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Il check-up
che ogni anno l'Unione Industriale Biellese e CCIAA di Biella effettuano
sui risultati di bilancio delle imprese del territorio presenta quest'anno
alcune novità.
Oltre a fornire dati ed
interpretazioni sullo stato di salute attuale di due settori chiave
dell'economia biellese, il tessile ed il meccanotessile, include:
- un confronto con gli
altri principali distretti tessili italiani;
- una valutazione di tipo
finanziario del valore attuale di mercato del distretto biellese associata ad
una simulazione degli effetti sulla reddititività e sul valore del distretto in
base ad alcuni scenari economici al 2010.
Tutte le elaborazioni e
analisi contenute nel volume sono state effettuate a partire da un campione
(chiuso) di 202 imprese che erano presenti con bilanci regolari nella banca
dati per tutti gli esercizi dal 1998 al 2001.
Le 202 imprese hanno
realizzato nell'esercizio 2001 un fatturato di 2.552 milioni di euro con 15.172
dipendenti. Di queste 180 sono del settore tessile con 14.204 dipendenti e
2.422 milioni di euro di fatturato.
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I risultati economici del
2001: fatturato in crescita,
ma utili e redditività in calo
Nel
2001 il fatturato delle imprese tessili biellesi ha dimostrato una
notevole capacità di tenuta (+4,9%), grazie soprattutto all'andamento della
prima metà dell'anno, che ha fatto crescere il fatturato più che nella media
dell'industria tessile italiana (+2,1%). E' interessante osservare che i ricavi
biellesi restano in crescita anche in termini reali, al netto cioè
dell'inflazione, (+2,1%) mentre quelli del tessile nazionale, al netto
dell'inflazione, risultano in calo (-0,6%).
Le
imprese meccanotessili, al contrario, hanno subìto l'andamento negativo
della congiuntura già nel 2001, con un netto calo dei ricavi (-5.9%), pur in
presenza di una crescita del settore a livello nazionale (+5.0%).
Variazione % del fatturato 2001/2000

Il risultato 2001
dell'insieme di tessile e meccanotessile (+4.3%), va considerato particolarmente
positivo, almeno in termini di crescita dei ricavi, se si considera che viene
dopo un anno, il 2000 di fortissima crescita (+15.9%).
Il vero
problema messo in luce dai risultati del 2001 è il calo dei margini e della
redditività.
Nelle
imprese tessili l'utile corrente pre tasse è sceso dal 3,3% al 2,4% del
fatturato, toccando il punto di minimo del quadriennio. Il calo è avvenuto in
tutti i comparti ad eccezione dei lanifici (che però avevano subìto un
consistente calo nel 2000) e dei maglifici.
Non
migliore è stato il risultato del meccanotessile dove l'utile pre-tasse
in percentuale del fatturato è sceso dal 4,6% del 2000 al 3,7% del 2001. Per
questo settore, però, era stato peggiore il 1999, quando in media si era scesi
all'1,6%.
L'elemento più preoccupante emerso dall'analisi dei dati del 2001 è il nuovo
calo della redditività del capitale investito (ROI) che ha raggiunto per
l'insieme delle 202 imprese del campione il livello più basso degli ultimi 10
anni (5,6%). Il livello è del tutto insoddisfacente per un sistema industriale
importante, come quello biellese, che si definisce leader internazionale nel suo
mercato. In entrambi i settori, il peggioramento del ROI è da attribuire
interamente all'assottigliamento dei margini dato che la rotazione del capitale
è, seppur di poco, migliorata.
Nel
tessile il ROI è precipitato al 5,5% (risultato peggiore del decennio)
quando era del 7,5% nel 2000 e dell'8,4% nel 1999. Solo la riduzione del costo
medio del debito ha consentito di evitare che la leva finanziaria diventasse
negativa. Nel 2001 ogni 100 Euro presi a prestito al costo medio di 5,1 Euro
hanno generato un reddito di soli 5,5 Euro. Se il costo del debito fosse rimasto
quello del 2000 (6,8%) l'esito sarebbe stato di distruggere 1,3 Euro per ogni
100 presi a prestito.
Il tema
della redditività è affrontato anche in un altro capitolo del rapporto dove si
mette a confronto il distretto tessile biellese con altri importanti distretti
tessili italiani.
La comparazione è
stata possibile esclusivamente sui risultati del 2000, quando la redditività del
capitale (ROI) delle aziende biellesi era al 7,5% (di 2 punti quindi superiore
al risultato del 2001.
La redditività del capitale investito (ROI):
un confronto tra aree tessili
|
Provincia |
ROI |
Scarto
da Biella |
|
BIELLA |
7,5% |
0,0% |
|
Prato |
6,6% |
-0,9% |
|
Varese |
6,6% |
-0,9% |
|
Modena |
6,5% |
-1,0% |
|
Vicenza |
6,4% |
-1,1% |
|
Como |
6.1% |
-1,4% |
|
Bergamo |
5,6% |
-1,9% |
|
Brescia |
4,9% |
-2,6% |
Il
confronto è favorevole alle imprese tessili biellesi che guidano la classifica
degli otto distretti selezionati. Il quadro delineato dai dati del 2000 è però
meno tranquillizzante di quanto possa apparire a prima vista. Ciò che determina
il vantaggio biellese in termini di redditività del capitale sono infatti i
margini di utile, più elevati che negli altri distretti, mentre l'altra
componente della redditività, l'efficienza nell'utilizzo del capitale investito,
misurata dal rapporto fatturato/capitale investito, vede le imprese biellesi
comportarsi peggio degli altri distretti. Ed è proprio sul punto di forza, i
margini, che si sono concentrate le preoccupazioni degli ultimi due rapporti
predisposti da UIB-CCIAA.
Sia il
rapporto di quest'anno, che quello dell'anno scorso, sollevano infatti la
preoccupazione che il riconoscimento da parte del mercato del maggior valore
aggiunto dei prodotti tessili biellesi sembra indebolirsi.
Dato il
basso tasso di rotazione del capitale delle imprese biellesi, una scivolata dei
margini potrebbe portare rapidamente il ROI delle nostre imprese vicino a quelle
di Bergamo e Brescia (il cui tasso di rotazione del capitale non è troppo
distante da quello biellese), ovvero, in fondo alla classifica di redditività.
Il
Quaderno di ricerca "Ciclo economico e risultati di bilancio delle imprese
tessili e meccanotessili biellesi" è interamente scaricabile in formato .pdf
dal sito dell'Unione Industriale Biellese.
Clicca sulla copertina per accedere alla
pagina da cui effettuare il download.
Biella,
21 Ottobre 2002
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