La proposta del Club dei distretti è chiara: incentivare le politiche non potenziando direttamente l'offerta (Cnr, Enea, Università, ecc..) ma operando prevalentemente sul lato della domanda: occorre cioè predisporre incentivi affinché i distretti industriali, utilizzando gli strumenti della programmazione negoziata, siano i veri protagonisti dei progetti decidendo se sia o meno il caso di investire su determinati programmi di ricerca e se sia o meno il caso di assegnare le risorse a disposizione a università, CNR, Enea, ecc..
La scelta di concorrere alla diffusione dei processi innovativi facendo leva sulla domanda presenta alcuni vantaggi molto chiari:

  • spinge i centri di ricerca a procurarsi sul mercato le risorse di cui hanno bisogno (un po' di concorrenza è salutare anche in questi casi);

  • concentra gli interventi sui progetti per i quali le pmi sono disposte a sopportare una parte dei costi;

  • consente di aggregare le risorse di tutti gli operatori interessati al progetto di innovazione.

  • Il Club accoglierebbe con interesse una nuova politica per l'innovazione disegnata in modo tale da mobilitare in questa direzione le migliori energie degli apparati tecnico - scientifici e qui sono d'accordo con gli autori quando sottolineano che l'innovazione, anche per i distretti, è oggi il terreno di battaglia nel quale ci giochiamo una delle partite più importanti del nostro futuro.

    E' mia impressione che i distretti abbiano le carte in regola per affrontare le sfide di questa fase; che nella storia del loro sviluppo si possano riconoscere molti ingredienti propri del ìparadigma di impresa flessibileî che si sta affermando in questi anni. La competitività dei distretti, infatti, si fonda sulla compenetrazione tra conoscenze tecniche, know how e modo in cui è organizzata la produzione.

    Come imprenditore e operatore dei distretti industriali ho apprezzato in modo particolare le sezioni dedicate al rilancio delle politiche sull'innovazione.

    Personalmente non condivido le preoccupazioni degli autori sul tenuta dei distretti. Credo anche che la realtà dei distretti oggi si presenti molto articolata e che in fatto di innovazione ci troviamo di fronte a situazioni abbastanza diverse.
    Per tutti i distretti valgono comunque le considerazioni sulla necessità di interventi mirati sulle infrastrutture, sulla formazione e per favorire l'adozione di nuove applicazioni tecnologiche.

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    Il Club a Parigi

    (Il 19 Novembre, Enrico Botto Poala è stato invitato all'80° Congresso dei Sindaci di Francia dedicato al tema: ìL'international: une nouvelle dimension pour l'action localeî. Quelli che seguono sono alcuni stralci del suo intervento. NdR)

    Circa un anno fa, invitato dall'OCDE, ho partecipato qui a Parigi presso il Senato francese ad un incontro in cui si parlava di sistemi locali di piccole imprese e di distretti industriali in Italia e in Francia. Questo nuovo invito mi consente di ritornare sull'argomento. Sono lieto di constatare che anche in Francia il rapporto tra economia e contesto locale è un tema sul quale è alta l'attenzione.
    La struttura produttiva del nostro paese è caratterizzata dalla larga presenza di imprese di piccola e media dimensione. In Italia vi sono 68 imprese ogni mille abitanti, rispetto alle 35 della Francia, alle 37 della Germania e alle 46 del Regno Unito.
    Le piccole imprese sono le vere protagoniste dei nostri distretti. I settori di specializzazione riguardano prevalentemente i beni per la persona e per la casa (prodotti della moda, dell'arredamento, dell'alimentazione) e i beni strumentali per la produzione di questi (macchinario specializzato).
    La vicinanza di molte imprese che si confrontano sugli stessi mercati alimenta una pressione competitiva che assicura efficienza e stimoli all'innovazione. I rapporti tra le imprese tuttavia non si esauriscono nel confronto competitivo. L'attività del distretto dà luogo ad una rete piuttosto fitta di rapporti di subfornitura. Il produttore finale delega ad altre aziende la realizzazione di componenti o l'esecuzione di una o più fasi della lavorazione. La divisione del lavoro tra imprese consente di ridurre i costi e di gestire le variazioni cicliche del mercato, garantendo elasticità al sistema produttivo.

    Dalla specializzazione produttiva e dalla divisione del lavoro che si realizzano a livello locale nell'ambito di uno stesso settore, derivano molti vantaggi tra cui quello di formare personale qualificato che ìinteriorizzaî la cultura del prodotto. In queste realtà omogenee anche le istituzioni locali, le organizzazioni imprenditoriali e gli operatori dei servizi sono in grado di interpretare meglio le esigenze delle imprese.
    La forte attenzione al sistema locale convive con una altrettanto forte apertura internazionale. Basti ricordare che l'Italia detiene il 54% del mercato mondiale delle piastrelle in ceramica, il 32% dei gioielli, il 31% dei macchinari per legno e per ceramica, il 30% dei tessuti di lana e di seta, il 29% delle sedie, il 28% delle calzature in pelle, il 27% delle borse, il 22% delle montature per occhiali e così via; sono tutti settori e prodotti che troviamo nei nostri distretti industriali.

    Intervengo qui a nome del Club dei Distretti Industriali Italiani, una rete nel '94 per favorire lo scambio di informazioni e per dare maggiore visibilità ai distretti industriali. Grazie a questa rete siamo riusciti a creare la massa critica necessaria per richiamare l'attenzione dei media (questa credo è una delle ragioni per cui ci avete invitati qui a Parigi) e del mondo politico italiano.
    Dato che lo scenario in cui ci muoviamo è l'Europa, abbiamo varato un programma per promuovere un'alleanza tra distretti industriali europei.
    Concludo il mio intervento facendo una proposta. Mi pare questa l'occasione giusta per rivolgere ai Sindaci presenti, i cui territori hanno la caratteristica di distretto industriale, l'invito a valutare l'opportunità di promuovere la costituzione di un Club francese dei distretti industriali. Noi sappiamo che ci sono in Francia numerose realtà distrettuali importanti, come ad esempio: Lille, Roubaix-Turcoing, Mazamet per il settore tessile; Oyonnax, Creteil e Saint-Claude per gli occhiali; La Vallée de l'Arve per la meccanica; Cholet per le calzature, Vimeau per la rubinetteria; Limoges per la ceramica; Cannes e Antibes per i profumi; Thiers per la coltelleria; Besançon e Morteau per l'orologeria.
    Proprio in questi giorni altri rappresentanti del nostro Club hanno degli incontri in Spagna dove si discuterà dell'opportunità di creare un club spagnolo dei distretti. Questo potrebbe essere il primo passo per pensare di realizzare un Network Europeo dei Club dei distretti e attraverso questa rete internazionale cercare di influenzare le politiche comunitarie.

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    Un marchio per i distretti della Toscana Centrale

    I plus emozionali dei distretti

    L'area di Empoli e della Valdelsa è situata nel cuore della Toscana, tra le province di Firenze, Pisa e Siena. Qui, nel raggio di poche decine di km, risiedono 120.000 persone e operano circa 13.500 imprese specializzate in settori tra loro complementari: abbigliamento in pelle, impermeabili, pelletteria, calzature, ceramiche, cornici e vino.
    L'offerta di questi prodotti, che richiede spesso una cura artigianale, si intreccia con una consistente attività turistica. Grazie ad un pregevole sistema museale (Vinci, Empoli, Montelupo) e alla vocazione agrituristica, l'area attira un gran numero di visitatori, soprattutto in centri come Montaione, Gambassi Terme, Montespertoli, Vinci e Certaldo
    Questo intreccio si riflette nelle produzioni di questa area che, proprio per la sovrapposizione tra contesto ambientale e architettonico, tradizioni artigianali e senso estetico, riescono a offrire veri e propri ìplusî emozionali.

    Un marchio di area

    Fino ad oggi l'offerta dell'area di Empoli e della Valdelsa è stata pubblicizzata dalle singole imprese senza fare leva sul legame con il territorio nel quale viene prodotta. Recentemente un gruppo di operatori, riuniti in vari consorzi, ha pensato di abbinare le proprie produzioni ad alcuni tratti tipici (e presumibilmente abbastanza noti come per esempio il legame con Leonardo da Vinci) dell'area e per questo ha commissionato ad una società la progettazione di un marchio di area.
    Il progetto è stato promossa da Centrovetro (Empoli), Consorzio Ceramica (Montelupo), Emporium (Empoli) e Promomoda (Empoli) che per l'occasione hanno costituito una società consortile senza scopo di lucro denominata "FORUM". La sua "missione" è quella di favorire lo sviluppo e la qualificazione delle produzioni tipiche locali attraverso la progettazione e realizzazione di eventi finalizzati a rafforzare l'immagine dei distretti dell'area sulla scena mondiale.
    Il marchio è "INGENIUS", nome ricavato dalla fusione di alcuni elementi distintivi dell'area di Empoli e della Valdelsa.
    Alla base del concetto di genialità c'è la conoscenza delle cose nella loro semplicità e quindi l'accordo fra pensiero e manualità.
    Per assonanza, "in genius", richiama temi e valori radicati da secoli in questa area, come ricordano le eredità di Leonardo da Vinci e del Pontormo.
    Secondo Orazio, "genius" è ciò che governa la natura umana e determina il destino delle cose e la buona o la cattiva sorte dell'agire.
    Sallustio usa ingenium loci per indicare la natura del luogo inteso come contesto del vivere con la sua armonia, le stagioni, i ritmi, la sensibilità alla bellezza e l'influenza sull'uomo e sul suo agire.
    Il marchio Ingenius mira a costruire un piedistallo favorevole alle produzioni locali per renderle più facilmente riconoscibili attraverso una strategia comunicativa che fa leva su valori emozionali il cui denominatore comune sono la tradizione, le idee, le cose belle. Tutto il progetto, che come succede sempre in questi casi, è proiettato sia verso l'esterno (i mercati nazionali e internazionali) che l'interno (nel senso della presa di coscienza da parte degli operatori locali e della mobilitazione delle energie sul problema dell'immagine del territorio) consiste in una serie di eventi e di attività, tra cui

  • realizzazione di campagne pubblicitarie; azioni di direct marketing; gestione di relazioni con pubblici specializzati; ospitalità a delegazioni di opinion leaders stranieri, diffusione di una newsletter;

  • aggregazione dei diversi settori produttivi dell'area in iniziative promozionali sui più importanti mercati esteri;

  • diffusione di strumenti promozionali multimediali che presentano i vari distretti e i loro legami con il territorio;

  • azioni di sensibilizzazione degli operatori economici facendo leva sulla concessione del marchio "INGENIUS".

  • Con questa iniziativa l'area di Empoli e della Valdelsa muove un deciso passo avanti in un campo che è avvertito in molti distretti industriali italiani, ovvero l'associazione dei territori con le produzioni tipiche.
    Fino ad oggi l'operazione ha avuto discreti successi nel campo dei prodotti alimentari (vino, formaggi, prosciutto...); nei settori industriali sono stati fatti molti studi ed è stato compiuto qualche timido tentativo con risultati non sempre corrispondenti alle attese. L'esperienza di Empoli e della Valdelsa, sotto questo punto di vista, sarà utile per molti distretti italiani che ancora non sono noti come invece meritano.
    Il progetto è stato realizzato utilizzando i contributi stanziati dalla Regione Toscana per gli interventi a favore dei distretti industriali.

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    Il CITER di Carpi

    Per quanti si sono occupati in questi anni di distretti, il Citer (Centro Informazione Tessile dell'Emilia Romagna) rappresenta un punto di riferimento esemplare nel campo delle politiche industriali.
    La missione del Citer, che è stato costituito nel 1980 su iniziativa dalla Regione, consiste nel supportare i processi di innovazione e di adattamento ai nuovi scenari competitivi delle piccole medie imprese tessili dell'Emilia Romagna. Anche se la missione ha una netta connotazione settoriale (tessile abbigliamento) e regionale (Emilia Romagna), il Citer viene spesso associato al distretto di Carpi e per molti si erge autorevolmente come modello positivo di politiche attive a favore dei distretti. Sotto il profilo giuridico è una società consortile le cui quote sono detenute dalla Regione (tramite l'Ervet), dalle associazioni di categoria (industria e artigianato) e soprattutto da 460 imprese del settore tessile abbigliamento.
    A queste il Citer offre un ventaglio di servizi articolato su sei grandi assi. Il primo è quello delle tendenze moda. Due volte l'anno alcuni esperti orientano le imprese nella progettazione delle collezioni con la presentazione di quaderni che propongono anticipazioni sui modelli, i punti filati, le fibre, le gamme cromatiche, le armature delle maglie; questa apprezzata attività a supporto della progettualità delle collezioni è completata con la partecipazione diretta ad alcune fiere di settore tra cui Pitti Filati.
    Un secondo blocco di servizi riguarda l'evoluzione dei mercati; periodicamente il Citer invita gli imprenditori a riunioni molto mirate dove società specializzate nelle ricerche quantitative e sugli stili di vita ricostruiscono l'andamento dei consumi sui vari mercati (uomo, donna, bimbo,..) per tipi di articoli, prezzi medi, canale.
    L'attività del Citer, che inizialmente ha curato in modo particolare i servizi focalizzati sulla moda, successivamente ha abbracciato anche il versante dell'organizzazione aziendale con la messa a punto di supporti mirati nel campo delle tecnologie e dell'organizzazione della produzione, della qualità, dell'informatica e della formazione. Nel settore della progettazione assistita da computer (CAD), ha svolto un ruolo di vero pioniere mettendo a punto soluzioni tecniche e progettuali di notevole spessore innovativo.
    Per lubrificare i mercati intermedi che, come è noto, caratterizzano tutto il sistema moda italiano, ha ideato una banca dati a supporto dell'incontro tra domanda e offerta di servizi di fase. Tutta l'attività del Citer, è svolta da circa 20 dipendenti coadiuvati da vari collaboratori esterni, segue un percorso ben delineato che punta a sviluppare in maniera coordinata le competenze creative, commerciali, tecniche, produttive e organizzative delle piccole e medie imprese. Le attività sono finanziate per un terzo dai corrispettivi pagati dalle imprese, per un terzo da contributi regionali e per un terzo dalla partecipazione diretta in progetti di formazione, ricerca (come il programma del Ministero della Ricerca Scientifica per il settore tessile in corso di realizzazione), tutoraggio di nuove imprese.

    Nel dettaglio, l'offerta del Citer comprende una intensa attività editoriale mirata sul settore (il suo attuale direttore, Paolo Rossi, non perde occasione per sottolineare che opera nel settore della circolazione di informazioni), funzioni di immagine e di memoria collettiva per il distretto di Carpi (accoglienza a centinaia di delegazioni e archivio dei periodici di moda e dei punti maglia), attività di animazione economica, formazione con decine di seminari tematici sulle fibre, le tecnologie di processo, la qualità, gli appuntamenti periodici dedicati all'analisi dei bilanci delle imprese della maglieria, la promozione di ricerche sull'innovazione e sulle strategie del settore (che spesso si identificano inconsciamente con quelle del distretto)
    Tutto ciò che occorre sapere nell'area della produzione e dei materiali, con un occhio di riguardo ai temi della Qualità, viene pubblicato in cataloghi specifici per settore o su CD - Rom.
    Il filo rosso che tiene insieme queste attività è una sede fisica dove gli imprenditori del settore, che sono soprattutto (ma non solo) di Carpi si incontrano e si confrontano e dove in questi anni sono cresciuti collettivamente. Sulle esperienze del Citer sono stati modellati vari centri per le piccole imprese che sono sorti in Italia e nei paesi esteri.

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    Rinnovo degli organi sociali del Club

    L'Assemblea del Club, che si è svolta a Milano nel mese di Aprile 1997, aveva espressamente dichiarato di apprezzare la disponibilità da parte dei rappresentanti del distretto di Prato ad assumere la Presidenza ed aveva deciso di demandare la relativa designazione al Consiglio di Presidenza.
    Il Consiglio si è riunito lo scorso Settembre a Montebelluna ed ha designato Paolo Sarti, Presidente del Club. Il nuovo segretario è Andrea Balestri. Nell'assumere l'incarico, Sarti ha ringraziato Enrico Botto Poala per lo slancio con il quale ha gestito il Club nei suoi primi tre anni di vita e ha invitato tutti i consiglieri a continuare lavorare collegialmente per gli obbiettivi sociali.
    Con il rinnovo delle cariche, come previsto dallo Statuto, le segreteria si sposta da Biella a Prato.

    In seguito alle sostituzioni e alle integrazioni deliberate nelle ultime due riunioni, il nuovo Consiglio di Presidenza del Club è così composto:
    Enrico Botto Poala, Unione Industriale Biellese; Paolo Terribile della Camera di Commercio di Belluno; Giampietro Redaelli, Centro Innovazione Lecco; Andrea Tomat, Museo dello Scarpone di Montebelluna; Virgilio Bugatti, Lumetel, Paolo Sarti, Unione Industriale Pratese.
    La segreteria tecnica è formata da: Arnaldo Cartotto (Biella), Aldo Durante (Montebelluna), Roberto De Martin (Belluno), Giancarlo Raffaldi (Lecco), Luciano Consolati (Lumezzane), Andrea Balestri (Prato).

    Verso un club europeo dei distretti industriali

    Lo scorso Novembre una delegazione del Club ha preso contatti con i distretti della calzatura di Elche e del giocattolo di Ibi-Alcoy-Onil, nella regione di Valencia (Spagna).

    - Elche
    Elche (15 km da Alicante) è il centro più importante tra una serie di comuni abbastanza vicini (Elda, Petrel) che formano il più grande distretto calzaturiero spagnolo (forse uno dei distretti industriali più grandi di tutta la Spagna).
    Il comune di Elche ha una popolazione di 180.000 abitanti ed ospita 620 calzaturifici con una occupazione di 7.000 persone. Un terzo delle scarpe prodotte in Spagna sono fabbricate qui. La metà della produzione è esportata.
    L'incontro si è svolta nel Municipio con esponenti della Giunta, delle associazioni di categoria (che sono divise tra calzaturifici, terzisti, ...), agenzie di sviluppo locale, docenti universitari, stampa locale. Abbiamo visitato un'azienda, un centro servizi specializzato per le calzature (Inescop) e il poligono industriale (area attrezzata). La stampa locale ha dato ampio risalto all'incontro.

    - Ibi, Onil, Alcoy
    Ibi (44 km da Alicante) è il centro più importante di un distretto specializzato nella produzione di giocattoli e nella stampa di materie plastiche. Ibi conta 22.000 abitanti e nel settore dei giocattoli operano circa 100 imprese per 2.500 addetti. Onil e Alcoy sono due comuni vicini con caratteristiche simili. Il distretto è dinamico (è sicuramente, nel giocattolo, tra i più dinamici d'Europa) ed ha buone prospettive di sviluppo.
    Anche in questo caso l'incontro si è svolto nel Municipio di IBI con esponenti della Giunta di Ibi e di Onil, di imprenditori, operatori di agenzie di sviluppo locale e docenti universitari, Abbiamo visitato un centro servizi specializzato per le aziende dei giocattoli che ci ha fatto una ottima impressione. La stampa locale ha pubblicato un articolo con foto e notizie sull'incontro.

    - Appunti di viaggio
    In entrambi i casi abbiamo illustrato gli obiettivi dell'incontro, alla cui organizzazione ha collaborato attivamente la Prof. Antonia Saez Cala (Università di Madrid).
    Dopo aver sottolineato la necessità di impostare le politiche industriali su basi territoriali (i distretti) e descritto il funzionamento del Club, abbiamo invitato i nostri interlocutori a proporsi come referenti di una struttura analoga al Club per la Spagna.
    Li abbiamo invitati a costituire, insieme a noi e ai francesi, una segreteria tecnica che si prenda cura di organizzare un primo incontro in primavera (in Spagna o Francia) e, successivamente, di preparare una convention da svolgere a Bruxelles a fine autunno con esponenti della Commissione Europea per presentare un libro bianco sullo sviluppo e l'occupazione nei distretti industriali.
    La regione di Valencia attualmente è obbiettivo 1 e quindi beneficia di consistenti incentivi ma vi sono ragionevoli prospettive che non sarà più confermata tale e questo può influire sulle loro decisioni di partecipare attivamente al progetto della rete europea.

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    Convegno

    Politiche industriali per i distretti

    Roma 15 gennaio
    Il Club dei distretti industriali e l'Istituto Guglielmo Tagliacarne, in collaborazione con la rivista Sviluppo Locale, hanno organizzato un convegno sulle esperienze di politica industriale attuate dalle Regioni dopo la delega del '91 (art. 36 della l. 317) e sulle prospettive relative ai decreti Bassanini. Il Convegno si svolgerà presso Unioncamere, (Piazza Sallustio, 21) con il seguente programma:

    Inizio (ore 9:30)
    - Saluto a cura di Danilo Longhi, Presidente Unioncamere

    Introduzione:
    - Luigi Pieraccioni, Presidente Istituto Guglielmo Tagliacarne
    - Paolo Sarti, Presidente Club dei distretti industriali

    Relazioni di:
    - Prof. Fabio Sforzi, Condirettore di Sviluppo Locale: La nuova mappa dei distretti industriali italiani
    - Gaetano Esposito, Istituto Tagliacarne: Le dinamiche delle imprese nei distretti industriali italiani
    - Prof. Enzo Rullani, Università di Venezia: Politiche industriali per i distretti

    Tavola rotonda ìRiforme istituzionali e sviluppo localeî:
    - Prof. Domenico Cersosimo, Università di Cosenza
    - Domenico Iannello, Dir. Gen. XXIII, Commissione Europea
    - Luigi Mastrobuono, Unioncamere
    - Prof. Francesco Merloni, Università di Perugia
    - Gianpietro Redaelli, Presidente Centro Innovazione Lecco
    Moderatore: Luca Paolazzi, Il Sole 24 Ore

    Conclusioni:
    - Gilberto Pichetto Fratin, Assessore Industria, Commercio e Artigianato della Regione Piemonte
    - Prof. Giacomo Becattini, Università di Firenze

    Seminari

    I seminari del Club

    In sintonia con il successo di immagine dei distretti industriali italiani presso la stampa e con il loro riconoscimento da parte delle Regioni cresce anche l'esigenza di rendere più efficaci le politiche di intervento a livello locale.
    Il Club dei distretti industriali, in collaborazione con l'Università di Pavia e l'International Training Centre dell'ILO, ha deciso di organizzare nelle regioni ad elevata densità di distretti una serie di seminari sulle politiche locali.
    Le prime due edizioni del seminario "Distretti industriali e progettualità degli attori loicali" si sono svolte a Prato (28-29 novembre) e a Biella (9-10 dicembre) con interventi di Giacomo Becattini, Aldo Bonomi, Vittorio Capecchi, Gioacchino Garofoli, Rodolfo Jannacone Pazzi e Francesco Lissoni.
    Il seminario di Biella si è chiuso con una Tavola Rotonda dove i rappresentanti di associazioni di categoria, enti locali, organizzazioni sindacali e camera di commercio si sono confrontati sulla legge per i distretti varata dalla Regione Piemonte; i lavori della Tavola Rotonda sono stati chiusi da Gilberto Pichetto Fratin, Assessore Industria, Commercio e Artigianato della Regione Piemonte.

    Nei prossimi mesi sono previste due nuove edizioni del seminario in Lombardia e in Veneto.

    Altri seminari

    Il tema dei distretti e delle politiche per favorire lo sviluppo industriale locale è seguito con attenzione da varie organizzazioni e istituti universitari.

    • LIUCC, Castellanza
      Il Centro di Ricerca e Formazione per la Pubblica Amministrazione dell'Università di Castellanza ha organizzato un workshop in collaborazione con la London School of Economics sul tema: Lo sviluppo delle aree economiche locali. Come promuovere sviluppo economico endogeno che ci è svolto a Castellanza i gg. 27-28 Novembre. Una presentazione dettagliata del seminario è disponibile Internet al seguente indirizzo: www.liuc.it/istituti/cepa/ws1.htm

    • Irs, Milano
      Il 13 Novembre, a Milano, si è svolto il seminario dell'Irs (Istituto per la ricerca sociale) sul tema: La ricerca economica e sociale a supporto delle politiche locali di sviluppo.

    L'incontro ha presentato alcuni casi di interventi a livello locale con particolare attenzione alla rilevazione delle caratteristiche economiche, alla valutazione dell'impatto di alcuni progetti promossi dalla regione e alla valutazione della efficacia delle politiche formative. I lavori sono satti introdotti dalle relazioni di Giacomo Viaciago, Andrea Forti e Manuela Samek.

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    Eventi e news

    Nuovi soci

    Il distretto del mobile dell'Alto Livenza, tra le province di Pordenone e Treviso

    La voce del Club
    Il Club ha partecipato ai seguenti incontri:

    • Assocamerestero
      Convention Mondiale delle Camere di Commercio Italiane all'Estero
      Bari, 3/5 Novembre 1997

    • 80° congresso dei sindaci di Francia
      L'international: une nouvelle dimension pour l'action locale
      Parigi, , 19 Novembre 1997

    • Politecnico di Milano, Mip
      Integrare l'innovazione tecnologica e gestionale. Quali indirizzi e politiche per la competitività dell'industria italiana
      Milano, 27 novembre 1997

    • Censis
      "Distretti industriali e sviluppo economico locale", VII° edizione del Forum delle Economie Locali
      Roma, 12 dicembre 1997

    • Museo dello Scarpone ìIl distretto della calzatura oggi. E domani?
      Videoconferenza con Montebelluna (TV), 20 dicembre 1997

    Pubblicazioni

    • Cnel Ceris-Cnr
      Innovazione, piccole imprese e distretti industriali
      3° Rapporto CNEL/Ceris-Cnr, Roma 1997

    • E. Bartezzaghi, S. Mariotti, G. Spina
      La diffusione del paradigma di impresa flessibile. Politiche e strumenti per l'innovazione e la competitività dell'industria italiana
      Quaderni MIP Politecnico, Vol. 5, ottobre 1997

    • S. Brusco e S. Paba:
      Per una storia dei distretti industriali italiani dal secondo dopoguerra agli anni novanta in F. Barca (a cura di), Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra ad oggi
      Donzelli, Roma, 1997

    • R. Grandinetti
      "Una proposta di politica industriale per il distretto friulano della sedia" in Economia e società regionale, n. 2, 1997

    • M.L. Di Felice, L. Sanna, G. Sapelli
      L'impresa industriale del Nord Sardegna. Dai "pionieri" ai distretti: 1922-1997
      Editori Laterza, 1997

     

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