Giovedì 14 luglio 2005 si è
tenuto presso la Camera di Commercio di Milano un importante incontro col quale
Distretti Italiani ha inteso gettare le nuove basi della propria attività di
rappresentanza. Titolo della discussione è stato “La Frontiera Meno Lontana:
Come rappresentare al meglio distretti in continuo cambiamento”. Marco Fortis
Vicepresidente della Fondazione Edison, e Piero Trupia, linguista e cognitivista, sono stati invitati a intervenire sul tema.
La riunione è stata preceduta
dalla convocazione del Consiglio di Presidenza e Comitato Tecnico. Il presidente
Paolo Terribile ha informato i presenti dei positivi incontri dell’associazione
a Saint-Etienne. Nel corso dell’assemblea sono stati trattati i seguenti temi:
Guida 2006/2007 e Osservatorio Permanente: stato di avanzamento; Rapporti con
MAP su agevolazioni ai distretti: resoconto attività svolta e suoi sviluppi;
Confindustria: evoluzione del rapporto di collaborazione.
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“La Frontiera Meno Lontana:
Come rappresentare al meglio distretti in continuo cambiamento”
Sintesi degli interventi a
cura di Distretti Italiani
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Italo Candoni –
Segretario generale Distretti Italiani
I perchè di una
riflessione
Distretti Italiani inizia
oggi un nuovo cammino di crescita reso necessario dai vorticosi cambiamenti
globali cui stiamo assistendo e che stanno mettendo a dura prova la tenuta
competitiva e industriale nazionale. L’associazione è chiamata a interrogarsi e
riflettere sul ruolo che dovrà assumere e oggi, per aiutarci in questa
riflessione, abbiamo invitato Marco Fortis e Piero Trupia, che ringraziamo per
essere qui con noi.
Alla critica situazione
economica che l’Italia sta attraversando si sommano messaggi a volte discordanti
provenienti dalla stampa: “Requiem per i distretti” (Corriere della Sera, 5
giugno 2005); “Senza i distretti l’Italia è in serie B” (Panorama Economy, 25
giugno 2005); “Made in Italy on decline” (da “La scommesa del Made in”, dicembre
2004); “Competitività e distretti: binomio indissolubile” (Il Sole 24 Ore, 6
febbraio 2005). L’impressione generale tuttavia è che prevalga una visione
pessimista, in particolare sul futuro dei distretti. In questo percorso di
evoluzione è necessario che Distretti Italiani riformuli la propria identità per
una più efficace attività di rappresentanza. Per stimolare il dibattito
sottopongo ai nostri ospiti tre riflessioni e una provocazione che servano ad
identificare il percorso verso la nostra “frontiera meno lontana”.
- Prima riflessione (ovvero
sulla natura). Da aggregazioni a filiere; da filiere a distretti industriali; da
industriali a produttivi; da produttivi a tecnologici; da tecnologici a
piattaforme; da piattaforme a poli di eccellenza... ad aggregazioni tout
court. Ma cosa nasconde la confusione?
- Seconda riflessione (ovvero
sulla struttura). Da modello spontaneo ad eccesso di regolamentazione (livello
comunitario-nazionale-regionale). Forse la situazione di partenza era
preferibile? Quali sono i rischi di un’eccessiva strutturazione?
- Terza riflessione (ovvero
sul contesto). Avvicinare i distretti alla società; alle scuole; alle
istituzioni – che spesso ne fanno parte senza investirci. Realizzare tutto
questo non è semplice, come fare?
- Provocazione. Quale
rappresentanza serve oggi ai distretti? E se rappresentare non bastasse più?
Ultimamente infatti stiamo
assistendo ad una richiesta crescente di erogazione di servizi. Assecondarla
potrebbe essere una trappola: si rischierebbe di sovrapporsi ad associazioni
quali Unioncamere e Confindustria. In questo momento di crisi di rappresentanza
una sovrapposizione potrebbe generare conflittualità. In secondo luogo decidere
di puntare sui servizi richiederebbe di un’organizzazione più strutturata di
quella attuale. Distretti Italiani intende oggi iniziare un lungo e importante
cammino.
Marco Fortis -
Vicepresidente della Fondazione Edison
Distretti, ovvero
istantanee di un mondo in movimento
L’intervento di Marco Fortis
è focalizzato sulle cause della difficoltà che l’Italia sta attraversando sotto
il profilo economico. Mentre l’Asia e l’America continuano a crescere l’Europa
arranca. I protagonisti dell’odierno mercato globale sono le grandi
multinazionali e catene di distribuzione, seppur gli azionisti richiedano
maggior trasparenza in particolare nella gestione delle filiere produttive. In
Italia oggi il clima è confuso e non privo di luoghi comuni spesso creati e
alimentati dalla stampa. Il modello di sviluppo italiano basato sui distretti
infatti, in quanto primariamente di natura spontanea, non è mai stato molto
amato dai media e dal mondo culturale. I distretti peraltro hanno cominciato ad
avvertire un rallentamento nella crescita proprio negli anni Novanta, momento in
cui l’interessamento accademico, avviato in modo pionieristico negli anni
Ottanta, era all’apice. È stata da più parti avanzata l’ipotesi, erronea, che i
distretti siano in realtà sopravvissuti grazie al protezionismo, ma i settori
protetti in Italia sono stati semmai altri, come l’automobile. Non è il modello
dei distretti ad essere in crisi, ma i settori manufatturieri in cui i distretti
operano: tessile, calzature, mobili, ecc.
Le difficoltà che l’Italia
sta attraversando, principalmente per la concorrenza cinese, non sono avvertite
anche nel resto dell’Europa, in quanto gli altri paesi europei hanno già
abbandonato da tempo tali tipologie produttive manifatturiere. La crisi italiana
attuale non può essere inoltre identificata solo col rallentamento avvertito nei
distretti: è semmai imputabile al fallimento dei settori più avanzati come la
chimica. Tra tutti gli indici negativi quello più significativo è il calo delle
esportazioni in Germania, cliente tradizionale del Made in Italy. Se la
concorrenza cinese è cruciale è altrettanto vero che il cambio è particolarmente
sfavorevole per l’Italia, e questo, più di altri fattori, aumenta l’incapacità
di competere ad armi pari. Tuttavia è necessario non alimentare nostalgie
protezionistiche ma fare una diagnosi precisa. Se per le grandi aziende la Cina
e, più in generale, la delocalizzazione produttiva possono essere
un’opportunità, per migliaia di persone in Italia possono comportare solo
perdita di lavoro o cassa integrazione, con relativa diminuzione del PIL. Se
inoltre le aziende iniziano a pagare le tasse all’estero, come non è da
escludere, l’economia del nostro paese richia un ben più serio collasso.
La soluzione più seria
sarebbe far ripartire qualche grande settore dove c’è possibilità di crescita,
ma attualmente, da parte dei grandi industriali, non si avvertono segnali di
investimento in questa direzione. Tra i luoghi comuni più in voga recentemente
vale la pena confutarne due: che gli italiani siano tra i primi a copiare i
prodotti stranieri e che nei distretti serva più innovazione. Non è certo un
mistero che la contraffazione sia adottata da molte nostre aziende, ma a livello
di volumi, soprattutto di esportazione, tale fenomeno non è paragonabile alla
contraffazione dei nostri prodotti attuata dalla Cina. Inoltre: l’innovazione è
stata costante nei distretti industriali per tutti questi anni, semmai è in
altri settori che questa è stata carente.
Piero Trupia –
Linguista e cognitivista
Come rappresentare
efficacemente in un mondo che cambia
Piero Trupia invita Distretti
Italiani a mantenere innanzitutto un atteggiamento critico nei confronti delle
informazioni che trapelano dai media per mantenere sempre un’autonomia nella
comunicazione. Essere un’ente di rappresentaza significa possedere un titolo che
permetta di essere “soggetti” interlocutori a difesa degli interessi collettivi
delle realtà rappresentate.
Pertanto, se attualmente si
avverte sulla stampa una campagna di demolizione dell’immagine dei distretti,
probabilmente “interessata”, è necessario agire e fronteggiare l’emergenza in
prima persona e senza delegare evitando di abbandonarsi ad un atteggiamento di
sudditanza nei confronti degli opinion-leader, specie se stranieri:
bisogna reagire con tempismo agli attacchi immotivati.
La crisi della finanza
pubblica ha influenza sui distretti? Se così fosse Distretti Italiani ha il
diritto di parola sul tema. La reazione deve essere “politica”, non attraverso
un partito, ma più alla base, ovvero attraverso la sensibilizzazione degli
elettori verso tematiche che si ritengono cruciali. Oggi da più parti viene
avanzata l’ipotesi che l’Italia dovrebbe produrre per settori più avanzati, più
tecnologici, ma può essere un rischio sminuire l’importanza e il valore dei
tradizionali settori manifatturieri in cui l’Italia ha raggiunto livelli di
eccellenza. Un piccolo distretto come quello dei violini di Cremona, ad esempio,
non conosce crisi o concorrenza grazie alla qualità assoluta dei propri
prodotti. Cedere alle lusinghe del facile guadagno può essere deleterio per
alcuni valori alla base stessa della cultura italiana: basti pensare al settore
alimentare.
Trupia propone anche di
mettere in discussione la stessa parola “distretto”. In vari poli produttivi,
infatti, viene mantenuto un alto tasso di innovazione attraverso collaborazioni
tra imprese anche di settori diversi. Questo modello è leggermente in
contrasto con quello classico del distretto industriale a singola vocazione
produttiva.
Un’organizzazione di
rappresentanza è tale quando ha la forza per agire sugli organi di potere
trasformando il “micro” delle singole voci nel “macro” della voce collettiva.
Nessuna impresa, per quanto grande, può intervenire sui grandi temi della
politica quali finanza, cambio, ecc. Per questo Distretti Italiani dovrebbe
pensare seriamente di essere presente a Bruxelles. L’ultimo consiglio è di non
abbandonarsi a sterili logiche di patronato seguendo gli interessi di pochi, ma
di perseverare nella rappresentanza di tutti i distretti industriali italiani.
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FOTO
DELL'EVENTO

Un momento della riunione di Distretti
Italiani

Il presidente Paolo Terribile e il
segretario Italo Candoni durante le comunicazioni agli associati.

Intervento di Roberto De Martin
(Distretto dell'occhialeria di Belluno)
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FORUM: Il cammino di
riflessione avviato da Distretti Italiani con l’incontro di Milano è aperto a
nuovi contributi da parte degli associati. Tutte le proposte troveranno spazio
prossimamente in un’apposita pagina del sito, è sufficente inviare una e-mail a
info@clubdistretti.it
Luglio,
2005