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di Valentina Durante
Le tabelle relative a occupazione e produzione
OCCUPAZIONE
Il 2002 non è stato
decisamente, dal punto di vista economico, un anno brillante: la stasi generale
dei consumi (con una ripresa non ancora soddisfacente del mercato americano e la
semi-paralisi di quello tedesco), la fiducia dei consumatori che non è riuscita
a decollare, il senso generale di incertezza politica e sociale aggravato
dall’incipiente guerra in Iraq e per finire una borsa dominata per troppo tempo
dall’Orso, hanno contribuito a delineare un quadro difficile e che anche oggi
non induce all’ottimismo.
Nonostante questa
congiuntura poco felice, la situazione che abbiamo registrato nel distretto di
Montebelluna ci induce a tirare un sospiro di sollievo: nel 2002 la produzione
calzature è aumentata del 6,3% in quantità e del 4,1% che, pur depurandolo
dall’inflazione, resta un pur sempre positivo +1,9%. Il valore della produzione
di abbigliamento e accessori è cresciuta del 4,5% (+2,3% al netto
dell’inflazione) mentre il valore della produzione totale del 3,3% (1,1% al
netto dell’inflazione). Ancora più interessanti sono i
dati relativi alle vendite: su un campione di 70 aziende il 41,4% ha registrato
un andamento migliore del 2001, il 37,1% una situazione stabile e solo il 21,4%
un peggioramento. Incoraggianti anche le previsioni per il 2003 (campione di 69
aziende): il 43,5% prevede un incremento delle vendite rispetto al 2002, il 42%
una stabilità e il 14% una diminuzione.
Tutto
rose e fiori? Non esattamente. Come di consueto le note dolenti arrivano
dall’occupazione: il numero complessivo delle aziende è calato di 36 unità
(-8,3%) con una contrazione tanto dei calzaturifici quanto dell’indotto. In
discesa anche gli addetti: da 8.943 a 8.608 con una perdita di 335
unità (-3,7%). Chi è in difficoltà? Come già da qualche anno siamo soliti
rilevare, troviamo al primo posto le trancerie (-17,2% le aziende e -14,5% gli
addetti), i tomaifici (-14,5% le aziende e -18,5% gli addetti) e le imprese di
assemblaggio/montaggio (-11,8% le aziende ma +2,7% gli
addetti). Anche i calzaturifici rilevano un andamento negativo, perdendo 12
unità (-6,8%) e 247 addetti (-4,3%): segno che il distretto procede nella sua
opera di ristrutturazione che va a privilegiare le realtà più grandi e
strutturate e tende a scremare le piccole imprese e i contoterzisti. In
sostanza, il solito andamento a due velocità percepito con ottimismo e a volte
con toni di vera euforia da alcuni, ma con rassegnazione e, come vedremo,
accenti drammatici da altri.
PRODUZIONE
(QUANTITA’ E VALORE)
Nonostante la crisi
il distretto tiene: questa la prima, semplice considerazione che può essere
fatta alla luce dei dati su produzione in quantità e in valore. Come di consueto
proviamo a radiografare in dettaglio la situazione di ogni comparto e a stendere
delle ipotetiche direzioni di sviluppo.
L’abbigliamento
si mantiene stabile per il secondo anno (-0,6% in valore) segno che, dopo la
crescita sostenuta registratasi nel 2000, la produzione si è assestata su volumi
abbastanza costanti. Stesso discorso può essere fatto per la scarpa da città
e tempo libero: dopo una crescita del 36,8% in quantità e del 55,1% in
valore del 2001, deve quest’anno “accontentarsi” di un fisiologico +2,3% e
+1,3%; in ogni caso, visti i dati poco lusinghieri del settore calzaturiero
italiano, non c’è proprio da lamentarsi.
Un po’ di sofferenza per
la scarpa da ciclismo (-5,5% e -11,8%) che non può che risentire degli
umori negativi determinati dai continui scandali di doping che sconvolgono il
mondo delle due ruote. Certo il corridore della domenica non si lascia più di
tanto coinvolgere da casi di EPO e anabolizzanti, resta però il fatto che il
declino della visione “sana” del ciclista italiano come figura in cui anche il
dilettante poteva identificarsi si ripercuote negativamente sulla diffusione di
questo sport.
Nonostante i
risultati poco lusinghieri riportati dalla nostra Nazionale agli ultimi
mondiali, è in ascesa la scarpa da calcio (+12,2% e + 21,5%) in quanto
sia Lotto Sport Italia che Diadora (che sono di fatto gli unici due produttori
con marchio di rilievo del comparto) stanno dirigendo le proprie strategie
aziendali a sostegno di questa nicchia ma anche verso un potenziamento del
comparto tennis, che infatti cresce del 3,8% in quantità e dell’8,5% in
valore. Più lontano dal core business di queste due aziende è invece il
mercato del jogging/running, da anni conteso da competitor assai
insidiosi come Nike, Reebok, Puma, Adidas, New Balance e Asics. L’allontanamento
dei montebellunesi dal mercato della corsa fa scendere il comparto del 37,8% in
quantità e del 32,8% in valore.
Riprende invece la
sua ascesa lo stivale da moto (+10,1% e +7,4%), dopo l’interruzione dello
scorso anno determinata dalla crisi del mercato americano post 11
settembre: gli Stati Uniti hanno ricominciato a comprare e le difficoltà odierne
vengono da più vicino, ossia da un immobile mercato tedesco. Continua la crisi
del pattino inline: il revival del quad skate tentato da alcuni
produttori non è servito a contenere l’emorragia che fa perdere anche quest’anno
il 17,7% in quantità e il 15,5% in valore. Si difende invece bene la nicchia del
pattino da ghiaccio (+0,2% e +5,6%) ed emerge una new entry nel
mercato delle calzature specialistiche: le scarpe da sicurezza, che sono
cresciute rispetto allo scorso anno (quando erano ancora confinate nel calderone
delle “varie”) del 110,5% in quantità e del 75,8% in valore. Oggi la nicchia
delle safety shoes coinvolge sei produttori del distretto e vanta un
volume di 642.142 paia pari all’1,9% della produzione totale dell’area.
Veniamo ora al
mercato dell’invernale che complessivamente perde l’1% in quantità e il 7,6% in
valore, confermando il trend negativo che lo contraddistingue già da
qualche anno. Tuttavia le cautele sono d’obbligo: la crescita del gruppo
Tecnica-Dolomite che ha ora inglobato il marchio Nordica potrebbe reimpostare in
breve tempo gli equilibri determinando evoluzioni ora del tutto imprevedibili
della situazione. Nel frattempo registriamo un calo dello scarpone da sci
(-1,3% e -11,5%), dello snowboard (-6,9% e -7,7%) e del telemark
(-11,8% e -2,6%) e una tenuta del doposci (+5,5% e +8%).
Il best product
montebellunese del 2002 è la scarpa da montagna che sale del 27,2% in
quantità e del 26,3% in valore: si tratta di un risultato importante perché
interessa non solo poche grandi aziende ma anche molti piccoli produttori e
testimonia la vitalità della nostra tradizione calzaturiera.
Maggio,
2003
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