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PESCA: I DISTRETTI PRODUTTIVI FABBRICANO
PRESENTE E FUTURO |
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Si è tenuto il 2 e 3
settembre, a Mazara del Vallo, un incontro per l'ufficializzazione del distretto
siciliano della pesca. All'evento ha partecipato anche il presidente Paolo
Terribile in rappresentanza di Distretti Italiani.
(ANSA)
- PALERMO, 2 SET - Distretti produttivi in Italia: a fare il punto sullo stato
di attuazione della normativa che a dicembre dell'anno scorso ha istituito
queste nuove realtà economiche sono stati docenti universitari, economisti ed
esponenti del mondo produttivo che si sono dati appuntamento, per oggi e domani,
a Messina. E dall'ordine del giorno del dibattito non è potuto mancare uno dei
primi distretti costituiti nel Paese: quello della pesca di Mazara del Vallo
(Trapani) che a maggio ha ricevuto l'ufficialità dei sigilli notarili. Una
geografia produttiva complessa quella della realtà mazarese composta da unità da
pesca, (un migliaio i pescherecci in tutto, 352 quelli della sola flotta
mazarese, con una media stazza di 130 tonnellate per unità), 9 cantieri navali
(4 a Mazara), 20 industrie di trasformazione (la metà hanno sede nel territorio
mazarese) e 50 aziende dell'indotto (36 a Mazara) che assorbono circa 10 mila
unità lavorative. Fino alla sua costituzione ufficiale il distretto ha operato
attraverso il consorzio di valorizzazione del pescato (Cosvap) che comprende 22
soggetti tra pubblici e privati tra i quali il Cnr di Mazara del Vallo, il
comune di Mazara, la provincia di Trapani, l'associazione industriali, la camera
di commercio, l'Unci, e l'associazione armatori di Mazara. Ma se quello di
Mazara è ormai realtà sono ancora allo stato progettuale gli altri tre distretti
individuati dalla Banca d'Italia e dall'UnionCamere: quello delle ceramiche,
l'agroalimentare e dell'elettronica. ''L'idea del distretto - spiega Giovanni
Tumbiolo, direttore dell'ente mazarese - trae origine dalla struttura produttiva
italiana fondamentalmente basata sulla piccole e media impresa. Realtà che
impone l'esigenza di fare fronte comune, unire le forze per ottenere risultati
migliori ed anche per contrastare il vento della globalizzazione. Quando nel
mercato vengono immessi prodotti fortemente competitivi occorre difendersi: si
pensi al gambero cinese con cui oggi i pescatori del Mediterraneo devono avere a
che fare''. Il Distretto siciliano ha progetti ambiziosi:
l'internazionalizzazione, ad esempio, che passa attraverso l'apertura a Paesi
come Libia, Egitto e Tunisia. A giugno una delegazione di venti imprenditori
libici ed egiziani hanno incontrato i rappresentanti dell'ente mazarese con cui
hanno discusso di un percorso di collaborazione internazionale che si propone la
costituzione di vere e proprie joint ventures tra ditte siciliane e aziende dei
Paesi del Mediterraneo. ''Il piano - aggiunge Tumbiolo - è la realizzazione di
soggetti imprenditoriali forti in grado di tenere testa alla concorrenza
straniera e desiderosi di realizzare un modello di pesca responsabile''. In
calendario, però, non c'è solo il potenziamento dei rapporti internazionali ma
anche la realizzazione della cosiddetta 'genomica' del pesce: lo studio del dna
dei prodotti ittici del Mediterraneo ed il rilascio di una sorta di passaporto
che ne attesti l'origine. Candidati: la triglia, il gambero e la sardina
siciliana. E poi i progetti creditizi: ''da sole - spiega Tumbiolo - le piccole
imprese non ce la fanno e restano schiacciate nel sistema bancario. Da ciò, ad
esempio, la creazione di un fondo rotativo per la pesca''. Le idee insomma sono
tante. A dispetto dei mezzi. A quasi un anno dalla legge istitutiva dei
distretti la Regione non ha ancora emanato le norme attuative.(ANSA).
Settembre,
2005
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