Forum
su “Governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali ed efficaci”,
Intervista a Paolo Terribile, Presidente dei Distretti italiani
Niccolò Mattia
Le politiche a favore del Mezzogiorno non
possono prescindere dal coinvolgimento delle parti sociali. Qual è il vostro
contributo nel quadro della Nuova Programmazione ed in generale sulle nuove
politiche a favore del Mezzogiorno?
Il
nostro contributo è quello di favorire la crescita di consorzi
agro-alimentari, che rivestono sempre maggiore importanza nel Mezzogiorno
diventando, di fatto, dei veri portabandiera del made in Italy.
Non va altresì dimenticato la nascita di poli tecnologici di altissima
specializzazione, già presenti nel Sud.
I nuovi mercati, l’aumento dei competitors,
la globalizzazione, sono tutti aspetti dell’innovazione. Qual è la capacità
delle imprese del Mezzogiorno? Quali politiche pubbliche, di governance da
individuare in ottica di sviluppo?
I distretti del Mezzogiorno sono tutti
proiettati verso la globalizzazione. La capacità di tenuta delle imprese
è dovuta soprattutto alla specializzazione, strettamente legata alle
caratteristiche del territorio. Ne è una riprova il Distretti della Pesca e
conserviero di Mazara del Vallo nel cui C.d.A. erano presenti ben cinque
ministri della Pesca di altrettanti Paesi appartenenti al bacino del
Mediterraneo.
La Pubblica Amministrazione gioca un ruolo
fondamentale legato alla propria efficienza e facilità di interazione con
l’impresa e con il cittadino. Come rilanciare il ruolo della p.a.? Come parte
sociale che ruolo avete in tale processo?
Il nostro ruolo è quello di cercare
l’aggregazione di imprese e far in modo che la Pubblica Amministrazione,
con la creazione del distretto, diventi parte attiva del processo di
aggregazione.
Attualmente è in corso la revisione, da
parte della Commissione Europea, dei regimi di aiuti a finalità regionale di
tutti gli Stati membri. La carta degli aiuti regionali definisce le regioni di
uno Stato membro che possono fruire, in base alle norme previste nel Trattato
CE, di aiuti nazionali a finalità regionale a sostegno degli investimenti nelle
grandi imprese. Che riflesso avrà sulle regioni del Mezzogiorno?
Sono le Regioni che, in base alle norme
previste dal Trattato della CE, possono e devono presentare le richieste e i
progetti. Sono le stesse Regioni che devono stimolare le imprese a presentare i
progetti perché certamente molti aiuti della Comunità Europea possono essere
dirottati verso il nostro Mezzogiorno.
La fiscalità di vantaggio, la collaborazione
tra finanziarie pubbliche e fondi privati e il sostegno al capitale di rischio.
Come favorire attraverso questi strumenti l’attrazione degli investimenti nel
Sud del Paese? Che contributo darete in questo senso?
Stiamo sperimentando, assieme ad Unicredit San
Paolo, il rating di distretti e altre forme di finanziamento non convenzionale a
favore delle PMI. Il rating di distretto, oltre a mettere al riparo le piccole
e piccolissime imprese da un’applicazione rigida di “Basilea 2”, potrebbe anche
costituire il preambolo di un bond di distretto uscendo, ancora una volta, dagli
schemi del finanziamento tradizionale.
Per quanto riguarda le fiscalità stiamo insistendo, presso gli organi
finanziari, perché vi sia una semplificazione contabile a favore delle
piccole e piccolissime imprese, penalizzate dal fatto che non possono
permettersi di avere, al proprio fianco, un fiscalista o un commercialista.
Il nuovo quadro di programmazione degli
interventi comunitari prevede che la Pubblica Amministrazione debba considerare
come prioritario l’obiettivo di coniugare il tema della competitività con quello
della creazione di nuovi e migliori posti di lavoro. Quale ritiene possa essere
il contributo delle associazioni di categoria al miglioramento complessivo del
benessere del territorio in un contesto nel quale si richiede la collaborazione
di molteplici attori (istituzionali e privati)?
I distretti sono fortemente e indissolubilmente
legati al territorio. Avendo dato vita, nell’ambito del territorio, ad un
capitalismo di tipo molecolare, vista l’alta specializzazione di manodopera e il
know how esistenti nel distretto, i lavoratori beneficiano di migliori posti di
lavoro e di un senso di appartenenza al territorio (di distretto) che crea non
pochi privilegi.
Sulla base della sua esperienza ed alla luce
degli investimenti che si stanno realizzando per favorire lo sviluppo del
Mezzogiorno, quali sono le motivazioni che oggi possono spingere un imprenditore
ad investire nel Sud del Paese?
Un imprenditore, pur consapevole della carenza
di infrastrutture esistente, può essere spinto ad investire, nel Sud del Paese,
per una sovrabbondanza di manodopera, scegliendo naturalmente i settori
legati alle caratteristiche del territorio (turismo, agriturismo ecc.).
Sarebbero però necessarie delle direttive ben definite, sia a livello
ministeriale che regionale, in modo da poter superare agevolmente i mille
ostacoli creati dalla burocrazia (nazionale e regionale), che spesso diventano
insormontabili.
Fonte
Formez
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Per approfondire:
- Canale
Sviluppo Locale,
focus agenzie di sviluppo
Forum su “Governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali ed
efficaci”
- Canale Servizi per
l'impiego, Forum
su “Governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali ed efficaci”
Luglio,
2007