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   Montebelluna: Rapporto Osem 2001

di Valentina Durante

 

Martedì 7 maggio, alle ore 11.30, presso Villa Zuccareda Binetti, è stata presentata la diciottesima edizione del Rapporto O.S.E.M. (Osservatorio Socio Economico Montelliano), la più accreditata indagine sul distretto dello Sportsystem Montebellunese promossa da Veneto Banca e realizzata dalla Fondazione Museo dello Scarpone.

Il 2001 è stato un anno particolarmente difficile per l’economia mondiale, e non solo a causa degli avvenimenti scatenati dalla tragedia dell’11 settembre. Secondo i dati ANCI nei primi 11 mesi del 2001 la produzione del settore calzaturiero italiano è diminuita del 1,7%, scendendo a 383 milioni di paia. Stessa flessione (-1,7%) anche per le paia esportate che, secondo l’Istat, sono scese a 330,9 milioni. Come si inquadra la situazione del nostro distretto nell’ambito di questa situazione problematica? I dati che emergono dall’indagine fatta riflettono dinamiche particolarmente controverse, tanto per l’occupazione quanto per la produzione e il fatturato.

Dal punto di vista occupazionale il trend è anche per il 2001 negativo: il numero di calzaturifici è calato di 10,1 punti percentuali (da 168 a 151 aziende), quello dell’indotto di 8,2 punti percentuali (da 292 a 268 aziende) per una contrazione complessiva di 8,9 punti percentuali (da 460 a 419 aziende). Stessa tendenza per il numero degli addetti: da 5.661 a 5.522 nei calzaturifici (-2,5%); da 3.471 a 3.260 nell’indotto (-6,1%); da 9.132 a 8.782 nel totale (-3,8%).

E’ da chiarire che contrazione occupazionale non significa per forza di cose stato di crisi dato che, specie nel caso dei calzaturifici con marchio, essa può essere ascritta alla crescente spinta verso la delocalizzazione e a un più cospicuo numero di fusioni e acquisizioni. Certo per il mondo artigiano la situazione è invece sempre più difficile, in particolare per trancerie, tomaifici e laboratori di assemblaggio/montaggio: nel 2001 queste aziende dell’indotto hanno perso complessivamente quasi duecento addetti.

Restano invece sostanzialmente stabili le aziende di accoppiatura, i fustellifici, i laccifici, i produttori di macchinari e le aziende di stampaggio (anche se si comincia, per queste ultime, a registrare qualche difficoltà per la sempre maggiore tendenza dei produttori di scarponi da sci a decentrare all’estero anche lo stampaggio dello scafo). In crescita gli studi di designer: si acuisce infatti la tendenza che vede alcuni modellisti mettersi in proprio dopo una lunga esperienza in azienda. Questo trend è incentivato dagli stessi calzaturifici che, sempre più spesso, decidono di affidare la parte di ideazione e progettazione prodotto a studi esterni, conservando all’interno la realizzazione di prototipi, la modelleria e lo sviluppo taglie.

Il distretto montebellunese marcia pertanto a due velocità: i produttori con marchio, anche quelli di più modeste dimensioni purché con una propria posizione di mercato e un’identità aziendale ben consolidata, hanno fronteggiato senza grossi problemi le difficoltà derivate dalla congiuntura economica negativa. Cauti dal punto di vista delle assunzioni, probabilmente dedicheranno anche il 2002, anno preventivato dagli economisti ancora come incerto, ad un consolidamento del proprio organico (su 151 calzaturifici, ben 109 prevedono stabilità, 28 diminuzione e 14 aumento). Le piccole aziende senza marchio e i produttori legati a comparti in crisi (pattino inline, snowboard), senza tralasciare naturalmente l’indotto a basso tasso di specializzazione, soffrono invece per una situazione sempre più fluttuante, per commesse cancellate all’ultimo minuto, per clienti che volano improvvisamente in Romania.

Stesso andamento altalenante per produzione e fatturato; i risultati complessivi sono all’insegna di una stabilità che va verso il segno +: la produzione di calzature è cresciuta del 4,5%, il fatturato calzature del 3,11% e quello complessivo del 2,59%. Tuttavia i totali tendono ad offuscare, per loro natura, gli alti e i basi dei diversi comparti che, nella media, si annullano vicendevolmente.

Ad essere effettivamente stabili sono l’abbigliamento (-0,1% Fatturato), lo stivale da moto (+1,85% Produzione e –7,35% F.) e la scarpa da calcio (+20,29% P. e –4,67% F.).

Continuano a soffrire il pattino inline (-49,46% P. e  -42,28% F.), lo snowboard (-26,52% P. e –27,34% F.), il doposci (-14,74% P. e +16,38% F.) e i pattini da ghiaccio (-12,22% P. e –9,95% F.).

Flessione anche per lo scarpone da sci, dopo i risultati soddisfacenti dello scorso anno, quando aveva registrato un aumento di quasi il 12% nella produzione e di quasi il 17% nel fatturato. Nel 2001 il trend si è nuovamente invertito, facendo calare la produzione dell’11,95% e il fatturato del 5,35%. In calo anche la scarpa da tennis (-10,77 P. e –28,22% F.) e le varie (-34,51% F.), la cui flessione è da attribuirsi alla forte contrazione delle scarpe da training e pallavolo.

Positive invece la scarpa da ciclismo (+20,86 P. e +21,10 F.),  la scarpa da montagna (+ 9,92% P. e +11,62% F.), e il telemark (+5,23% P. e +8,94% F.).

Va decisamente bene la scarpa da città è tempo libero, che nel 2001 è schizzata in alto di 36,78 punti percentuali nella produzione e addirittura di 55,71 punti percentuali nel fatturato. Pare proprio che il distretto stia riscoprendo la sua antica vocazione rivolta a calzature da passeggio comode e robuste (nell’Ottocento erano le “dalmare”). I numeri parlano chiaro: nel 1992 a produrre scarpe da città erano 19 aziende; oggi sono 30. Non solo: nel 1991 la produzione relativa a questo comparto rappresentava il 9,32% di quella totale, mentre il fatturato il 6,21%; oggi siamo rispettivamente a 35,44% e 24,76%.

E’ possibile tracciare alcune linee ipotetiche di sviluppo per il distretto nel medio periodo? Alcuni trens sono ormai chiari di anni:

1 – Si stanno ridimensionando irrimediabilmente i comparti legati al mondo dell’invernale (scarpone da sci, doposci, snowboard, pattino da ghiaccio). Per lo scarpone da sci, in particolare, il mercato è troppo piccolo per accontentare tutti i produttori e il successo di un marchio è inevitabilmente legato alla cannibalizzazione di un altro.

2 – Le aziende si stanno estendendo verso la fascia del casual: scarpa da città e tempo libero, abbigliamento tecnico-moda, accessori. Eccellenti sono stati finora i risultati di chi è riuscito a concentrarsi sulla fascia medio-alta, chiamata fit&style: una calzatura con elevati plus in termini di pregevolezza dei materiali, comfort, innovazione e design e di costo non modesto ma neppure eccessivo.

3 – Ci si sta allontanando dal mercato delle sneaker (scarpe da tennis, jogging, running, fitness, pallavolo, fashion-walking) eccessivamente monopolizzato dai grandi brand sportivi. Il mercato delle white shoes è infatti dominato dai colossi americani, tedeschi e giapponesi e la fetta che spetta al nostro distretto è estremamente limitata: il basket è monopolio di Nike, pallavolo e running tecnico di Asics, jogging, fitness e fashion-walking sempre di Nike, Adidas, Puma, Reebok. L’unica soluzione per le aziende montebellunesi è di non tentare neppure il confronto (il dislivello è enorme) e di puntare su uno-due comparti specifici: calcio e/o tennis. Questo spiega la forte diminuzione nei comparti fin qui menzionati che si è registrata dagli anni Novanta a oggi.

4 – Si conferma invece la leadership del distretto nei comparti di nicchia (montagna, ciclismo, moto, telemark), con prodotti di qualità particolarmente elevata.

Un distretto dunque ancora vitale, anche se combattuto da contraddizioni che ne rendono il profilo sempre più contrastante e di difficile delineazione.

maggio 2002

 



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