Un fisco severo non per far pagare più tasse
ma per distribuire il carico contributivo in maniera più equa, combattendo
un’evasione che oggi penalizza di 6-7 punti la pressione fiscale. Un impegno
senza precedenti, almeno negli ultimi vent’anni, in favore dell’economia e
soprattutto delle Pmi. Un’attenzione a conciliare sostegno allo sviluppo con il
risanamento dei conti pubblici. Sono questi i veri contenuti della criticata
Finanziaria a giudizio del ministro Tommaso Padoa-Schioppa che ieri a Belluno,
in occasione dei 200 anni della locale Camera di commercio, ha cercato di dare
una ulteriore spinta a quell’“operazione consenso” che Governo e maggioranza
stanno portando avanti soprattutto fra le categorie economiche e nelle Regioni
del Nord.

Padoa-Schioppa ha ripetuto più volte che
“sarebbe affrettato e ingiusto dare un giudizio oggi: le misure decise dal
Governo possono creare scontento, ma i risultati si potranno misurare in termini
sicuramente positivi già a partire dal prossimo anno”. Sollecitato dal direttore
del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli ad indicare, di fronte a una protesta
diventata di massa, almeno un errore commesso dall’Esecutivo in questa fase il
ministro ha ribadito: “Questo governo non è infallibile, ma citatemene uno del
passato che lo sia stato”. E la confusione in tema di fiscalità immobiliare?
“L’errore è durato poche ore, ma non credo si debbano gonfiare a dismisura
questi particolari”.

Belluno, la sua economia, i suoi problemi
sono diventati un po’ la cartina al tornasole con cui verificare fatti e
intenzioni del Governo. La provincia più povera d’Italia nell’immediato
dopoguerra, terra da sempre di emigrazione, ha oggi un capoluogo al terzo posto
per qualità della vita, vanta un’economia dinamica con un giusto mix fra grande
e piccola impresa. Ma nella relazione del presidente della Camera di commercio
Paolo Terribile non sono mancate critiche e preoccupazioni. C’è una evidente
disparità di trattamento, anche per le aziende, fra le Regioni a statuto
ordinario e quelle ad ordinamento speciale che impone una rapida attuazione del
federalismo fiscale. Ci sono le difficoltà tipiche di un’area di montagna. Ma ci
sono anche i problemi vissuti da tutti: disposizioni retroattive che spiazzano
le aziende; decreti d’urgenza che lasciano ampi margini di incertezza attuativa;
norme fiscali che diventano un evento traumatico perchè di difficile
adempimento. Ed ancora c’è il problema dei distretti che si trovano a metà del
guado visto che le innovazioni contenute nella precedente Finanziaria non hanno
trovato seguito.
Padoa Schioppa ha affermato di credere nel
futuro dei distretti, anche se “fare del distretto, come proposto, un soggetto
passivo di imposta è una questione da studiare con attenzione”. “Quanto al
federalismo fiscale – ha aggiunto – è una cosa bella ma di grande
responsabilità, e in ogni caso c’era più federalismo sei anni fa che oggi, dopo
lo smantellamento nella precedente legislatura della riforma costituzionale del
2001”. I “mal di pancia” del Nord, e in particolare del Nordest, vanno poi
collegati, secondo il ministro, a due ragioni fondamentali: un senso di distacco
da sempre percepito verso lo Stato centrale ma anche la convinzione di avere
sostenuto economicamente uno sviluppo del Sud mai realizzato. Come uscirne?
Guardando avanti verso un futuro fatto di manifatturiero a più alto valore
aggiunto, di tecnologia, di formazione, nella convinzione che “bisogna
concentrarsi sui punti fondamentali, che oggi sono rimettere in moto l’economia
e riequilibrare i conti; tutto il resto sono particolari da considerare come
tali”.
Claudio Pasqualetto
Il Sole 24 Ore, 5 dicembre
2006
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Foto:
Prima dall'alto, da sx: Ferruccio de Bortoli,
Tommaso Padoa-Schioppa, Paolo Terribile.
Seconda dall'alto, da sx: Tommaso
Padoa-Schioppa, Paolo Terribile
Dicembre, 2006