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  Università degli studi di Trento - Le reti di imprese nei distretti del Veneto: innovazione, sviluppo locale e modelli organizzativi

La ricerca, presentata venerdì 17 settembre nell'ambito di una giornata di studio cui è intervenuto anche il segretario del Club Italo Candoni, ha avuto i seguenti obiettivi:

- Studiare i modelli organizzativi di rete mediante i quali le piccole e medie imprese cooperano e si coordinano nello svolgimento della loro attività (sono esempi di modelli di rete: le reti di fornitura, di distribuzione – es.: franchising -, i consorzi, le joint ventures, i venture capital, …) e nella gestione e attuazione di progetti comuni (es.: associazioni, consorzi, fondazioni, società volte alla realizzazione di attività di ricerca, alla partecipazione coordinata alle fiere, alla gestione di osservatori, all’attuazione di sistemi di certificazione o monitoraggio di altro tipo, al reperimento di risorse finanziarie, …).  

- Esaminare i diversi modelli di organizzazione della filiera produttiva misurando i cambiamenti intervenuti sulla distribuzione del potere tra le imprese correlato alla loro crescita, capacità di operare sui mercati internazionali e alla nati-mortalità delle imprese.

- Esaminare le ragioni (riduzione dei costi e/o acquisizione di nuovi mercati) e gli effetti della delocalizzazione sulla struttura della filiera produttiva (allungamento o accorciamento, distinzione tra core e periferia), i modelli giuridici impiegati, nonché il ruolo che associazioni ed ordini professionali stanno svolgendo.

- Verificare se e in che misura l’adozione di modelli di rete possa essere favorita in quanto idonea a promuovere la crescita delle imprese nel loro complesso, la loro competitività e capacità di operare nel quadro della concorrenza internazionale, favorire l’attuazione di processi innovativi (es.: programmi di finanziamento dell’innovazione realizzati mediante la creazione di reti), nonché la prevenzione o la gestione di situazioni di crisi (es.: piani di recupero aziendale condotti mediante la creazione di reti tra finanziatori e/o tra finanziati).

- Verificare se il ruolo e l’impatto di strutture di coordinamento di tipo privatistico (es.: consorzi, associazioni, fondazioni, società, …) istituite (eventualmente ma non necessariamente su impulso di politiche pubbliche) per lo svolgimento di interventi e iniziative di interesse collettivo e comune alle imprese di un certo settore o di un certo territorio dipendano anche dalla loro forma giuridica e se possano essere individuate forme contrattuali o organizzative che ne migliorino l’efficienza e l’efficacia.

- Verificare se la presenza di quelle strutture incida sulla natura delle reti di produzione, fornitura e distribuzione già esistenti, richiedendo peraltro una ridefinizione di alcuni schemi contrattuali e organizzativi (es.: possibilità di affidare a quelle strutture la funzione di soluzione delle controversie inerenti ai rapporti commerciali di rete).

- Studiare il ruolo dei soggetti collettivi, associazioni di categoria, ordini professionali nella definizione delle forme giuridiche e nei sistemi di coordinamento; in particolare verificare come sono cambiate le loro funzioni rispetto agli anni ‘90 ed in che modo stanno operando per contribuire a risolvere la crisi di alcune reti.

- Studiare la relazione tra il modello di intervento della l. 8/03 e le diverse tipologie di distretto e di rete (come sono stati costruiti quanto ad oggetto e partecipanti i patti distrettuali).

- Studiare l’impatto della riforma del diritto societario e della legge sul franchising sui modelli di rete presenti nei distretti.

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Per ulteriori informazioni rivolgersi alla segreteria del Club dei Distretti Industriali.

Settembre, 2004

 



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