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Roma. Il 45% del Pil nazionale e il 39%
dell’occupazione, per un totale di 239mila aziende: sono i numeri dei
distretti, così come li ha enunciati il presidente del Club dei distretti,
Paolo Terribile. Valori importanti nell’economia italiana, ma che da soli
non spiegano l’altra faccia della realtà: necessità di internazionalizzarsi,
di accentuare l’integrazione e le economie di scala, difficoltà nella
gestione finanziaria. Problemi che esistono da tempo e che il Club dei
distretti cerca di affrontare: ieri, in occasione del decennale, è stato
firmato un accordo con Confindustria per creare un Osservatorio permanente e
monitorare il sistema dei distretti, studiare soluzioni ad hoc, anche
attraverso scambi di informazione. Già a giugno era stato siglato un
protocollo analogo con il Ministero delle Attività produttive, più
recentemente con l’Unioncamere. “Sono azioni che permetteranno ai distretti
di continuare ad essere una presenza strategica, mettendoci in grado di
affrontare le nuove sfide di mercato”, ha detto Terribile. “L’accordo con
Confindustria – ha aggiunto –è un’occasione storica per il Club. È la prima
intesa, anche se c’è stata sempre una forte collaborazione tra di noi”.
Soddisfatto Sandro Salmoiraghi, presidente della Piccola industria di
confindustria: “Dobbiamo svegliarci e recuperare il tempo perso, stimolare
la crescita delle piccole e medie imprese. Il sistema dei distretti ha
sempre funzionato, ma ora serve la manutenzione per far ripartire la
macchina, invitando gli imprenditori a non abbassare la guardia”, ha
insistito Salmoiraghi. Ieri l’attenzione si è concentrata sugli aspetti
finanziari, con la presentazione di un rapporto di Antonio Ricciardi,
collaboratore di Abi e Bankitalia. Le aziende che operano nei distretti,
specialmente quelle più piccole, sono sottocapitalizzate ed hanno una scarsa
diversificazione delle forme di finanziamento. Tra le soluzioni proposte da
Ricciardi, il ricorso a società di private equity e venture capital, un
ruolo diverso dei Confidi, che con la nuova legge di riforma stanno
cambiando pelle e si stanno trasformando in intermediari finanziari. Inoltre
alle piccole e medie imprese potrebbe arrivare un sostegno dai fondi
pensione e dalle compagnie di assicurazione: “Fino ad oggi – si legge nel
rapporto – hanno aderito ai fondi negoziali o chiusi circa un milione di
lavoratori ed il 74% delle imprese che vi partecipano è rappresentato da
piccole e medie. La potenzialità di crescita è esponenziale, visto che
possono accedervi più di 12 milioni di lavoratori”. La presenza di
investitori istituzionali, che Ricciardi definisce “soci pazienti” elimina
il rischio di scalate, migliora l’immagine dell’azienda nei confronti delle
banche, agevola il reperimento di altre risorse. Ieri è stato premiato come
distretto innovativo 2004 quello del prosciutto di San Daniele in Friuli: un
prodotto strettamente legato al territorio e al microclima, che i 7
produttori artigianali e i 19 produttori industriali hanno fatto crescere,
introducendo l’innovazione tecnologica nei meccanismi organizzativi.
Innovazione e servizi: è la carta che stanno giocando i calzaturieri di
Montebelluna, come ha spegato Adriano Sartor, ex presidente del Club e
presidente della Stonefly: “Abbiamo cominciato a delocalizzare la produzione
già dall’inizio degli anni ’80, ma la testa è rimasta nel distretto. Abbiamo
centri di ricerca di cui si avvalgono anche aziende leader come la Nike e la
Adidas. I fatturati continuano a crescere e la disoccupazione è a livelli
fisiologici”, ha detto Sartor, indicando nei servizi e nella ricerca la
strada da percorrere in futuro per crescere. Nicoletta Picchio
Dicembre,
2004
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