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Rassegna Stampa: articolo di
Paolo Sylos Labini e proposta di disegno di legge per la riforma delle
norme sui distretti industriali - Il Sole 24 Ore, 15 luglio 2005 |
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sviluppo delle imprese
Sylos Labini: riformiamo le norme sui distretti industriali
La riforma delle norme sui
distretti industriali, in modo da creare un ambiente più favorevole alle imprese
e contribuire alla rifondazione della base industriale italiana. E' questo il
nucleo della proposta avanzata attraverso un disegno di legge dall'economista
Paolo Sylos Labini e sviluppata nell'articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 15
luglio 2005.
Il disegno
di legge
di Paolo
Sylos Labini
L’economia italiana è ferma. Il suo motore industriale ha perso la potenza che
riusciva a esprimere in passato. Anche perché non è stato capace di adeguarsi
per tempo ai cambiamenti degli scenari competitivi e tecnologici. Sono carenze
strutturali che non possono essere risolte in una notte ma richiedono una fase
prolungata e tenace di trasformazione.
Una trasformazione che diventa però più difficile se, alle carenze di fondo, si
aggiunge una crisi psicologica, uno scoramento degli imprenditori che incontrano
gravi ostacoli ambientali, descritti efficacemente da Guido Gentili sul Sole-24
Ore di ieri, e che si sentono "abbandonati" a se stessi per l’assenza di
iniziative politiche concrete.
Torna allora di grande attualità un’iniziativa che ho cominciato a delineare
sette anni fa, in tempi cioè in cui la crisi non appariva e non era profonda e
radicale come è poi diventata. Iniziativa che ho successivamente messa a punto
grazie ai contributi e alle discussioni di molti studiosi e attori del Paese. La
proposta, che qui per la prima volta presento in modo operativo, si concentra in
particolare sui distretti industriali, che hanno avuto un ruolo rilevante nella
storia dell’industrializzazione nazionale, ma è per molti aspetti estensibile ad
altre realtà e soprattutto integrabile con altre iniziative. L’importante è
scuotere gli animi e rimuovere gli ostacoli, dare l’inizio all’opera di
rifondazione della struttura industriale italiana che ha enormi potenzialità ed
è in grado di affrontare la concorrenza mondiale più agguerrita.
La proposta ha questi obiettivi di fondo: snellire drasticamente gli adempimenti
burocratici delle imprese che operano nei distretti, delegandoli tutti a un
organismo unico; rafforzare la ricerca applicata nei distretti, collegandola
alle università e agli enti pubblici di ricerca, evitando nuova burocrazia. È
una riforma smithiana, sia perché asseconda, senza interventi diretti, i
meccanismi dell’attività imprenditoriale sia perché si ispira all’analisi che
Adam Smith fece della rinascita economica e politica delle città medievali.
Sostiene infatti Smith che dopo la lenta dissoluzione dell’Impero romano i
borghi e le città cominciarono a conquistare la loro autonomia quando si
organizzarono per pagare i tributi al sovrano non più individualmente ma
collettivamente, in quanto componenti di comunità urbane, «liberandosi in tal
modo dell’insolenza degli ufficiali del governo». A questa idea ricavata dalla
storia e da applicare ai distretti, mutando tutto quel che c’è da mutare, si
aggiungono i vantaggi che possono essere conseguiti dalla riorganizzazione degli
stessi distretti e che si collegano alle "economie esterne" di Marshall: il
rafforzamento e la diffusione di tali "economie" possono più che compensare gli
svantaggi delle piccole imprese, senza escludere affatto gli incentivi alla loro
fusione quando sono troppo piccole in relazione al mercato di riferimento.
Come realizzare questi obiettivi? Riformando le norme che attualmente riguardano
i distretti e che sono ormai datate (risalgono al 1991). La riforma, delineata
in una proposta di legge (che si può trovare per esteso sul sito web del Sole-24
Ore) prevede l’istituzione di un organo di distretto con compiti di
coordinamento, che includono cinque mansioni fondamentali: esecuzione per conto
delle imprese di tutti gli adempimenti amministrativi necessari per l’avvio e
l’attività delle imprese, fornendo servizi d’informazione e di consulenza
legale, amministrativa, tecnica, finanziaria e fiscale; offrire servizi di
consulenza e di promozione delle innovazioni provenienti dal sistema della
ricerca pubblica; promuovere rapporti con l’Unione europea; collaborare a
progetti innovativi di speciale rilevanza; collaborare con gli organi di governo
centrale e regionale per favorire gli sbocchi dei prodotti locali sia sui
mercati interni che su quelli esteri.
Nella bozza di disegno di legge si definiscono le modalità di funzionamento
dell’organo di distretto, del suo finanziamento e delle procedure di
semplificazione. Finora, alcune semplificazioni sono state introdotte, tuttavia
riguardano le famiglie e si riferiscono ai comuni, mentre conviene concentrare
l’azione sulle semplificazioni per le imprese operanti nei distretti e per tutti
gli adempimenti: locali e non locali, fiscali e non fiscali, pubblici o dei
servizi di tipo pubblico. Perché i costi e i tempi per gli adempimenti
burocratici delle imprese hanno toccato livelli quasi proibitivi, soprattutto
per le più piccole. La riforma è dunque necessaria e urgente.
La gestazione della proposta, che ha preso l’avvio nel 1998, è stata lunga e
laboriosa e si è svolta in molte sedi. Grazie all’interessamento di Pietro
Larizza, presidente del Cnel, un’istituzione esterna ai partiti che può
presentare in Parlamento disegni di legge, è stato creato nel novembre 2004 un
gruppo di lavoro, con esponenti della Confindustria, della Confartigianato, dei
tre sindacati e tecnici; coordinatore del gruppo è stato il giurista Antonino
Mirone. Il gruppo si è riunito periodicamente e la prima fase dei lavori si è
conclusa da poco. Sono state chieste anche critiche e proposte scritte a esperti
di chiara fama, non appartenenti al gruppo: ingegneri elettronici (Rovaris,
Vacca), economisti e sociologi (Becattini, Gallino) e un economista-aziendalista
(Vitale). Grande sostegno di idee e incoraggiamento sono venuti da Innocenzo
Cipolletta, sia quando era direttore generale di Confindustria sia in seguito.
Questa riforma può aiutare l’industria italiana ad agganciarsi alle iniziative
europee. Oggi l’Unione europea è in crisi. Ma è facile prevedere che la crisi
sarà superata. Inoltre se in America arriverà la resa dei conti causata dal peso
patologicamente alto dei debiti — estero, pubblico, delle famiglie, soprattutto
per l’acquisto di immobili — sarà ancora più importante predisporre in tempo una
strategia di ampio respiro. È da prendere in considerazione un Piano europeo,
stile Delors, per il rilancio degli investimenti pubblici produttivi, le cui
grandi linee sono state tracciate da Giorgio Ruffolo e da me. In Italia si
aggiungerebbe lo slancio di quelli privati incentivati da una riforma come
quella qui indicata. In Europa la liquidità non difetta; perciò un’emissione di
eurobond per finanziare il Piano potrebbe avere pieno successo. La gestione
finanziaria del Piano andrebbe affidata alla Banca europea degli investimenti,
adeguatamente riorganizzata. Sono idee che ormai diversi politici ed economisti
hanno fatto proprie.
Il Piano e, da noi, la riforma per il rilancio industriale non possono avere
effetti diretti immediati. Ma oggi è essenziale tornare a sperare. Per usare il
linguaggio degli economisti: spesso le aspettative sono più importanti delle
tendenze in atto.
Il Sole 24
Ore - 14 luglio 2005
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