Distretti Italiani - home Unioncamere - home
::Distretti
Home
I distretti italiani
Mappe dei distretti
Normative
Archivi
 
::Associazione
Obiettivi
Organigramma
Documenti
Manifesto
Progetti
 
::Rubriche
Periodico
Comunicati stampa
Rassegna stampa
La Voce dei Distretti
Bibliografia
 
::Utilità
Bacheca
Link utili
 

 

 

 

 

design, aggiornamento
marcomancin.com

 

  Unione Industriali del Fermano sul "Made in Italy"

Osservazioni sulle proposte di legge nn. C-472, C-1250, C-2689, C-2805 relative alla istituzione di un marchio/indicazione “Made in Italy”

L’Unione Industriali del Fermano sostiene e condivide la predisposizione di strumenti volti a rafforzare la competitività dei prodotti calzaturieri italiani sui mercati nazionale ed internazionali. I nostri produttori, ormai da tempo chiedono un’adeguata tutela ad arginare la contraffazione dei prodotti e ad eliminare fenomeni distorsivi della concorrenza dovuti all’appropriazione indebita di caratteristiche e qualità specifiche del sistema produttivo italiano.

Non riteniamo comunque che le proposte di legge in esame ipotizzino una soluzione efficace alle problematiche collegate o collegabili al Made in Italy nella sua sostanza.

E’ importante osservare che la legislazione italiana e quella comunitaria al momento non prevedono disposizioni specifiche circa l’indicazione di provenienza geografica.

Esistono, al contrario, norme sia italiane che internazionali, che espressamente vietano l’apposizione sui prodotti di indicazioni non veritiere (si vedano in merito le disposizioni sulle false indicazioni di origine contenute nell’Accordo di Madrid).

Si pensi ad esempio, per quanto riguarda in particolare i capi di abbigliamento, alle norme del Reg. n. 2913/1992/CE, che stabiliscono che il paese di origine è quello in cui il prodotto viene assemblato, o anche alle disposizioni del Codice Doganale Comunitario (art. 24 - Trasformazione prevalente) e del Reg. n. 802/1968/CEE (art. 5 - Lavorazione sostanziale e/o prevalente) che stabiliscono la legittimità dell’apposizione dell’etichetta “made in…”, oltre che ovviamente sui prodotti interamente realizzati in un determinato Stato membro, anche su quei prodotti la cui ideazione, creazione, progettazione e montaggio avvengano nello Stato membro considerato.

In base a tali norme, pertanto, la realizzazione di fasi del ciclo produttivo caratterizzate da un minor valore aggiunto (basti pensare, per citare l’esempio del settore calzaturiero, a fasi quali il taglio e l’orlatura) al di fuori dei confini nazionali nulla toglie alla legittimità della apposizione del marchio “made in…” quale certificato di origine.

L’indicazione “Made in Italy” inizialmente era unicamente utilizzata dai produttori allo scopo di individuare l’origine geografica del prodotto, nel corso degli anni, grazie agli investimenti, non soltanto della singola impresa ma dell’ intero sistema imprenditoriale, l’indicazione “Made in Italy” ha assunto un valore suggestivo, ulteriore rispetto a quello di mero indicatore di provenienza geografica, testimoniando numerosi valori (qualità, estetica, design, tecnologie, ecc.) connessi alla produzione italiana, da intendersi nel senso chiarito nelle norme comunitarie sopra citate.

 “Made in Italy”, infatti, veicola ormai un messaggio, a differenza di quanto accade con riguardo ad analoghe indicazioni di provenienza da altri paesi. In base a questa impostazione sarebbe quindi riduttivo delineare la tutela derivante dal “Made in Italy” mediante una rigida determinazione della localizzazione territoriale di tutte le fasi della produzione del bene considerato.

Le proposte di legge nn. 472, 1250, 2689, 2805 attualmente all’esame della Camera dei Deputati, pur presentando alcune differenze nell’articolato, sono accomunate da uno scopo comune ed hanno l’obiettivo di tutelare i prodotti italiani mediante la predisposizione di una certificazione della loro provenienza. Esse propongono infatti di apporre un marchio di provenienza sui beni che siano stati interamente prodotti sul territorio nazionale.

L’impostazione adottata non può dirsi motivata da esigenze di tutela della qualità dei prodotti, bensì da istanze protezionistiche, non giustificate in un mercato sempre più globale.

La delocalizzazione di alcune fasi della produzione, infatti non è suscettibile di incidere necessariamente sulla loro qualità, in quanto siano rispettate le norme di legge che eventualmente impongano controlli all’impresa italiana.

Introdurre nuove limitazioni o obblighi, lungi dal garantire una maggiore protezione ai consumatori può invece danneggiare sia il sistema produttivo italiano, scoraggiando la delocalizzazione di fasi e processi produttivi, con un conseguente incremento dei costi di produzione, che, in ultima analisi, gli stessi consumatori, su cui l’aumento del prezzo finale del prodotto, dovuto ad un aggravio dei costi di produzione, si ripercuoterebbe.

Va peraltro menzionato il fatto che la delocalizzazione anche parziale della produzione in paesi extracomunitari viene addirittura spesso incentivata dall’Unione Europea, che ha stipulato accordi preferenziali con alcuni paesi terzi che prevedono un trattamento di dazio agevolato o, addirittura, in alcuni casi azzerato.

In definitiva, più che azioni di protezionismo, sarebbero opportune serie azioni di tutela contro la contraffazione internazionale del Made in Italy. Ad esempio, si potrebbe prevedere che la Comunità Europea, nei protocolli di intesa con i paesi in via di sviluppo o extracomunitari in generale inserissero come clausola inderogabile l’impegno da parte di questi ultimi ad impedire la contraffazione di marchi e denominazioni di origine.

Concludendo riteniamo che le azioni da intraprendere vadano anzitutto rivolte ad impedire la contraffazione che tuttora viene fatta fuori dai nostri confini nazionali.

 



AND OR
 

 

design, aggiornamento

 

Federazione dei Distretti Italiani

Sede Segreteria: Confindustria Veneto - Via Torino, 151/C - 30172 Mestre (VE) - tel. +39 041 2517511 - fax +39 041 2517574 - info sito Internet - Fondazione Museo della Calzatura Sportiva - 31044 Montebelluna (TV) - Tel +39 0423 303282

Cod. Fisc. 90032590029   -   http://www.distretti.org   -   info@clubdistretti.it