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Perché il Club Credo che le prime ragioni della costituzione del Club dei Distretti Industriali stiano nei numeri e nella geografia. Nei numeri, perché, pur con l'imprecisione delle statistiche, si stima che operino nei distretti industriali del nostro Paese circa 60.000 imprese con 600.000 addetti; che realizzano un fatturato annuo di oltre 120.000 miliardi di lire; che contribuiscono per il 10% alla formazione del PIL industriale italiano; che, nelle fasi congiunturali difficili, tutto questo lo fanno dimostrando una capacità di tenuta superiore a quella media dei settori industriali." Nella geografia, perché i sistemi locali di imprese sono un fenomeno diffuso nel nostro Paese, con maggior intensità al Nord e al Centro, ma con significative presenze anche al Sud. La rilevanza economica e la diffusione geografica dei distretti industriali sono state per molto tempo scarsamente riconosciute ed altrettanto si può dire per la comprensione della particolarità di questo modello produttivo che coniuga specializzazione settoriale e formazione del capitale umano, servizi alle imprese altamente qualificati e moderne relazioni industriali, vivacità imprenditoriale e tradizioni culturali, attaccamento al territorio e apertura all'esterno, radicamento e innovazione. Tutte queste cose, con varie intensità e sfumature, sono presenti nei distretti industriali del nostro Paese, nel Nord-Ovest come al Centro, in quelli più antichi e in quelli di più recente formazione e indipendentemente dalla specializzazione settoriale. Riflettendo sulle cose che ci accomunano, sull'opportunità di scambiare le esperienze, sulla importanza di fare massa critica e sulla necessità di aumentare la visibilità dei distretti è maturata la convinzione di costituire una rete di rapporti non episodici tra gli operatori delle economie locali del nostro Paese. La formula del Club ci è sembrata quella più agile e flessibile; per coinvolgere direttamente persone provenienti da diverse aree del Paese, la presidenza e la sede cambieranno ogni due anni. Per far circolare le informazioni e le opinioni tra i soci e i nostri pubblici di riferimento, utilizzeremo una newsletter. Chi legge, in questo primo numero, troverà le notizie per capire chi siamo e cosa stiamo facendo. Abbiamo obiettivi ambiziosi e la convinzione di riuscire a raggiungerli: per questo sarà prezioso l'apporto degli altri distretti che entreranno a far parte del Club con il loro contributo di idee e di esperienze. Enrico Botto Poala Profili di distretti Il Club dei Distretti Industriali è stato costituito formalmente nel Novembre scorso (1994). Per statuto i soci sono associazioni di categoria, Camere di Commercio, organizzazioni sindacali e centri servizi che operano nei distretti industriali; gli Enti locali possono farvi parte solo attraverso agenzie di sviluppo locale. I promotori hanno scelto deliberatamente di non dare vita ad un'altra associazione "istituzionale" ma ad un sistema di relazioni tra attori locali. La forza e la legittimazione del Club dipenderanno, dunque, dalla capacità di mettere in rete le risorse e le energie dei vari distretti. I suoi obbiettivi consistono nel
Attualmente si sono associate istituzioni di 12 distretti industriali nei quali operano, con riferimento ai soli settori tipici, circa 25.000 imprese nell'industria, per oltre 200.000 addetti. Questo notiziario (il primo appuntamento di una serie che cercherà di creare lo spirito di gruppo necessario per raggiungere gli obbiettivi del Club) presenta il profilo dei distretti che ne fanno parte.
Belluno L'insediamento dell'occhialeria nella provincia di Belluno è un caso esemplare di distretto. Avviato con il primo stabilimento a carattere di produzione industriale nel 1878, progressivamente ha assunto e consolidato tutte le caratteristiche tipiche dell'economia distrettuale: densità di insediamenti, prevalenza numerica di piccola impresa, intensi rapporti interaziendali sia di competizione che di filiera, profondo radicamento sociale e culturale con il territorio. L'estensione del distretto oggi coincide con il territorio di tutta la Provincia: Cadore, punto di origine storica e tuttora area a maggior densità imprenditoriale, Agordino, sede della prima azienda nella classifica mondiale, Longaronese, Alpago, Feltrino. I numeri principali del distretto sono i seguenti: 150 aziende industriali con 7.000 dipendenti; 600 aziende artigiane con 2.000 dipendenti; fatturato 2.000 miliardi, che costituisce l'85% della produzione italiana e che registra un export di oltre il 60%. I fattori distintivi del distretto sono: presenza dei principali leader mondiali; specializzazione produttiva nelle montature; predominio della montatura in metallo, con le caratteristiche delle lavorazioni in micro-meccanica. La Provincia di Belluno, tutta compresa nell'arco alpino, occupa una superficie di 3678 Kmq, pari al 20% della Regione Veneto. La densità abitativa è di 58,1 ab/Kmq. I 4/5 del territorio sono superficie agraria e forestale, 1/7 è area improduttiva, il 3% è coperto da acque e solo il restante 2% è occupato da fabbricati, strade e infrastrutture. Tali valori evidenziano una situazione geografico-ambientale del tutto particolare che ha caratterizzato e caratterizza tuttora l'insediamento umano e lo sviluppo economico-industriale e ha contribuito a forgiare una specifica "civiltà della montagna" con un risultato di sviluppo molto rilevante basato su due fattori determinanti: Occhiali e Dolomiti. Su 212.000 abitanti, si contano quasi 90.000 occupati di cui: circa 4.000 nel primario, 40.000 nel secondario, e 46.000 nel terziario.
Biella La provincia di Biella è un territorio di 930 Kmq posto nella zona nord-orientale del Piemonte. Capoluogo della zona, che conta 83 comuni con 190.000 abitanti è Biella (48.000 abitanti) centro tra i maggiori e più qualificati dell'industria laniera mondiale. Il territorio è costituito per il 38,6% da montagna, per il 48,7% da collina e per il 12,7% da pianura. Con circa 87.000 persone attive, il Biellese ha uno dei più alti tassi di attività in Italia (45,3% contro il 42,4% della media nazionale); degno di nota, in particolare, è l'elevato tasso di attività femminile (35 donne su 100 sono occupate contro un valore di 25 per l'Italia). Il tasso di disoccupazione è del 5%, contro una media nazionale del 12%. La distribuzione settoriale dell'occupazione è così composta: 3,1% di addetti in agricoltura, 54,4% nell'industria ed 42,5% in altre attività Il settore tessile si presenta con queste caratteristiche: 2.000 unità produttive, 28.000 addetti, 6.500 miliardi di fatturato, 2.000 miliardi di esportazione. I principali mercati di sbocco sono la Germania (32%), la Francia (15%), il Giappone (9%), la Gran Bretagna (8%) e gli USA (5%). Le produzioni più importanti sono i tessuti per abbigliamento e i filati per maglieria. Con riferimento al settore laniero si concentra nel Biellese: - il 65% della capacità
produttiva nazionale del comparto pettinatura Il settore meccanotessile, la cui produzione risulta caratterizzata dai sistemi di automazione e di controllo dei processi produttivi, occupa oltre 2.000 persone ed ha un fatturato di circa 500 miliardi di lire, di cui oltre il 50% è esportato.
Carpi (Modena) Il distretto di Carpi si caratterizza prevalentemente per l'attività di produzione nel comparto della Maglieria e in quello della Confezione. Il territorio che identifica il distretto comprende cinque comuni posti nella zona nord-occidentale della provincia di Modena: Carpi, Cavezzo, Concordia, Novi e San Possidonio. L'area ha un'estensione complessiva di oltre 275,4 Kmq, conta circa 88.700 abitanti ed ha una popolazione attiva di 45.300 persone, la cui distribuzione settoriale nell'occupazione vede un 5,5% di addetti dediti all'agricoltura, il 57,7% all'industria e il 36,8% ai servizi, con un tasso di disoccupazione pari al 5%. A tal proposito va segnalato l'alto tasso di attività e l'elevata propensione all'imprenditorialità, che hanno permesso all'intero sistema produttivo della zona di assicurarsi la partecipazione di tutti i segmenti della popolazione, in particolare quello femminile. Nel sistema produttivo locale particolare rilevanza assume l'industria manifatturiera in genere, rispetto alla quale però, a partire dal secondo dopoguerra, ha giocato un ruolo primario il settore tessile-abbigliamento. Carpi costituisce il cuore di un polo produttivo dall'indice di specializzazione altissimo (è qui che opera il 55,3% degli addetti del T/A provinciale, ed ha sede il 57,7% delle unità produttive), con un'incidenza media degli addetti del tessile abbigliamento rispetto all'industria manifatturiera pari al 60,9%. Il distretto si caratterizza, in particolare, per l'accentuata specializzazione nei comparti della Maglieria (1.600 unità produttive e 6.400 addetti) e della Confezione (850 imprese 4.750 addetti), con un fatturato globale che si aggira intorno ai 2.200 mld, ed una quota di export pari al 25%. Oltre che per la rilevanza quantitativa della produzione (stimata nel 6,5% del fatturato nazionale del settore), le attività del tessile abbigliamento locale si segnalano per l'originalità delle forme organizzative, per l'articolato sistema di piccole e piccolissime imprese indipendenti, e per il particolare intreccio fra aziende produttrici di capi finiti e fornitori di lavorazioni conto terzi. Un altro settore localizzato nel distretto è quello della metalmeccanica; oltre 500 imprese con 3.400 addetti; le produzioni prevalenti sono le macchine per la lavorazione del legno (dove è attivo circa il 30% degli addetti dell'intera regione nel settore e il 12% su scala nazionale), le macchine agricole e quelle automatiche.
Carrara Il distretto lapideo apuo versiliese (identificato generalmente in Carrara) si estende in due regioni, Liguria e Toscana, e tre provincie, La Spezia, Massa Carrara e Lucca. La provincia di Massa Carrara è quella più coinvolta. E' un territorio dominato dalla compresenza delle Alpi Apuane, massiccio con versanti molto ripidi e altezza dei monti tra i 1800 e i 2000 metri, e del mare Tirreno, con note stazioni balneari. Nei comuni del comprensorio abitano 215.000 persone, con un tasso di attività del 39,6%, leggermente inferiore alla media nazionale, mentre il tasso di disoccupazione è del 16,3%, con forte incidenza giovanile. Questo fenomeno è collegato ai processi di deindustrializzazione dell'area tra i due comuni capoluogo (Massa e Carrara), e in modo particolare alla quasi totale scomparsa della chimica e di buona parte della metallurgia e della meccanica pesante. Dichiarato "Area a declino industriale", il comprensorio locale vede sempre più nel lapideo la struttura portante della sua economia produttiva, mentre crescono servizi e commercio. Altri settori importanti sono le costruzioni e la cantieristica navale, sia industriale che da diporto. Il settore lapideo, di cui Carrara è indiscusso leader mondiale, occupa 8.800 addetti, con 1.160 ditte di escavazione, trasformazione e commercio di materiali locali e di ogni parte del mondo. Il fatturato annuo si aggira attorno ai 2.400 miliardi, dei quali il 50% circa sull'estero (40% del totale nazionale). Sono attive circa 200 cave, con oltre 1.000 addetti al monte, e 1.350.000 tonnellate di blocchi escavati all'anno. Il materiale locale più conosciuto è il "Bianco di Carrara". Le singolari proprietà di questa materia prima caratterizzano tutto il distretto e in particolare l'area di Carrara alimentando intense correnti di export. I mercati prevalenti sono l'Estremo Oriente con il 29,2% (valori), l'Unione Europea con il 23,7%, ed il Medio Oriente con il 19,9%. Ancora tre paesi superano la quota del 10% sul totale export: Hong Kong (12,6%), Stati Uniti (11,6%) e Germania (10,3%). I settori sussidiari al lapideo, trasporti esclusi, occupano circa 1.800 addetti in oltre 200 ditte, che producono macchine per escavazione, taglio, lucidatura, finitura e movimentazione di ciclo. Altamente qualificata è anche la fornitura di servizi specializzati. Va all'esportazione oltre il 50% del loro fatturato, che supera annualmente i 450 miliardi, e cresce di anno in anno. Carrara, infine ospita ogni anno la "Fiera Internazionale dei Marmi, delle Macchine e dei Servizio", la più importante del settore, con i suoi 60.000 visitatori ed oltre 800 espositori provenienti da tutto il mondo.
Como La provincia di Como si estende per una superficie di 1288 Kmq, di cui 858 rappresentati da montagne, 336 da zona collinare e solo 93 da pianura agricola. È posta nella zona nord orientale della Lombardia, poco distante dal confine svizzero. Como, con i suoi 85.731 abitanti, è il capoluogo della provincia lariana che comprende 163 comuni per un totale di 528.292 residenti. La distribuzione settoriale dell'occupazione registra solo 1,1% di addetti nell'agricoltura, 40,5% nell'industria e 58,4% nei servizi. Il tasso di disoccupazione si aggira sul 4%. L'immagine dell'area è legata, oltre che al turismo lacustre, anche e soprattutto alla lavorazione del filato serico e di altre fibre tessili. Attualmente il settore tessile-abbigliamento comasco è costituito da 2.750 aziende per lo più di piccole e medie dimensioni, che danno lavoro a 28.970 addetti. I principali mercati di sbocco del comparto sono la Germania (24%) la Francia e gli Stati Uniti (14%), Gran Bretagna (9%) e Giappone (7%). Vi sono quindi altri due settori importanti: il metalmeccanico e il legno/mobile concentrati rispettivamente nell'area orientale e nella zona meridionale della provincia.
Empoli (Firenze) Il Distretto empolese è un territorio di circa 340 Kmq che raggruppa sei comuni e confina con altri distretti industriali della Toscana centrale. Equidistante tra Firenze, Siena e Pisa, l'Empolese è un territorio strategico per tutte le comunicazioni della Toscana. Capoluogo dell'area è Empoli, che conta circa 44.000 abitanti ed è il cuore produttivo e terziario del distretto. I valori occupazionali sono quelli caratteristici dei sistemi locali di piccole imprese: elevato tasso di attività, larga presenza di occupazione femminile (spesso nella forma di lavoro a domicilio), basso tasso di disoccupazione (sotto il 7%). Nell'ultimo decennio si è assistito ad uno sviluppo accelerato del terziario (48,5% degli addetti); attualmente questo settore, per numero di occupati, ha quasi la stessa consistenza dell'industria (50,8%). La storia industriale dell'area è legata a più settori produttivi (vetro, ceramica, nautica), ma il suo sviluppo recente è stato trainato dall'abbigliamento e in particolare da due specifici prodotti: l'impermeabile e l'abbigliamento in pelle. Il numero delle imprese ammonta ad oltre 500 con circa 6.000 addetti, un fatturato di 1.100 miliardi ed un export di 350. Nel settore dell'abbigliamento in pelle, l'area rappresenta circa i due terzi della produzione nazionale. I principali mercati di esportazione sono il Giappone (24%), la Comunità Economica Europea (49%) e gli U.S.A. (12%). Notevole importanza riveste nel distretto il settore dell'oggettistica da regalo (ceramica e vetro) e dell'industria chimica che occupa oltre 3.200 addetti.
Lecco Lecco sorge all'estremità meridionale del ramo omonimo del Lago di Como; posta nella zona nord-occidentale della Lombardia, dista da Milano 50 Km. È capoluogo di una zona che conta 90 comuni (299.795 abitanti). Dal 7 maggio 1995 è diventata provincia. Il Distretto è specializzato nella meccanica e comprende i comuni della Provincia di Lecco più alcuni comuni che fanno parte delle Provincie di Bergamo e Como, per un totale di 344.293 abitanti. Il territorio, che si estende per 837 Kmq, è costituito da montagna e collina. Popolazione attiva corrisponde a 136.782 individui. La distribuzione settoriale dell'occupazione vede 0,2% addetti in agricoltura, 67,3% addetti all'industria e 32,5% addetti ai servizi. Il tasso di disoccupazione è del 7,3%. La struttura portante del sistema economico lecchese - tradizionalmente caratterizzato da una sorta di "monocultura" del ferro - andatasi consolidando nei secoli e sviluppatasi con particolare intensità a partire dal XIX secolo - oggi è costituita da un tessuto industriale ed artigianale molto articolato, di cui fa parte un alto numero di imprese, per lo più a dimensione contenuta, specializzate nel settore meccanico, elettromeccanico e meccanotessile, con una prevalenza, per la produzione di componentistica rispetto a quella del prodotto finito. Le imprese metalmeccaniche sono 3.631; gli addetti 37.583. I principali mercati di sbocco sono l'Europa (Germania in particolare), le Americhe e l'Asia. Altro settore notevole è l' edilizia con 2.676 imprese e con un numero di addetti di 8.504.
Pesaro La Provincia di Pesaro e Urbino si sviluppa su un territorio di 2893 Kmq nella parte nord delle Marche. Capoluogo della zona, che conta 67 comuni con una popolazione complessiva di 335.979 abitanti, è Pesaro (abitanti 88.713). Qui è localizzata una delle più importanti zone mobiliere del Paese. Il territorio non ha aree estese completamente pianeggianti ed è classificato per il 68% di tipo collinare e per il 32% montagnoso. La popolazione attiva della provincia è di 144.716 unità lavorative, con un tasso di attività superiore al 43,0% (la media nazionale 43,4%) e con un'incidenza dell'occupazione femminile di circa il 32%. Il tasso di disoccupazione della Provincia è pari al 10,7%, contro una media nazionale del 12,2%. La distribuzione settoriale dell'occupazione, è la seguente: 6,7% nell'agricoltura, 41% nell'industria, 52,3% nel terziario, servizi e pubblica amministrazione. Negli ultimi 20 anni l'economia pesarese ha conosciuto tassi di sviluppo molto elevati, principalmente nel settore manifatturiero e nel terziario produttivo. Il comparto più rilevante è rappresentato dal sistema mobiliero e dell'arredamento, che costituisce un distretto industriale di rilevanza nazionale ed internazionale. L'area-sistema pesarese risulta così articolata: circa 500 unità produttive di tipo industriale, integrate da più di 700 aziende artigiane che, oltre a dedicarsi alla creazione di prodotti finiti, svolgono un'attività di "servizio" all'industria del mobile, producendo parti e accessori d'arredamento o "coprendo" alcune fasi del ciclo produttivo. Gli occupati del distretto (compresi anche gli addetti alla produzione di macchine per la lavorazione del legno, di componenti in vetro o marmo per il mobile che incidono per circa il 15% del totale) sono 13.000, con un fatturato complessivo che si aggira sui 2.450 miliardi ed un fatturato all'esportazione intorno agli 800 miliardi. I principali mercati di sbocco sono localizzati nell'Europa del Mercato Unico (45%), nell'area del Medio Oriente (30%), degli Stati Uniti (l0%), nell'America del Sud e nei Paesi dell'Est (l0%) e nei Paesi dell'Estremo Oriente. Pesaro rappresenta un'area industriale che vanta una concentrazione di produttori di mobili molto elevata (solo 4 o 5 province in Italia la precedono sotto questo aspetto). Fra i comparti di rilevante importanza, oltre al mobile, vanno segnalati la meccanica, il tessile e abbigliamento e la nautica da diporto in vetroresina.
Prato Il distretto industriale pratese si estende su un'area di 700 Kmq dove risiedono circa 300.000 persone. Qui opera una delle maggiori concentrazione di attività tessili d'Europa. La tradizione tessile locale risale al XII secolo. Attualmente nel settore lavorano circa 44.000 addetti, ovvero il 30% della popolazione attiva ed il 60% degli occupati nell'industria. Le aziende di Prato sono specializzate nella produzione di : - filati per maglieria; - tessuti per abbigliamento; - altri articoli tessili (tessuti a pelo, spalmati, non tessuti, ...) per l'industria dell'abbigliamento, delle calzature, dell'arredamento e per impieghi tecnici; - maglieria. Le aziende tessili sono circa 9.000 e coprono tutte le lavorazioni del settore, dalla finitura al finissaggio dei tessuti. Il distretto sorge su una falda idrica dalla quale le aziende attingono per i processi produttivi; le acque utilizzate sono depurate da una rete di impianti centrali. Un tratto forte del sistema industriale pratese è costituito dalle relazioni con i mercati internazionali. Il settore tessile esporta oltre la metà della sua produzione e intrattiene rapporti commerciali con più di 100 nazioni. Oltre al tessile sono presenti nel distretto aziende meccaniche e, in misura minore, di altri settori (plastica, editoria, chimica). Nelle zone a Sud Ovest della città sono state progettate e parzialmente realizzate due grandi aree (circa 400 ettari) per ospitare i nuovi investimenti produttivi. Prato, situata a una decina di chilometri da Firenze, è una città di medie dimensioni (170.000 abitanti) che conserva un pregevole centro medioevale. La sua vita culturale è animata da attività teatrali, musei, una sede universitaria e prestigiosi istituti di ricerca. Buona la tradizione culinaria che utilizza i prodotti, in particolare vino ed olio delle colline circostanti.
Valdinievole (Pistoia) Il distretto calzaturiero pistoiese riunisce otto comuni della Valdinievole, uno dei tre sistemi geografici in cui si suddivide la provincia di Pistoia. Il centro cardine di questo polo calzaturiero, anche da un punto di vista storico - l'inizio dell'attività si fa risalire ai primi anni del secolo - è Monsummano: è da questo comune, infatti, che l'industria delle calzature si è sparsa nei territori limitrofi con un'ampia diffusione di imprese dalle caratteristiche dimensionali ridotte, per lo più artigianali. Il distretto occupa una superficie di circa 172 Kmq (il 18% del territorio provinciale), ha una popolazione di 81.376 abitanti (pari al 31% di quella provinciale), con una densità di 474 abitanti per Kmq. Nell'area operano 9.115 unità locali (il 34% di quelle di tutta la provincia), con una densità imprenditoriale di 112 unità locali ogni 1.000 abitanti. È un'area a forte vocazione industriale come conferma la quota degli addetti all'industria (circa il 50%). La specializzazione prevalente è quella calzaturiera che, pur avendo subito una crisi negli ultimi anni, può contare 609 unità locali (il 18% di quelle regionali e il 3,75% di quelle nazionali). Le aziende calzaturiere del distretto sono per il 70% ditte artigiane e occupano circa 3.700 addetti, con una dimensione media che supera di poco la quota di 6 addetti per unità locale. Il calzaturiero pistoiese è da sempre ben proiettato sui mercati internazionali: nel 1993 il volume di export è stato di 223 miliardi di lire (il 12% dell'export regionale del settore) con direzione prevalente nei paesi CEE (60%) e negli USA (23%). Molti gli interventi economici programmati a sostegno dell'area: tra questi l'apertura di un centro tecnologico per la diffusione di procedure informatiche (CAD, CAM) e un apposito programma europeo FORCE per il finanziamento di iniziative di formazione professionale.
Valsesia (Vercelli) Il distretto Valsesiano delle valvole e della rubinetteria si estende su di un territorio di 800 Kmq ed è collocato nella parte nordoccidentale della provincia di Vercelli. Dal punto di vista morfologico l'area è un'unica valle chiusa a nord dal massiccio del Monte Rosa, delimitata ad est ed ovest da strutture montuose e collinari ed aperta a sud verso la pianura. Il territorio è caratterizzato da una propensione all'economia turistica e rurale nella sua parte alta, mentre nella parte medio bassa, viceversa, spicca la vocazione manifatturiera. Il distretto si compone di 31 comuni per complessivi 40.500 abitanti, oltre 1/3 dei quali residenti in Borgosesia, principale centro economico ed amministrativo della valle. Nella parte centrale, i comuni di Varallo, Quarona, la stessa Borgosesia, Serravalle e Valduggia si segnalano per tassi di popolazione attiva particolarmente elevati. Mediamente tale tasso è per l'intera area di circa il 42%, mentre quello di disoccupazione sfiora il 6%. Molto elevata la concentrazione di PMI meccaniche produttrici di valvole, saracinesche e rubinetteria in genere, rappresentanti il 25% dell'intera occupazione del comparto manifatturiero. Sono inoltre attivi alcuni importanti complessi industriali tessili lanieri di rinomanza internazionale. A causa della sua complessità morfologica, la presenza di attività agricole è molto limitata, occupando solo il 4% del totale addetti. Maggior espansione ha avuto il terziario (41%) che è per lo più caratterizzato da imprese appartenenti ai comparti tradizionali. Il settore del valvolame e della rubinetteria si caratterizza per la presenza di 220 unità locali con 2.300 addetti. L'origine di tale concentrazione si fa risalire al 1.400, con i primi fonditori di campane che operavano in Valduggia, cuore meccanico del distretto con quasi 100 aziende e circa 1.000 addetti. Il fatturato del distretto, riferito alle sole attività meccaniche, è stimato in circa 700 miliardi, con una percentuale media di export (diretto ed indiretto) intorno al 60%.
Valle Seriana (Bergamo) Il distretto della Valle Seriana comprende venti comuni dell'area nord-orientale della provincia di Bergamo. Albino e Clusone sono i centri più importanti. La struttura economica del distretto conferma la forte vocazione manifatturiera, correlata al peso del "sistema tessile" che concentra quasi il 28% dei posti di lavoro dell'intera provincia. Nel distretto si registra un tasso di attività superiore alla media provinciale, essenzialmente grazie al maggior tasso di attività femminile. Leggermente inferiore risulta invece il tasso di disoccupazione. I livelli di scolarizzazione sono leggermente inferiori a quelli già bassi della media provinciale. Il problema non riguarda solo le classi di età più elevate (per le quali si pongono problemi di riqualificazione) ma anche le scelte attuali dei giovani, maschi in particolare. La struttura per età della popolazione indica per i prossimi anni una progressiva diminuzione dell'offerta di lavoro potenziale (a parità di atteggiamenti verso il mercato del lavoro, soprattutto da parte della componente femminile), o quanto meno un drastico ridimensionamento degli squilibri quantitativi fra domanda ed offerta, in specifico per le generazioni più giovani. Le risposte alla tendenziale diminuzione dell'offerta di lavoro potranno derivare soprattutto del prolungamento dell'età pensionabile, da un maggior tasso di attività femminile e da fenomeni di immigrazione: ognuno delle risposte imporrà comunque significative modificazioni in ambito socio-culturale e specifiche domande di servizi e di formazione. L'offerta di lavoro locale è fortemente orientata alle attività manifatturiere. Il processo di terziarizzazione continua, ma a ritmi contenuti. Più di 37 attivi su 100 (contro 33,8 a livello provinciale) si trovano in posizione da lavoro autonomo (in assoluto quasi 17.500, di cui 10.700 lavoratori in proprio). Il forte e crescente tasso di imprenditorialità evidenzia un potenziale di domanda di servizi per i piccoli imprenditori. Notizie dal Club
Convegno sulle politiche industriali Il Club non ha ancora un anno
di vita e, per il momento, la sua attività ha un valore prevalentemente
progettuale. Il Consiglio, insieme ad un gruppo di esperti, sta lavorando
per preparare un "Manifesto sulle politiche industriali per i distretti".
Questo documento, che sarà presentato ufficialmente durante un convegno
programmato per il prossimo 14 novembre a Carpi, rappresenta dunque il primo
appuntamento ufficiale del Club. La voce del Club Uno degli obbiettivi del Club consiste nel conferire maggiore visibilità al ruolo svolto dai distretti industriali nel sistema economico nazionale. In questi mesi, il Club è intervenuto nei seguenti convegni: - Unioncamere, Camera di
Commercio di Vicenza - OCSE - Censis, Cnel Le nuove poliarchie
territoriali. V° Forum Nazionale delle Economie Locali I soci Per informazioni sull'attività del Club e per partecipare alla sua attività ci si può rivolgere ai referenti delle istituzioni associate.
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